Hijra, il terzo sesso indiano : la vita dei trans indiani

Aprile 3, 2020 Always Ithaka 2 comments
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HIjra 3° Classificato Travel 365Prima di partire per l’India leggemmo molto riguardo le fasce di popolazione a rischio, ricordo che in un articolo trovai qualcosa riguardo gli Hijra, il terzo sesso, ovvero i trans indiani.

Trans

Trans è un radicale che si può trovare sia nella parola transgender sia nella parola transessuale, che definiscono due diversi modi di essere e di riconoscersi rispetto al proprio genere e al proprio sesso. L’uso da parte nostra del termine trans vuole essere inclusivo di ambe le categorie con le loro svariate e magnifiche sfumature. Non è nostro intento fornire un’etichetta cumulativa che sminuisca la peculiarità di ogni singolo individuo. Gli Hijra comprendono sia gli individui transessuali sia quelli transgender.

Jaipur

Una sera il traffico di Jaipur era semplicemente impossibile. Le macchine si muovevano con una lentezza asfissiante, i motori tutti accessi e l’aria satura di gas venefici. Ero mezzo assopita e fissavo l’imponente ponte alla nostra destra sopra il quale, ad almeno dieci metri sopra la nostra testa, scorrevano gli sferraglianti treni indiani. Un botto sonoro sul vetro mi fece trasalire. Due mani scure e decorate con un hennè ormai sbiadito e prossimo a svanire nelle trami più semplici della pelle, incorniciavano un viso a pochi centimetri dal mio.

Senza il vetro avrei potuto sentire il soffio dell’aria che usciva mentre urlava qualcosa. Il tassista le fece un cenno, ma la donna rimase lì immobile ad urlarmi qualcosa, impigliandomi gli occhi nei suoi così scuri. Portava un sari sgargiante, sporcato e consunto qua e là. Alla narice brillava un nath, il tipico piercing da narice, rotondo. Gli occhi erano incorniciati di kajal nero sbavato per il sudore e la giornata. Le labbra erano accese di un rossetto fucsia che attirava lo sguardo allontanandolo dalla mascella squadrata e dalle guance ricoperte da un vago velo grigio.

delhi

Benedizioni

Tiro giù il finestrino e allungo la moneta che mi passa save, la ragazza Hijra mi benedice in quella lingua unica e incomprensibile anche alla maggior parte degli indiani, per poi andarsene bruscamente verso la macchina dietro la nostra. Il tassista ci guarda piuttosto perplesso prima di dirci che era una Hijra. Annuiamo e lui strabuzza gli occhi. Mentre il nostro rientro rimane immobile, ripenso allo smalto sbeccato sulla punta di quelle enormi mani che hanno accolto i nostro denaro.

Hijra India

Gli hijra sono il terzo sesso indiano, ovvero comprendono quelle persone che riconoscono sè stesse in maniera diversa dal proprio sesso biologico. Esse sono annoverate nella cultura indiana sin dagli albori, cosa di cui la comunità Hijra va molto fiera. La tradizione vuole che Rama, prima di entrare in un bosco, abbia detto a uomini e donne di andar via. Quando questi ebbero lasciato il limitare della foresta egli si trovò davanti un gruppo di persone che non si erano mosse. Rama disse loro di aspettare e queste attesero, per 14 anni. Al suo ritorno Rama li riempì di ricompense, per la loro fedeltà. Il mito non ci dà solo un’idea della presenza secolare di queste figure nella cultura indiana, ma fornisce loro una solida base culturale cui aggrapparsi. Gli Hijra, infatti vivono in bilico tra il misticismo e la schiavitù. Nella storia indiana gli Hijra sono onnipresenti, basti pensare ai guardiani eunuchi degli harem Moghul. Questo retaggio è un fortissimo elemento di legittimazione culturale nonché di sostegno per le persone Hijra.

fortezza rossa agra

Benedizioni e maledizioni

Le funzioni attribuite agli Hijra sono la verbalizzazione perfetta della loro esistenza precaria. Ai trans indiani, infatti, sono attribuiti speciali poteri mistici, tra cui la capacità di benedire e maledire. Le benedizioni vengono solitamente elargite in cambio di moneta e, tendenzialmente, localizzate nei grandi nodi di traffico in cui le macchine sono costrette a rallentare. Se da un lato questo misticismo conferisce loro un’immagine di potenza, dall’altro la vita dei membri della comunità Hijra è davvero precaria, quasi fossero loro vittima di una maledizione. Una maledizione chiamata sottomissione e discriminazione.

