Christiania: la città libera di Copenhagen

Dicembre 4, 2018 Always Ithaka No comments exist

4 Dicembre 2018 / by Always Ithaka

Martina Miccichè

La globalizzazione contemporanea ha portato alla ribalta l’evidente fallacia del concetto di stato nazione, ovvero di quell’entità politica delimitata da confini in cui un popolo avente il medesimo retaggio svolge la sua esistenza demandando allo stato l’uso in monopolio della forza. I flussi del globo,che siano essi fisici o meno, minano questa definizione ogni giorno, ricordandocene la sua la sua intrinseca inesattezza. Questa realtà, però, non è un fatto meramente contemporaneo, poichè,al di là del pensiero politico, era già stata additata nella sua fallimentare finzione. Nella banalità, le piccole nazioni non riconosciute, sono uno dei primi lampanti esempi di quanto l’idea di confine e di uno stato saldamente arroccato entro essi siano inadeguati.

Christiania

Uno dei più celebri esempi di paese non riconosciuto è Christiania, la città libera di Copenhagen. Fondata nel 1971, in seguito all’occupazione di un ex presidio militare, da un gruppo di hippie capitanati da Jacob Ludvingsen. L’obiettivo del gruppo era quello di rivalutare il sito governativo erigendovi un nuovo sistema comunitario in cui la proprietà privata non esistesse, vigesse un sistema di democrazia diretta e fosse preservata la libertà dell’individuo, in tutte le sue espressioni possibili.

CHRISTIANIA



 

Il progetto aveva uno scopo fortemente politico, disegnare un nuovo confine all’interno di Christianshavn. Identificare, dall’oggi con l’indomani, ben 70000 mq della capitale danese come un nuovo stato significa riconoscere apertamente la labilità del concetto di stato stesso. Con l’acquisizione del territorio, gli occupanti, hanno di fatto ridefinito i confini dello stato danese. Creando al suo interno un ordine amministrativo autonomo, accettando di pagare tasse e luce per mantenere il territorio ed impedendo alle forze danesi di intromettersi negli affari interni di Christiania hanno sottratto il monopolio della forza. Infine, i mille abitanti, danesi, hanno definitivamente evirato lo stato, lasciando che una porzione, per quanto minima, della nazione scegliesse di vivere nella città libera, pur mantenendo la comunione di usi e tradizioni con lo stato iniziale.

CHRISTIANIA

Gli anni della droga

Tanta libertà e tanto amore per la droga hanno presto trasformato l’utopia in un fantoccio, noto alla ribalta per l’ingente spaccio di droga nella celeberrima Pusher Street.

Nelle strade di Chistiania un flusso crescente di eroina, cocaina, anfetamine, oppiodi, allucinogeni, hashish e marijuana ha raggiunto le strade di Copenhagen, creando scompiglio e diffidenza verso la città nella città, ormai percepita più come un cancro interno che un esperimento sociale. I tardi anni settanta di Christiania furono dissoluzione e overdose, al punto che la città giunse alla conclusione di bandire le droghe pesanti.

CHRISTIANIA

 

Dieci morti in pochi anni, tutti residenti della fatiscente “Arca della pace”, la struttura più a rischio della città, riportarono Christiania al suo vero scopo, creare una realtà, vitale e funzionante, in grado di coesistere con la diversità e, perchè no, magari di attrarre nuovi residenti.

Occupazione Biker

Il piccolo stato non riconosciuto venne, però, nuovamente messo alla prova negli anni ’80 quando un gruppo di biker, i Bullshit, si insediò nella città e assunse il controllo dello smercio di erba. Le violenze tra i residenti originali e i nuovi arrivati crebbero e culminarono in un brutale omicidio scoperto dalla polizia di Copenhagen, nonostante i tentativi di occultamento. Ai residenti non rimase che svuotare la città in adunanze copiose in grado di convincere i biker a desistere ed abbandonare Christiania. Un piccolo aiuto non richiesto giunse dagli Hells Angels che, nel pieno della loro faida personale con i Bullshit, commisero omicidi di vertice in seno all’organizzazione di motociclisti.

Agli occhi del mondo Christiania era un luogo di violenza, degrado e abuso di droga.

CHRISTIANIA

Il sogno

La sostanziale realtà è però ben diversa. La ragione alla base della fondazione di Christiania non era la creazione di un luogo di perdizione, ma di scambio, di evoluzione,come testimonia la presenza dell’ Utopiske Horisonter, un salotto intellettuale in cui vengono discusse le più audaci innovazioni politiche.

La vita dei residenti della città libera scorre nella speranza di realizzare, giorno dopo giorno, un mondo migliore, in cui la vita e il valore delle persone non si misurino in funzione dei beni posseduti. Nel quale i leader non vengano scelti in base alla loro capacità di urlare, mentire o fare dell’ignoranza baluardo, né, tanto meno, delle torri alberghiere costruite sui litorali delle spiagge del mondo.



Oggi

Dopo che i residenti stessi hanno smantellato, appena nel 2016 i banchetti di vendita della marijuana, Christiania ha ripreso il suo obiettivo primario ed oggi accoglie i turisti con iniziative e opportunità per conoscere il suo personalissimo sistema.

Durante l’estate, ad esempio, alcuni residenti organizzano tour della città libera,con possibilità di prendere parte a pranzi o cene nella cucina comunitaria, e, a fine serata, di partecipare ad una delle proiezioni del cinema Byen Lys.

La città, inoltre, possiede un’industria fiorente ed innovativa, le famose biciclette di Christiania, disponibili per l’acquisto anche fuori dalla Danimarca.

Insomma,Christiania, con i suoi pro e i suoi contro è una città autonoma, un progetto sociale ed uno stato non riconosciuto. Ma in fin dei conti, considerando l’aleatorietà degli stati in cui noi stessi risiediamo, è così rilevante che sia riconosciuto o meno?

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A presto!

 

 

 

 

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