From Florida to Lousiana #2: Everglades, Fuggire da Miami è facile, se sai come farlo.

Novembre 23, 2016 Always Ithaka


23 Novembre 2016 / by Always Ithaka

Martina Miccichè

Florida maps cartina

Quando si pensa alla Florida, dopo le prime immagini di tette e addominali d’acciaio, che per inciso non sono esattamente come ve li aspettate salvo rare e meravigliose eccezioni, si pensa subito alle Everglades.
Questo è, probabilmente, dovuto al fatto che occupano la maggior parte dei territori meridionali dello Stato. Impressionante valutare quanto poco di quest’immensa zona palustre sia protetta dal National Park Service,l’agenzia federale che si occupa di preservare flora, fauna e i loro habitat negli U.S.A. Appena il 20%.
Appare ancora più strano come dato sapendo che, oltre ad essere un habitat naturale più unico che raro, le Everglades costituiscano una barriera naturale in grado di contrastare l’impatto degli uragani che si abbattono sul fronte meridionale degli U.S.A.
A 1 ora e 30 minuti di macchina da Miami secondo Google Maps, 2 ore secondo la nostra esperienza, si trova il Main Visitor Center, il punto d’ingresso ovest del parco. Si può accedere in macchina e guidare con pazienza fino al Flamingo Visitor Center.
Dopo aver parcheggiato la macchina è possibile risalire uno dei delta dei canali in canoa, ovviamente dopo essere stati istruiti sul pericolo di immergere mani e piedi in acque colme di alligatori e coccodrilli americani nonchè sul rischio di avvicinare troppo i lamantini poichè, le vacche di mare, grosse e goffe, riescono a ribaltare imbarcazioni ben più grosse di una canoa per tre persone.

Florida boat barca everglades

everglades florida
Fatto ciò, tenendo le estremità all’interno della canoa è possibile godere di uno dei luoghi naturali più seducenti al mondo. Acque scure mosse da bestie antiche a sangue freddo, un cielo limpido solcato da rapaci in caccia, un sole forte che rinverdisce la natura vivida.
Di fatto le Everglades sono una regione erbosa che per la maggior parte dell’anno è ricoperta di acqua, tant’è che i nativi le avevano nominate “Pa-hay-okee”,ossia “Mare d’erba”. In questo luogo flora e fauna hanno prosperato costituendo un habitat forte e florido nato dal bacino idrografico del lago Okeechobee. Un complesso idrico imponente che attirò immediatamente le attenzioni dei primi insediamenti coloniali che videro nel clima della regione l’ambiente perfetto per coltivare la canna da zucchero. Con il crescere delle piantagioni, il territorio venne bonificato e riadattato. Affluenti, emissari ed effluenti furono deviati, portando parte dell’alveo alla secca, lasciando sul territorio profili di fiumi fantasma. A questa riduzione drastica dell’apporto di acqua alla regione si aggiunsero le infiltrazioni nelle falde acquifere di pesticidi e fertilizzanti e l’inarrestabile avanzata dell’edilizia. Come conseguenze immediate la regione perse una notevole quantità di terreno e il ph dell’acqua subì cambiamenti non idonei alle specie che vi abitano. L’avidità, la ricerca di ulteriori opportunità di guadagno e l’espansione dei mercati si sono trovate sullo stesso binario del riciclaggio di denaro. Essendo infatti la Florida il porto nero in cui consistenti flussi di denaro illecito vengono ripuliti attraverso gli investimenti edili, è presto spiegato come e perchè le attività di speculazione edilizia siano cresciute con un implemento costante. L’assioma è semplice, lottizzare terreni comporta ingenti e veloci guadagni. Economia sommersa = danno ambientale.
Giornalisti, ambientalisti e politici si battono per salvare quest’ambiente unico e antico prendendo le mosse da Marjory Steward Douglas,la giornalista che diede inizio alla lotta per la preservazione delle Everglades.
E dunque,come mai la tutela è rimasta estesa al solo 20%?
Ebbene, bisogna fare i conti con la Florida, uno stato del Sud cosparso di imprese avanguardiste ma profondamente conservatore, che vive intestini contrasti urbani e paradossi culturali quotidianamente.
Se nel 1992 gli abitanti del Sunshine State si erano resi conto di quanto lo sviluppo umano avesse compromesso la natura del paese spinti dalla foga dell’uragano Andrew, nel 2000 già parvero dimentichi della necessità di tutelare l’ambiente circostante scegliendo Bush come presidente al posto di Al Gore,ex vicepresidente dell’amministrazione Clinton.

