Allarme rifiuti alle Maldive: Thilafushi l’isola spazzatura

Le Maldive sono davvero il paradiso in terra, ventisei atolli divisi in 1800 isole, di cui una solo una piccolissima percentuale è abitata. Un paese la cui area complessiva è di circa 90000 chilometri quadrati ma appena 298 di terre emerse. L’acqua è padrona incontrastata, ne  determina la vita quotidiana, ne ha stabilito il passato e ne delineerà il futuro. L’uomo però, evidentemente, non è fisicamente in grado di rispettare un destino naturale. A partire dalle isole-hotel, una formula ingegneristica per cui le isole disabitate vengono riconvertite in strutture lussuose, alle famose palafitte sull’acqua delle lagune insulari, l’uomo ha deciso di lasciare la sua impronta.

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Spazzatura

La triste realtà è che questo lascito ha un nome, rifiuti. Basti pensare  che l’abitante medio di Malè produca 2,8 chili di rifiuti al giorno, che un abitante delle isole minori ne produca appena 0,7 e che un turista arrivi ad un range medio di 4-7 chili di scarti al giorno. Queste cifre si sommano, si fondono e si convertono nell’inquietante risultato di 300 tonnellate di rifiuti quotidiani. Fino agli anni 90 quest’orda putrescente era destinata alla combustione ed all’accumulo nella capitale ma, inutile dirlo, ben presto Malè è diventata troppo piccola per ospitare persone e spazzatura.

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Thilafushi

Nel 1992 venne, perciò, varato un nuovo piano regolatore per lo smaltimento dei rifiuti, ovvero il destino dell’isola Thilafushi a discarica nazionale. La gestione dell’impianto non è mai stata delle migliori, semplice combustione ed accumulo che hanno portato l’isola, nel 2019, ad essere interamente ricoperta di spazzatura. L’isola che conta una larghezza di appena 200 metri straripa scarti e pattume. Le 300 tonnellate, però, continuano ad arrivare, ogni giorno.

Laguna blu

La soluzione adottata una volta compreso che l’isola aveva raggiunto la sua capienza massima è stata davvero semplice. Scaricare nella laguna i rifiuti non combustibili. La procedura è diventata prassi talmente in fretta che le coste dell’isola ora sono allargate da cordoni di spazzatura. Gli impiegati, tutti provenienti dal Bangladesh, cercano di gestirla come possono, senza tutele né attenzione per le loro condizioni di salute.

Zattere di spazzatura

L’acqua, però, avrà sempre modo di dire la sua. Le maree hanno cominciato a strappare intere porzioni di rifiuti, portandole alla deriva sulle isole lontane, anche su quelle preziosissime isole-hotel che tutto vogliono affrontare fuorché il loro impatto ambientale. Lo tsunami del 2004 ne ha sbrindellato le coste di rifiuti portandoli in ogni dove costringendo il governo ad una presa di coscienza che si è concretizzata nell’apertura di 80 centri di raccolta. La maggior parte dei quali sono al momento inattivi. La spazzatura, al contrario, non smette di essere attiva.



Tossicità

Su Thilafushi giungono rifiuti plastici, metalli pesanti, batterie, organico e chimico. La plastica è destinata a permanere per secoli, incapace di compiere il fotodegrado e ritornare alle sue molecole elementari. I metalli pesanti, le batterie e i residui chimici avvelenano lentamente ma inesorabilmente il mare. Il metalli pesanti, come il piombo, sono un grave pericolo per la salute degli esseri viventi. Possono permanere nel sistema osseo per anni, causare danni al sistema nervoso, ai reni e al sistema respiratorio culminando in convulsioni, come e morte. Il piombo è un elemento stabile, con un basso tasso di decadenza perciò, della semplice polvere di piombo permane nel suolo per 70 anni dopo la contaminazione. Inoltre, le sostanze chimiche rilasciate dai rifiuti possono arrivare a generare un evento noto come “acqua morta”, ovvero una zona totalmente de ossigenata in cui l’acqua non può ospitare alcun tipo di vita.

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Acque morte

Le Maldive corrono proprio questo rischio, prima di venire definitivamente sommerse dall’acqua, diventare una zona le cui acque sono esauste. Ciò implicherebbe la morte della fauna marina, già a rischio a causa del surriscaldamento globale, e l’impossibilità di sopravvivenza nelle zone abitate che dipendono quasi in toto dalla salute del mare.



Cosa fare?

Sapere di questo rischio implica una presa di coscienza che il turismo, la fonte primaria di rifiuti alle Maldive, non può centro ignorare. Abbiamo stilato un travel kit in questo post per aiutarvi a impacchettare una valigia più sostenibile e abbiamo approfondito i comportamenti necessari a ridurre il vostro impatto ambientale, qui.

Le regole generali sono poche e semplici e possono arrivare a ridurre del 50% il vostro impatto ambientale.

Pernottate in strutture locali, non nei resort.

Non ordinate cibo d’importazione, soprattutto carne

Portate con voi la plastica che consumate sul luogo

Usate creme solari che non contengano eccipienti nocivi per i reef

Raccogliete i rifiuti che trovate in spiaggia

Sensibilizzate chi non è al corrente della situazione

Sembrano piccolezze, ma è la somma delle parti ad avere valore. Un valore enorme che solo la cura dei singoli può accrescere. Le Maldive sono uno dei luoghi più belli al mondo ma sono anche uno dei più fragili, minacciato da ogni dove dall’attività umana. Per fortuna, siamo ancora in tempo per tentare di salvarle.

Quello dei rifiuti purtroppo non è l’unica minaccia a  queste bellissime isole, in questo post troverete la lista completa.

Se il post vi è piaciuto condividetelo, se volete offrirci un ko-fi che permuteremo con una spremuta di frutta locale sull’isola, schiacciate il bottone verde.

Viaggiate con noi!

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