Cosa significa Hijra

Il termine Urdu Hijra deriva dalla radice araba hjr nel significato, emblematico, di “lasciare la propria tribù”. La parola, traslitterata in Hindi ha preso un significato equivalente al termine eunuco o ermafrodita, per quanto Hijra sia considerate tutte persone transessuali e non solamente quelle nate con tipi di ermafroditismo. La natura stessa della parola racconta di allontanamento sociale, esclusione e separazione. La vita di una persona trans in India comincia con il riconoscimento della necessità di allontanarsi dalla propria comunità per unirsi a quella Hijra, con tutte le conseguenze del caso.

Donna Indiana

Le comunità Hijra

Le comunità Hijra in India vivono ai margini della società, per quanto i suoi membri vivano negli intrecci della normale quotidianità indiana. L’organizzazione è fortemente gerarchica e al vertice comunitario stanno i membri Hijra più anziani. I bambini e ragazzi che vengono abbandonati dalle loro famiglie per le loro tendenze trans manifeste o che si avvicinano di loro spontanea volontà a queste comunità dei margini sono spesso maschi o persone nate con un certo grado di intersessualità biologica. In alcune comunità i nuovi membri vengono sottosti al nirwaan, un rito di iniziazione che prevede la rimozione di pene, testicolo e scroto.

Dove si trovano

La brutalità della castrazione e della mutilazione genitale è già importante, ma diventa tragica se si considerano i luoghi in cui risiedono queste comunità. I margini della società indiana sono le discariche, le ferrovie e i luoghi desolati, dove le comunità Hijra trovano dimora e riparo dalle violenze di cui sono spesso vittima. In queste condizioni è semplice pensare a quanto pericolosi siano gli interventi di mutilazione da un punto di vista sanitario.

delhi

Il diritto alla salute

Come la maggior parte delle persone di estrazione sociale povera in India, anche la comunità Hijra non gode dei basilari diritti alla salute e alla sua tutela. Questo è dovuto non solamente all’isolamento sociale più o meno elevato, ma anche al fatto che le persone Hijra sono spesso inserite nel mercato del sesso. Il sex trade non lascia scampo ai trans indiani, sin da piccoli rischiano di doversi prostituire ai margini delle città, delle strade o, addirittura, accanto ai binari dei treno. La prostituzione gli espone maggior mente alla violenza, all’isolamento e alle malattie sessualmente trasmissibili, come l’Aids. Il tasso di contagio da HIV, secondo le statistiche UNPD si aggira tra li 17,5% e il 41%. In India essere transessuale significa correre, facendo una media, un rischio maggiore del 30% di contratte l’HIV.  Trattandosi di comunità ai margini, povere e provenienti da situazioni sociali altrettanto povere, anche l’accesso alla sanità è davvero limitato, quando non del tutto assente. Malati e dimenticati, sepolti ai margini.

Sposati ed eterosessuali…

L’eternormatività è un dogma imperante in molti luoghi del mondo, anche in India. L’eterosessualità, in troppi paesi, è considerata come l’unico orientamento sessuale corretto e socialmente accettabile, implica quindi uno stigma di chiunque si discosti dalla norma. Gli uomini, spesso sposati, che pagano gli Hijra per avere rapporti sessuali con loro sono socialmente considerati eterosessuali, soprattutto per la tendenza di alcuni Hijra, identificati come Kothi, ad assumere un ruolo passivo. Questi frequentatori dei canali della prostituzione sono anch’essi a rischio di contrarre MTS e di trasmetterla a loro volta ad altre prostitute, alle amanti e alle mogli. Un circolo vizioso che comincia e finisce con l’esclusione sociale.

Chi sono gli Hijra?

Hijra è un termine con cui vengono identificati i transessuali, soprattutto se originariamente uomini divenuti donne, e gli eunuchi indiani. In realtà entro questa categoria possono rientrare anche i transgender, le persone ermafrodite, e chiunque non riconosca il proprio sesso biologico, o il genere ad esso assegnato, con la propria personalità, il proprio essere. Alcuni Hijra, ad esempio, sono asessuali, non provano desiderio, altri ancora abbandonano la sessualità consacrandosi alle ascendenze divine della loro comunità. Che rinuncino o meno alla propria sessualità essi rimangono impiegati nel mercato del sesso, spesso unica fonte di sostentamento.

