Cambiando le vite delle vittime del traffico di esseri umani, Daughters of Cambodia

Luglio 14, 2019 Always Ithaka No comments exist

In Cambogia non si fugge dalla realtà e questa è dura e crudele, come uno schiaffo a mano aperta sulla guancia. Il paese gode del triste primato di essere uno dei primi al mondo per il volume di traffico di esseri umani che conduce, nella maggior parte dei casi, a schiavitù sessuale. Eppure, in un angolo di Phnom Pehn esiste un caffè che sforna pietanze all’aroma di speranza, che offre la dissetante certezza che un cambiamento è possibile ed esiste. Benvenuti al Daughters of Cambodia cafè.

Statistiche e condizioni di vita

Secondo le statistiche UNICEF, il 35% delle persone impiegate nel mercato del sesso hanno un’età minore o uguale ai sedici anni. I bambini vengono venduti ai bordelli a partire dai tre anni e la loro verginità viene venduta cara a Politici, funzionari, stranieri e coloro che possono permettersi il prezzo. Dopo, ciò che attende queste persone è una vita di schiavitù sessuale, senza guadagno alcuno, controllate a vista da guardie armate, il tutto impregnato di costanti violenze fisiche e psicologiche e droga. L’incidenza di malattie è altissima poichè le prostitute non hanno nemmeno il potere di pretendere l’utilizzo del profilattico da parte dei clienti. L’accesso alle cure è assolutamente negato, sia per loro che per i loro figli.

Rassegnazione

In una condizione del genere, nessun essere umano potrebbe concepire la più vaga speranza di una vita diversa. Spesso chi viene ridotto in schiavitù non riesce più ad attribuire valore a sé stesso, al proprio corpo, men che meno alla propria vita. Ciò accade a bambine,bambini, ragazze e ragazzi allo stesso modo. Venduti da familiari, vicini, conoscenti, persone che promettono una vita migliore. Depressione, panico,schock, dissociamento, pulsioni suicide si insinuano nelle giovani vite degli schiavi sessuali privandoli persino della loro mente e della loro emotività.

Figlie della Cambogia

Eppure esistono fari di speranza nella lunga notte senza stelle da chi rimane invischiato tra i marosi del traffico di esseri umani. Daughters of Cambodia è questo, semplicemente questo. Un grandioso progetto che aiuta le ragazze ad emanciparsi dalla strada, dalla vendita di sé stesse, dagli aguzzini che dispongono delle loro vite come se non fossero umane. Il programma prevede l’allontanamento delle ragazze dalla strada, la somministrazione di cure quando necessario e il training. Imparano l’inglese, a cucire, a servire ai tavoli e a stare con il prossimo a testa alta.

 

Empowering

Ciò che Daughters of Cambodia riesce a fare è proprio dare alla ragazze, per la prima volta, la coscienza di essere padrone di sé stesse e del proprio futuro, di avere un futuro. Nella vita dopo la schiavitù riscoprono la dignità che era stata loro rubata. Vederle lavorare, con dedizione e fierezza dà forza a chiunque passi dal loro bellissimo cafè sulla riva del Mekong. Ed è questo che i loro sorrisi e la loro uniforme rappresentano, la forza necessaria a ricominciare a vivere, a credere che possa esistere una vita oltre la prostituzione.  Il solo fatto che siano lì è una speranza per chi ancora vive sotto il giogo della schiavitù.



Il cafè

All’ingresso troviamo subito un negozio, un piccolo locale luminoso pieno di prodotti dalle grafiche accattivanti che ammiccano all’empowering e ai superpoteri. Leggo una targhetta “I’m a dad, what is your superpower?” e penso subito a mio fratello, a casa con nostro nipote. Proseguiamo e una scritta ci invita a salire per la spa ed il cafè. Alle nostre spalle, nei pressi della scala, rilucente in una scritta blu, leggiamo la storia manifesto di una delle ragazze liberate da Daughters. è struggente e reale e quasi mi aspetto di voltarmi ed essere dentro quell’orrore. Quelle parole sanno di una verità ed una sofferenza tali che mi pare mi trafiggano la pelle. Entriamo nel cafè salutando le cameriere e notiamo un cumulo di scarpe enorme accanto all’unico tavolo disponibile. Un grosso gruppo di turisti americani è nella spa a godere di massaggi, manicure, e trattamenti rilassanti. Le ragazze si scusano e provvedono subito a spostarle, con i gesti decisi professionali di chi tiene al proprio lavoro e sa come farlo.

