Hanbok, indossare l’abito tradizionale coreano a Seoul

Agosto 30, 2019 Always Ithaka No comments exist



Sono le dieci passate. Abbiamo sorseggiato in fretta un mochaccino fatto con latte di soia e stiamo cercando il negozio in cui abbiamo appuntamento. Entriamo in diversi negozi di Hanbok prima di trovare quello giusto. Trovata l’insegna scendiamo una rampa di scale. Riponiamo le scarpe nella scarpiera esterna e premiamo il bottone per l’apertura della porta scorrevole. Una folata gelida ci abbraccia i visi sudati confondendoci per un istante. L’ambiente è piccolo ma interamente occupato in ogni interstizio da ragazze con gonne sfavillanti e vaporose grazie alle crinoline. Con gesti appena visibili dietro la mole di gonne e capelli acconciati ci facciamo notare dalla commessa che cerca il nostro nome sulla lista. “Martina, Video?” Annuiamo.

Vestizione

Ci dice di seguirla. Facile a dirsi. Cominciamo a farci largo nel mare di stoffa che a tratti sembra volerci sommergere tra fiocchi e ricami. La ragazza scorre velocemente le centinaia di Hanbok appesi alle pareti e mi domanda l’altezza per valutare la lunghezza della gonna. Con le spanne mi misura le spalle in pochi secondi e mi indica la rella da cui scegliere le giacche. Sfogliamo gli abiti uno dietro l’altro, muovendone le maniche come fossero pagine di un tomo voluminoso ghermito di perline. Optiamo per un abito dalla gonna bianca e dalla giacca rossa. Una volta scelto una delle commesse, il viso coperto da una mascherina antipolvere, mi guida verso uno dei camerini con una tenda gialla come chiusura. Prima di entrare mi porge una crinolina invitandomi a saltarci dentro con la gonna che indosso questa mane. Entriamo quindi nel camerino dove, dopo essermi tolta la maglietta, mi fa indossare la parte inferiore dell’ Hanbok. La gonna, infatti, ha la forma di un grembiule con spalline da fermare in fiocchi sopra e sotto il seno. Infine, indosso la giacca, rossa con applicazioni e dettagli color oro.

Acconciatura

Una volta infagottata e infiocchettata posso recarmi nell’angolo accessori, una sala a specchi in cui piastre ed arricciacapelli perennemente accesi rilasciano calore e fili di fumo. Dando le spalle agli specchi trovo una scaffalatura gremita di cerchietti, forcine, pettinini, spilli per capelli e nastri. Mi faccio una grossa treccia, lascio che la commessa la nastri, come vuole tradizione, e la tempesti di spilli decorati con piccoli brillanti.

 

In strada indossando l’Hanbok

In strada sono abituata ad essere fissata. Siamo qui da un po’ e so di non passare inosservata. Ho la pelle arrossata, gli occhi chiari, i capelli ricci e biondi e sono terribilmente occidentale. Nell’ Hanbok però, gli sguardi si moltiplicano. Molti, noto con piacere, sono gradevolmente sorpresi e accennano a brevi gesti di approvazione se non addirittura complimenti. Qualcuno però non sembra entusiasta e mi osserva con irritazione. Questa dicotomia esprime esattamente come mi sento perchè da un lato ho la sensazione di star entrando in contatto in punta di piedi con la parte più tradizione e delicata della cultura coreana,  dall’altro mi sembra di farlo a passi chiassosi profanandola con le mie fattezze occidentali.



Hanbok

L’abito coreano è un retaggio storico prezioso nella memoria e nella vita dei coreani. Ne ho scoperto l’esistenza leggendo, tanto per cambiare. Ne “Figlie del Mare” e ne “La moglie Coreana” si legge dell’abito tradizionale proprio nelle prime pagine. La giacca corta allacciata sul petto, Jeogori, e la gonna ampia legata in vita con un nastro, Chima. Entrambi i libri sono ambientati nella Corea sottomessa al Giappone ma l’ Hanbok ha una storia ed un retaggio ben più antichi.

