Cos’è la sostenibilità? In breve

Ottobre 30, 2020 Always Ithaka No comments exist
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Cos’è davvero la sostenibilità? La confusione su cosa sia e cosa implichi è molto diffusa, soprattutto perché spesso manca proprio la concezione di cosa la costituisca. Spesso la sostenilbilità viene assottilgliata, ridotta ad una sola delle sue componenti elementali: principalmente quella ambientale. Se quando senti la parola sostenibilità pensi allo spazzolino di bambù, all’ecosostenibilità o non hai bene in mente cosa sia, questo articolo è ciò che fa per te.

Definizione di sostenibilità 

La sostenibilità è un sistema complesso, costituito da tre elementi fondamentali che devono coesistere in maniera armonica ovvero: sostenibilità sociale, sostenibilità economica e sostenibilità ambientale. Esse devono essere compresenti perchè si possa parlare di sostenibilità.

Un prodotto può essere, ecologico, ma non sostenibile, nel caso in cui sia prodotto in modo da salvaguardare l’ambiente e l’equilibrio naturale. Se però non viene prodotto in maniera etica, in una filiera che rispetti i diritti umani e i diritti del lavoratore, con discriminazioni, pregiudizi o sfruttamento della popolazione impiegata e senza osservare i riguardi necessari alla tutela della cultura, senza una retribuzione equa o in presenza di dislocamenti atti a ridurre il prezzo ai limiti del dumping, allora non può considerarsi sostenibile.

Come si definisce il sistema che abbiamo oggi?

Il capitalismo è un sistema in cui l’economia liberale, con limitata inferenza istituzionale, predomina su tutti gli altri settori. Il sistema attuale non è composto solamente da un fattore economico, semplicemente è organizzato secondo un ordine gerarchico per cui l’economia si assesta come elemento fondamentale e principale. Il benessere sociale, la sua tutela e la protezione dell’ambiente sono subordinati alla crescita economica poiché la convinzione è che all’aumentare del benessere economico aumentino anche quello sociale e le risorse da investire nella protezione ambientale. L’idea della curva di Kuznet è basata proprio sull’idea che i paesi oltre un certo grado di sviluppo riescano a tutelare ambiente e società. Purtroppo la distribuzione iniqua di risorse ha creato una disparità abissale tra i paesi del mondo, suddivisi in Paesi Sviluppati, Paesi in Via di Sviluppo e Paesi Meno Sviluppati. Un altro metodo di classificazione fa riferimento al Nord del mondo, l’occidente sviluppato che comprende anche Giappone e Australia, e il Sud del Mondo categoria in cui giacciono tutti gli altri.

Società economia ambiente

Cos’è lo sviluppo sostenibile?

Il concetto di Sviluppo Sostenibile è stato enunciato per la prima volta nello storico rapporto Brudtland del 1987che lo ha definito come:

la capacità della generazione presente di soddisfare i propri bisogni senza impedire alle generazioni future di fare lo stesso”

La definizione è di per sé illuminante poiché introduce il concetto di equità intergenerazionale , ammette la finitezza delle risorse e stressa il concetto di bisogno, ovvero la necessità di procurarsi ciò che manca per raggiungere un fine determinato.  I bisogni si suddividono in varie categorie, primari, quindi funzionali alla vita, secondari, da soddisfarsi con minore urgenza, individuali o collettivi etc. La presenza di questa parola è un invito alla riflessione su cosa, effettivamente, sia considerato bisogno e sulla percentuale di risorse siano necessarie alla sua soddisfazione.

Lo sviluppo, dunque, per essere sostenibile deve essere estremamente razionale e incontrare le istanze presenti senza negare alle future generazioni i medesimi soddisfacimenti né imporre loro un prezzo eccessivamente alto da pagare per compensare a quanto fatto prima.

La crescita economica non può dunque assorbire le istante e le necessità degli altri due fattori, senza una dimensione olistica lo sviluppo diviene automaticamente insostenibile.

sviluppo sostenibile

Siamo insostenibili?