Ordinazione

Ci accomodiamo ed ordiniamo un mochaccino iced, un lime cooler ed una tartelletta al limone. Più tardi aggiungeremo anche un trio di bruschette. La cameriera prende l’ordinazione con allegria, sorridendoci gentilmente e assicurandosi di aver preso bene l’ordine. Mi rendo conto che è più giovane di me, molto più giovane di me. Troppo, penso tra me e me. I suoi occhi sono attenti al lavoro ma brillanti, puntanti agilmente su tutto ciò che la circonda. Lei e le colleghe passano tra i tavoli, salgono e scendono dalla cucina con velocità, sorridendosi l’un l’altra.

No Photo, we have a policy

Un momento di calma, si siedono alle spalle di Save chiacchierando. Ed io faccio scivolare la mano sul copri obiettivo. Fa parte di me fermare le cose che vedo. E vorrei fermare in una foto quel loro momento di pace e normalità. Però non lo faccio e chiedo alla ragazza che si occupa del nostro tavolo se posso fare loro una foto. Fa un cenno negativo con il capo e subito la raggiunge una delle colleghe, più grande di lei. Mi domanda gentilmente cosa abbia chiesto e le ripeto tutto. Mi sorride e mi dice che no, non si possono scattare foto al personale. Hanno una politica. Sono felice di aver chiesto e mi rendo conto che le foto avrebbero violato la loro identità, che è loro e loro soltanto.

Bellissime

Terminiamo il pranzo, ottimo. Senza dirci nulla l’un l’altro ci prendiamo del tempo. Tempo per respirare l’aria di un luogo così fresco ed accogliente nato da sofferenze indicibili. Sarà sciocco dirlo, ma la bellezza è più fulgida quando riesce a farsi largo tra le brutture. E queste ragazze sono bellissime. Non per i loro lineamenti, ma per la forza e la determinazione che la loro gentilezza emana. Qualcosa di talmente evidente da trasparire dietro l’educazione e l’accortezza professionale con cui si rapportano agli avventori del locale. Penso a tutti gli aggettivi che le potrebbero descrivere. Intanto alzo il boccale di vetro in cui ci hanno servito l’acqua e noto il sottobicchiere. Cucita a mano, una parola. Quello che stavo cercando di spiegare a me stessa, “freedom“. Queste ragazze sono libere.

Sheila 

Mentre ci avviamo all’uscita incontriamo una ragazza vivace, Sheila. Lei è la responsabile della comunicazione del progetto. Le chiediamo se sia possibile girare un vlog nel cafè, senza inquadrare le ragazze. Sorride, entusiasta ed accetta persino di partecipare. Parla all’obiettivo con capacità, veloce, precisa, concentrata su ciò che vuole dire. Scambiamo due parole con lei. Il suo lavoro è qualcosa di cui va fiera e il rispetto con cui parla alle ragazze è impressionante. Siamo colpiti dalla sincera felicità con cui ha accolto la nostra proposta. Ci parla del suo viaggio a Roma, del suo intento di passare di nuovo dall’Italia, prima o poi.

Una buona causa

Potrei stare ore a scrivere di quanto ci sia piaciuto passare del tempo in questo cafè. Potrei riempite pagine e pagine di parole per rendere precisamente l’idea di come questo breve pranzo ci abbia fatto riflettere e illuminato la giornata. Ma, semplicemente, non gli renderei giustizia. Non è solo una buona causa, è una causa giusta. La più giusta che ci sia, la dignità della vita, la libertà delle persone. Il senso dell’essere umani e dell’essere riconosciuti come tali.

Cosa potete fare

E ora veniamo a noi. Oltre a fare tappa in questo cafè e ad acquistare i prodotti da loro confezionati, cosa si può fare per contribuire? Ebbene si può supportare il progetto rimanendo comodamente seduti sul divano, smartphone alla mano. Aiutare queste ragazze e questi ragazzi non è un processo veloce. Si tratta di persone con un trauma profondo, costrette ad una vita senza formazione alcuna, senza nessuna competenza che esuli dal mercato del sesso. Aiutarle, significa prima e,soprattutto, accoglierle, fornire loro supporto psicologico ed assistenza medica. Subentra poi una fase di preparazione e formazione per l’inserimento nel mondo del lavoro. Del vero lavoro salariato, con diritti e trattamenti equi. Nulla di tutto ciò che hanno conosciuto precedentemente.  Questo ha un costo, notevole,finanziato dal negozio, dal cafè e dalle donazioni. Cliccando qui verrete reindirizzati alle sponsorizzazioni.

