Dhigurah, la nostra isola maldiviana

Novembre 3, 2019 Always Ithaka No comments exist
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Dhigurah è un piccolo ritaglio di paradiso, dimenticato, nel cuore dell’oceano Indiano. Sulla mappa  appare come una goccia oblunga di sabbia bianca, inscurita da una piccola giungla, proprio alla fine dell’atollo di Ari. Uno sbuffo di sabbia nell’Oceano.

Tempo

Su Dhigurah il tempo scorre in maniera diversa, ma questo vale per tutte le isole abitate maldiviane ancora non colonizzate dal turismo di massa. Le ore hanno una durata più lunga, i minuti odorano di sale e le settimane si muovono lente ma costanti, come le onde sul bagnasciuga. I Maldiviani scandiscono la loro giornata in funzione del sole, quando è a picco in cielo svaniscono al riparo delle fronde ombrose delle palme. Da tronchi grosse corde sospendono sedute squadrate, create con tubi di plastica blu tra cui viene intessuta una seduta a rete, gli Undholi. Così, dondolano nelle ombre piccole del mezzogiorno, senza far nulla. Senza sentirsi in dovere di fare nulla.

Scalzi

Ci siamo abituati in fretta a vivere senza scarpe. Le abbiamo lasciate in stanza e abbiamo usato sporadicamente le infradito. Principalmente, però, abbiamo scoperto la gioia semplice di camminare a piedi nudi. Sentire la pianta colpire il suolo battuto della stradina principale o affondare nella sabbia finissima e morbida come una spuma nella frescura della sera. Quasi ne avessimo avuto bisogno da sempre.

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Burqua al tramonto

Al tramonto il sole diventa morbido, i raggi sono più gentili ed il calore si fonde con il tepore dell’acqua. Risate sommesse, macchie nere svolazzanti. Le ragazze del villaggio arrivano in spiaggia con i loro salsicciotti galleggianti colorati. Entrano tutte insieme, sorridendo. Alcune di loro, le più grandi, sanno nuotare e si avventurano più in la scatenando l’ammirazione delle altre. Ci salutano levando le mani dall’acqua, alzando al cielo schizzi adamantini.



Nuotare a Dhigurah

Nuotare ha un significato diverso qui. Significa entrare silenziosamente in un mondo vivo e in cui è fondamentale mimetizzarsi. Impariamo questo nuovo modo di stare in acqua e a poco a poco veniamo premiati. Prima qualche aquila di mare non riesce ad accorgersi di noi. Poi qualche squaletto di barriera ci nota appena. Infine, sappiamo nuotare al ritmo degli ondeggianti colpi di pinna delle tartarughe e mescolarci alla danza silenziosa delle mante.

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Cibo

Mangiamo solo quel che c’è. Ciò che viene pescato al mattino viene diviso per tutta l’isola, cucinato in una miriade di varianti diverse, con spezie proveniente dall’Arabia come dall’india. Mangiamo poco ma con gusto,scoprendo il valore reale del cibo. Del chicco di riso. Della verdura coltivata dalla signora due isolati più in là, nel suo orto verde e rigoglioso.

Sera a Dhigurah

Quando le giornate sembrano volgere al termine il magone ci stringe la gola. Un giorno passato. Ma è un istante, anche la malinconia qui non trova posto. Gli alberi si muovono, i giganteschi pipistrelli della frutta si spostano tra le isole proprio a quest’ora, vagando di albero in albero, in mezzo ai corvi neri e grossi che gracchiano pigramente dalle palme altissime. Il sole stesso ha colori diversi. Si immerge piano piano nell’orizzonte, accendendosi in un arancione intenso come fosse un frutto di fuoco. Il cielo con lui, dischiude nuances di viola e blu e che non credevano possibili. Colori così tenui e forti, in un contrasto armonioso. E nello specchio di quel quadro, tra il tremolio delle onde, la superficie si spezza e si apre in un’infinità di schizzi al passaggio dei delfini. Giocano nella laguna e noi li osserviamo per ore, seduti sul bagnasciuga, i vestiti bagnati e i piedi in acqua. Dimentichi della tristezza che per un istante ha provato a ricordarci che non staremo qui per sempre.



Non c’è problema

I maldiviani dicono così, per tutto. Non c’è problema. Non c’è fretta. Non ci sono preoccupazioni. Ci siamo solo noi e la nostra isola, questo insieme di palme e sabbia dove possiamo camminare le ore senza stancarci di niente.

Paradiso 

Se mi chiedeste di descrivere cosa potrei considerare paradiso, credo che direi Dhigurah. Forse farei bene a pensarlo come un paradiso quasi perduto e non solo perchè le maree ingorde la stanno inglobando anno dopo anno. Il turismo di massa sta arrivando,si sente nell’aria. Nei suoni delle costruzioni in corso, degli occidentali che si litigano le due uniche sdraio dell’isola, nelle imprecazioni per l’assenza di alcol di qualche ospite. Guardiamo i Maldiviani e abbiamo paura che perdano questa meraviglia che siamo stati così fortunati da condividere con loro. Ci teniamo per mano, seduti sulla spiaggia, promettendoci di tornare, prima che quest’incantesimo si spezzi.

Quel che c’è

Per ora però, quel che c’è è bellezza semplice, non levigata dalle necessità. è qualcosa di naturale e sano, costruito con la lentezza e la perseveranza che sono servite a queste palme altissime per raggiungere quelle vertiginose altezze. Quel che c’è, qui ed ora, è Dhigurah. Un’isola piccolissima, dimenticata, ancora per poco, dal mondo. Dhigurah, dove ogni granello di sabbia corrisponde ad un attimo di assoluta perfezione.

Se volete dei consigli per organizzare un viaggio low cost alle Maldive vi consigliamo di leggere questo post, se invece volete sapere perchè consigliamo di scegliere un’isola abitata al posto di un’isola Resort allora cliccate qui.

Consigli per la Lettura

People of the Maldive Islands

 

Lonely Planet Maldive

Pinterest

 

dhigurah

 

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