Al momento attuale la risposta a questa domanda è: sì, il nostro sistema è insostenibile e gli effetti di ciò si vedono e si sentono. L’idea comune alla base del nostro stile di vita attuale, con riferimento ai PS, è la possibilità di soddisfare bisogni che non sono legati alla sopravvivenza, bensì al consumo. Bisogni che il più delle volte nascono da un innesco dato dal marketing. Nessuno nasce con il bisogno impellente di comprare un determinato prodotto, ma le nostre società consumistiche sono capaci di indirizzare i comportamenti di consumo come pure le abitudini. Le risorse impiegate per sostentare questo stile di vita sono talmente tante da dover essere acquisite anche in luoghi lontani da dove quel bisogno trova origine e soddisfazione. Le risorse, dunque, sono già iniquamente distribuite ed iniquamente sfruttate a svantaggio dei molti che già convivono con i drammi creati da questo consumo eccessivo.

limiti dell'ambientei limiti dell'ambiente


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Come si può cambiare?

La prima cosa da cambiare è l’assetto culturale, l’assioma di pazienza. L’ideale non dovrebbe più essere quello dell’avere di più, del possedere o del poter comprare, ma del comportarsi in maniera armoniosa nel rispetto di pianeta e persone. Cambiare mindset non è affatto semplice, soprattutto quando la società e le strutture politiche rimangono ancorate al concetto standard del consumo, trasformando lo stesso elettorato in un gruppo di consumatori e comprandone le preferenze. Persino la comunità che cerca di diffondere un messaggio sostenibile c’è tanta confusione in merito, al punto che spesso le piattaforme si limitano a diventare cartelloni pubblicitari per acquisti green, operati con la stessa compulsione di quelli precedenti.

Il cambiamento deve modificare radicalmente la forma mentis del consumatore, mutandolo in un individuo consapevole capace anche di non consumare se non necessario.

Cosa significa sostenibile allora?

Sostenibile significa essere tollerabile, sopportabile dal sistema nel suo complesso tenendo in conto la sfera economica, sociale e ambientale. La sostenibilità è un concetto interdisciplinare che riunisce diversi elementi capaci di creare una sinergia armonica non lesiva.

Unless

La sostenibilità non è importante, è fondamentale. Perchè, come diceva il dottor. Seuss, unless, a meno che non cambiamo le cose e in fretta il pianeta, la nostra specie e la sua civiltà sono condannate all’estinzione. A meno che da oggi le cose non comincino a cambiare radicalmente e non “un passo alla volta” come va tanto di moda scrivere, la situazione non migliorerà. Il cambiamento climatico è in corso e siamo già condannati a doverci fare i conti in maniera più o meno brutale a seconda della nostra aspettativa di vita o del periodo in cui siamo nati. Al momento possiamo ancora mitigare la situazione e cambiare il futuro drammatico che stiamo contribuendo a costruire con i nostri non-cambiamenti quotidiani.

Sì, fa paura e non è molto motivazionale, ma è la verità. La verità scomoda che si nasconde dietro definizioni di sostenibilità improprie o incomplete e che dobbiamo assolutamente riconoscere per non cadere in errore, pur essendo in buona fede.

Sono tre i livelli su cui dobbiamo agire, quello individuale costituito dalle nostre scelte quotidiano, quello civile/collettivo costituito dalla partecipazione/supporto/adesione a manifestazioni/associazioni/organizzaizioni e piattaforme che cercano di diffondere il nuovo modello, ed infine quello politico costituito dalle scelte di voto.

Quando Greta Thumberg dice che “nessuno è troppo piccolo per fare la differenza” intende proprio questo, nessuno di noi è troppo poco importante per non avere il potere di cambiare le cose. Sarà la nostra moltitudine a cambiare o condannare il pianeta, ed è ormai tempo di scegliere da che parte stare.

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