Per saperne di più

Per maggiori informazioni consultate il loro sito a questo link, seguitele su facebook e instagram. Anche questo supporto è importante, più i loro progetti vengono conosciuti e più persone raggiungono più il loro aiuto può essere capillare ed efficace.

Per chiudere

Per concludere non posso che lasciarvi con la testimonianza dipinta sul muro del cafè.

Un amico di mio cugino mi ha venduta. Mi ha chiesto se potevo fare da babysitter al suo bambino per alcuni giorni, e quando sono arrivata lì mi ha chiesto di portare il suo bambino mentre visitava suo fratello. Quindi portai il suo bambino in casa, ma era un trucco, lei mi aveva portato in un bordello. Prese i soldi dai proprietari del bordello e mi lasciò lì. Ha detto che sarebbe tornata per prendermi, ma non è mai tornata. Quella signora è morta da HIV.”

Droga

“All’inizio non mi hanno fatto fare sesso con i clienti, ma mi hanno dato da mangiare e si sono presi cura di me. Mi hanno iniettato droga, dicendomi che mi avrebbero reso bella. Non so che droghe fossero, ma mi hanno fatto sentire felice. Dopo un mese di questo, mi hanno costretta a fare sesso con i clienti. All’inizio mi hanno chiesto con una voce gentile, dicendomi che potevo guadagnare soldi facendo questo. Ho rifiutato. Quindi mi hanno battuto con una cintura fino a quando ho accettato di farlo. Anche i clienti mi hanno picchiata e mi sono resa conto che non avevo modo di uscire dalla situazione”.

Hiv e la gravidanza

Non mi è mai stato permesso di rifiutare i clienti, anche se ero malata. Alcuni clienti mi picchiavano  con la loro pistola se rifiutavo o chiedevo loro di indossare un preservativo. Hanno minacciato di uccidermi molte volte. Ero così spaventata. Avevo paura di prendere una malattia perché i clienti non indossavano un preservativo. Alla fine ho contratto l’HIV. La gente mi ha parlato della malattia e della morte dell’HIV e mi sono sentita così spaventata. Durante questo periodo sono rimasta incinta e ho avuto un figlio. Lui è HIV +, e io non potevo occuparmi di lui, così l’ho portato da mia madre per allevarlo e lei si prende cura di lui nella provincia.”

Disperazione e ansia

All’inizio volevo disperatamente fuggire. Ma dopo un po ‘mi sono resa conto che non avevo nessun posto dove andare, quindi sono rimasta lì. Volevo andare a casa, ma mi vergognavo troppo per affrontare la mia famiglia. Non ho mai ricevuto soldi per il lavoro sessuale. Il magnaccia ha preso tutti i soldi dai clienti.

Non avevo speranza ed ero piena di paura. Era difficile respirare. Non avevo autostima e non volevo vivere. A volte ho provato a comprare sonniferi per cercare di uccidermi, perché ho sentito che se prendi molto puoi morire. Ma il farmacista non me ne vendeva molti, solo 2 pillole alla volta. Ogni giorno ho avuto incubi e non riuscivo a dormire. Ho avuto anche la febbre. Ho avuto attacchi di panico e paure intense.”

Daughters

Sono venuta da Daughters due anni fa. Mi hanno dato un lavoro e mi hanno aiutato a ricevere cure quando mi sono ammalata. Mi hanno dato supporto e i miei sentimenti hanno iniziato a cambiare. So di avere un valore ora. Prima, mi sentivo così depressa, ma ora mi sento così diversa.  Da Daughters of Cambodia non mi costringono a fare un lavoro  oltre le mie capacità, sono pazienti con me anche se posso solo cucire a mano e non sono brava in nient’altro.

Se il post vi è piaciuto e volete aiutare Daughters of Cambodia condividelo. Diffondiamo la storia per aiutare le vittime della tratta degli esseri umani e della schiavitù sessuale a riprendere in mano la propria vita, diamo loro l’occasione di essere libere. Un passo alla volta, una persona alla volta.

Buon viaggio

 

 

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