La psiche

Abbandono, esclusione, violenza, rifiuto, sesso coercitivo, vita indigente e spesso malata sono fattori che hanno un altissimo influsso sulla psiche delle persone. Molti Hijra soffrono di depressione, sviluppano tendenze suicide. La vergogna, il senso di inadeguatezza  e la paura, piegano anche le persone più forti, soprattutto se unite alla marginalizzazione e all’esclusione sociale. Queste problematiche spingono anche molti Hijra ad indulgere nel consumo e nell’abuso di sostanze o alcol cosa che non fa che aumentare il rischio di contrarre una MTS.

Le comunità più a rischio

Oggi ripenso a quella donna, al suo sari coloratissimo e vorrei averle dato qualcosa in più. Vorrei soprattutto che avesse il reale potere di benedire sé stessa e chi abita con lei ai margini della società. Perché oggi, a tutti i rischi che normalmente corre, deve sommare quello di contrarre il coronavirus e sviluppare la Covd19. Quella donna, quella specifica donna, ha il 30% ( media dei valori di cui sopra) di possibilità di essere sieropositiva e quindi il 30% in più di possibilità di morire a causa della Covid19.  Il 24 marzo Modi ha annunciato tre settimane di confinamento indiano che hanno portato all’immediata chiusura, appena 4 ore dopo l’annuncio, di quasi tutte le attività. Quella donna è persino più a rischio di coloro che si sono appena trovati senza lavoro, costretti a migrare verso i villaggi di origine a piedi. Per loro il distanziamento sociale non esiste, per lei nemmeno. Se le informazioni non arrivano ai poveri di fascia alta, figuriamoci a chi vive nelle discariche dimenticate dalle città.

Se prima era a rischio di percosse, stupri e violenze di altra natura, ora lo è di più. Amnesty International ha lanciato l’allarme, i già pochi e precari diritti umani presenti nei paesi del Sud del Mondo o in quelli in via di sviluppo, BRICS compresi, saranno cremati dalla paura, dall’assenza di servizi e dal disinteresse verso la popolazione povera del mondo.

Il sari logoro

Continuo ad immaginare quel sari sporco e logoro, alla durezza dello sguardo e al caos di quella mattina. Il mondo mi appare così, un abito tradizionale colorato, macchiato qua e là ai bordi. Tanto i bordi macchiati sono tollerabili, i bordi macchiati si possono sistemare dopo. Oppure mai più. Per questo dobbiamo sposare la sostenibilità, per questo essere turisti responsabili può fare la differenza. Per quella donna Hijra e per tutte le altre categorie sempre minacciate, sempre dimenticate o ricordate solo per far folklore sui blog o qualche like su Instagram. La povertà e l’indigenza non dovrebbero essere lo spettacolo dell’Occidente, ma la sua missione.

Donna di spalle al Taj Mahal

Benedizione

Quindi, ora spero in quella benedizione. Spero davvero che quella comunità stigmatizzata ottenga qualcosa in più che il diritto di esistere,c osa che ha acquisito nel 2014 con la legge che riconosceva l’esistenza del terzo sesso indiano come classe economica socialmente arretrata a cui garantire diritti di rappresentanza. Spero che accada qualcosa di più, che l’annullamento della legge contro il sesso omosessuale del 2018 porti a nuove riforme più incisive. Spero che la consapevolezza porti a maggiori diritti e ad investimenti reali per garantirli. E spero, che il turismo responsabile sia abbastanza diffuso nel mondo per poter fornire i fondi necessari, in India e ovunque. In quell’incrocio infernale di Jaipur come nel resto del mondo.

2 Comments on “Hijra, il terzo sesso indiano : la vita dei trans indiani

  1. Martina anche questo mese ho avuto il piacere di trovare e commentare il tuo articolo nel Best Travel Post di Aprile. Come già successo a Settembre 2019, con l’articolo sull’Islam, ci regali sempre degli spunti di riflessioni e approfondimenti molto densi, profondi. Felice di averti trovato ancora una volta nella Top 5!

    1. Grazie! Siamo davvero felici che i nostri articoli vengano apprezzati, soprattutto quelli inerenti alla società e al turismo responsabile. Grazie davvero per aver letto e recensito questo articolo!

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