Storia dell’Hanbok

La storia dell’Hanbok ha radici remote e geograficamente lontane, le prime tracce del design sono state rinvenute nelle tombe di Xiongu, in Mongolia. L’abito riflette perfettamente la natura nomadica del popolo che l’ha importato, facile da indossare, con due parti separate che facilitano i movimenti di chi lo veste. Le tinture naturali esaltavano i colori della natura, un elemento cruciale nella tradizione sciamanica. Abiti laschi e comodi, ordinati ma funzionali, gli hanbok erano perfetti per la vita quotidiana di uomini e donne.

hanbok

Joseon

Attorno al sedicesimo secolo le proporzioni dell’Hanbok in Corea furono modificate, la gonna divenne più allampanata e la giacca ben più corta. Un cambiamento netto con la siluette iniziale dell’Hanbok dalle misure più morbide sulla giacca e con una forma più lineare e aderente sulla gonna.  L’Hanbok pervenuto sino ad oggi è il riformato Hanbok della dinastia Joseon.



Status sociale

Ricami, colori e tessuti designavano una specifica appartenenza sociale. Le classi inferiori prediligevano materiali semplici e resistenti dai colori più tenui, adatti al lavoro e alle frequenti riparazioni. Le classi più elevate potevano ambire a colori più decisi per quanto i colori più brillanti fossero tipicamente indossati dai bambini. I ricami elaborati erano un vezzo sempre più raffinato risalendo la scala sociale, sino a giungere alla casata reale, l’unica a poter ad indossare ricami in foglia d’oro.

hanbok

La guerra

La guerra con il Giappone ha portato un cambiamento lieve nella gonna. In tempi di magra le stoffe vengono meno ma, nonostante ciò, le gonne sono via via divenute più voluminose. Quasi come se nello spazio dell’oppressione e della violenza l’abito avesse voluto ingigantirsi fino ad ingurgitare le fattezze delle donne che lo indossavano. Se volete approfondire gli attriti fra corea e Giappone degli ultimi tempi e da dove derivano cliccate qui.

L’Hanbok Oggi

In Corea l’Hanbok è l’abito cerimoniale, da utilizzarsi in occasioni festive o formali. Altamente fruibile e presente persino in forme modernizzate nella moda quotidiana, l’Hanbok è noleggiabile in tutta Seoul. Per una cifra che varia dai 12 euro e sale fino alla cinquantina si può noleggiare l’abito e girare per la città e i siti turistici. Lo stato incentiva attivamente l’uso dell’Hanbok, arrivando persino a garantire l’accesso gratuito al Gyeongbokgung a chi si presenti alla biglietteria in abito tradizionale.

La crinolina

Oggi ho passeggiato per ore con l’abito indosso. Non era dei più pregiati, la stoffa era grezza e sintetica e alcuni ricami erano visibilmente sfatti dal continuo utilizzo. Nonostante ciò, nel mio forno di crinolina, sono riuscita a superare il mio divario interiore e a sentirmi più vicina alla Corea. Per quanto somigliassi di più ad una pallida imitazione della principessa Sissi che ad una nobildonna Coreana, in qualche modo l’Hanbok e la maledetta crinolina  hanno fatto da ponte tra me e questo paese che a causa di guerre, divisioni e difficoltà è, non solo geograficamente, un’isola.

Il negozio

Il negozio a cui ci siamo rivolti è Seohwa Hanbok. Si trovata esattamente di fronte all’ingresso laterale del palazzo nazionale ma vi lasciamo le indicazioni su  maps per comodità.

 

Se volete un noleggio meno costoso potete rivolgervi a Hanbok girls, che vanta il primato di avere i prezzi migliori in città.

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좋은 여행 (joh-eun yeohaeng),
Buon Viaggio!


 

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