Furono aperte polemiche interminabili sui presunti brogli elettorali avvenuto nello Stato della Florida e fu effettivamente ammesso qualche errore ma non venne consentito un secondo conteggio, incoronando definitivamente la presidenza Bush. Un aspetto politico emblematico di uno stato che sta pagando costi sociali e ambientali insostenibili per consentire uno sviluppo umano assetato e in costante crescita.
Questo passato, presente e futuro di un ambientalismo che non riesce a conquistare nulla se non poche braccia di terreno ha dato origine alla campagna #nowornEVERGLADES, promotrice di una dichiarazione redatta da 207 scienziati che mira tutelare il bacino dell’Okeechobee ripristinando per quanto possibile i percorsi naturali dei suoi fiumi, consentendo, quindi, una ripresa all’ambiente. Al contempo la dichiarazione propone di impegnare tecniche più ecosostenibili ma in grado di non creare danni all’Everglades Agricultural Area (EAA). Chiunque, compresa ITHAKA, può aderirvi per supportare un’aspirazione legittima, ma, soprattutto, necessaria.

I numeri delle Everglades:
– I delta dei canali delleEverglades sono luogo di passaggio e habitat dei Manati, mammiferi ebivori e pacifici minacciati dall’inquinamento e dalla noncuranza con cui vengono condotti i motoscafi nelle zone da loro abitate. Nel 2009 furono contati 429 esemplari uccisi dall’impatto con le eliche dei motori. Nel 2005, 44 morirono per avvelenamento da Red Tide, un’alga tossica che ha iniziato a proliferare in conseguenza all’immissione di sostanze tossiche nell’acqua generate dall’operato umano. Secondo le stime del United States Fish and Wildlife Service nel gennaio 2016 altri 43 esemplari sono morti in Florida per causa diretta dell’attività umana. La popolazione totale dei Manati presenti nell’area è di circa 6300 esemplari che per metà dell’anno migrano nel mar dei Caraibi.

– Il Mare d’erba è l’unico luogo in cui il Coccodrillo Americano e l’Alligatore Americano riescano a coesistere. Quanto le due specie possano continuare la convivenza considerando la costante riduzione dell’ambiente è difficile stabilirlo.

– Vengono registrati avvistamenti di diverse specie di piante e animali esotici, cioè non nativi del luogo.
192 il numero totale delle specie inserite nell’ambiente, di cui 50 solo di pesci, 4 di pitoni e 50 di mammiferi. Circa 1000 tipi di nuovi insetti si sono insediati nella zona.
Le conseguenze di ciò sono le più svariati, dai danni all’agricoltura, circa 1 miliardo di dollari all’anno, agli inevitabili contrasti tra specie autoctone e non, fin’anche alla minaccia di intere specie.

-La salinità dell’acqua oscilla, modificando l’equilibrio negli estuari cosa che aumenta la proliferazione di alghe tossiche, la perdita di porzioni di terreno erboso e potenzia la probabilità del collasso ambientale nel sistema delle Everglades.

– Industria di pesca della Florida: $9,7 miliardi traducibili in 129000 posti di lavoro.
Industria navale della Florida: $10.4 miliardi, ossia 83000 posti di lavoro.
Industria turistica della Florida :$89.1 miliardi e dunque 1.1 milioni di posti di lavoro.
Tutti e tre i settori sono minacce per l’ambiente ma al contempo minacciati dal degrado dello stesso.

Parrebbe logica una reazione immediata.
E dunque, #nowornEVERGLADES prima che sia troppo tardi, per il Mare d’Erba e per tutti gli ambienti a rischio sul pianeta.

Diario di viaggio
Siamo bloccati da un quarto d’ora. Tutt’intorno la palude. Un secco odore di bruciato pervade l’atmosfera, invadendo la macchina. Tutt’intorno a noi è un deserto di cenere e silenzio. Non un canto d’uccello, non una foglia sferzata dal vento.
L’incendio è stato avido.
Piccoli riccioli di cenere entrano danzando, delicati, dalla fessura del finestrino. Cenni di morte e desolazione.
D’un tratto il lampeggìo fastidioso della sirena di una volante che si apposta accanto alla nostra vettura. I ranger fanno cenno di seguirli.

police florida road
Ci muoviamo a 20km orari. Scheletri di arbusti e alberi carbonizzati incrostano il terreno arido.
Il rumore del motore è l’unico suono che si muove nel silenzio ovattato.
Il verde appare d’improvviso. Ferisce la vista annebbiata dai fumi e dai grigi.
La safety ci lascia.
Fermiamo l’auto. Una spatola rosata sta riposando su un’isola d’erba immersa nella palude.
Più avanti un tronco galleggia nel riflesso acquoso del cielo.
S’inabissa.
Un’alligatore, non un tronco.
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