Giappone LGBT

Ottobre 3, 2018 Always Ithaka No comments exist


3 Ottobre 2018 / by Always Ithaka

Martina Miccichè

La comunità LGBT è discriminata in tutto il mondo. (con l’unica eccezione dell’Islanda, ne parlo qui) Statisticamente è probabile che circa il 50% delle persone che leggerà questo post discrimini, o abbia discriminato in passato, persone sulla base del loro orientamento sessuale, del loro gender o del loro modo di essere. L ‘omosessualità è formalmente considerata un crimine in 72 paesi, in alcuni di essi è prevista  persino la pena di morte e, sfortunatamente, in molti tra quelli che non riconoscono illegale l’omosessualità esistono grosse frange della popolazione che ritengono che l’omosessualità sia a) sbagliata b) contro natura c) contro dio d)da punire e) contagiosa f)pericolosa e/o g) credono che usare termini quali “frocio”, “ricchione” ,”checca”, “culattone”,” travello “etc. sia normale. Non mi credete? beh, basterebbe accendere la nostra televisione nazionale. Non mi credete ancora? forse sarebbe meglio se smetteste di leggere questo post.

La destra impera, discrimina, fomenta, odia e le conseguenze sono pagate da tutti coloro che vorrebbero solo vivere la loro vita in pace in un paese dove sentirsi a casa. Discorso valido per la comunità LGBT, gli immigrati, i migranti, le donne etc. Di nuovo scettici? Come si contrasta un’intera ala politica che odia, divide et impera? Con l’azione dal basso e l’educazione. Ed è proprio seguendo quest’impostazione che in Giappone stanno venendo promosse ed attuate azioni progressiste atte a promuovere tolleranza e,soprattutto, uguaglianza, anche se,essendo questi processi lunghi, si parla di ancora poche realtà ed altre in via transeunte.

Il Giappone è famoso per il suo incredibile tradizionalismo, per la tempra patriottica e per le infauste discriminazioni di genere risalenti proprio alla rigidità della tradizione. Eppure il Giappone si rivela anche in questo senso un paese che corre a velocità superiore e che si sta preparando ad una rivoluzione culturale. Il caso mediatico scatenato dalle dichiarazioni di Mio Sugita  parlamentare del partito Democratico Liberale ne è un esempio calzante. La parlamentare avrebbe più volte esposto sè stessa in dichiarazioni ai limiti della decenza, come nel caso delle Comfort Women definita dalla stessa Sugita un’invenzione mendace operata dai Koreani. Il suo ultimo exploit vedrebbe mettere in discussione l’utilità stessa delle persone omosessuali e cito ” La popolazione sarà d’accordo a vedere le sue tasse spese per le coppie LGBT? Non possono avere figli, non sono produttive.” Sorvolando per un istante sulla presunta separazione posta dalla Sugita atta  ad intendere che le coppie LGTB non facciano parte della popolazione e non paghino tasse anche loro, e rimanendo concentrati sulle grottesche parole finali, non vi sembrano sinistramente familiari?!

Ma,come dicevo, il Giappone è in grado di progredire pur essendo uno dei paesi più conservatori al mondo. Infatti se il governo centrale non riconosce ancora le coppie omosessuali alcuni, sempre più governi locali stanno attuando forme di riconoscimento rilasciando certificati per ad equiparare le coppie LGBT a quelle sposate. I primi sono stati Shibuya e Setagawa a Tokyo, a seguire Iga, Takarazuka, Naha, Sapporo, Fukuoka e, proprio a luglio 2018, Osaka. A Tokyo e provincia stanno cominciando a venir presi provvedimenti più inclusivi persino nelle scuole optando per uniformi che non creino troppa distinzione di genere e che consentano ad ogni individuo di scegliere i capi di abbigliamento che più rispecchino la sua identità. Appena nel 2002 una donna transgender era stata licenziata per aver violato il dress code indossando abiti non congruenti al suo sesso biologico di nascita, la donna ha proseguito per vie legali ottenendo il favore della corte. Dall’azione di un singolo sono giunti ad una normativa scolastica. Dal basso e con l’educazione.

I fatti parlano chiaro, in Giappone i 7,6% della popolazione appartiene alla comunità LGBT, l’equivalente di 1 giapponese su 13, il 54% dei cittadini conviene che sia tempo che l’identià LGBT sia accettata. Un 54% rappresentato principalmente dalle nuove generazioni, perciò è solo una questione di tempo che il restante 46% diminuisca o cambi idea motivato da chi sta contribuendo a costruire il nuovo Giappone.

 



 

Che dite, non dovremmo prendere esempio e abbandonare all’estinzione quella marmaglia politica spregevole, Sugita compresa? Per maggiori informazioni questo è l’articolo di Hifumi Okunuki che ha portato ad ovest il verbo della tolleranza Giapponese e della sua indignazione verso chi fa del discrimine il suo programma politico.

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さよなら !

 

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