I cento nomi della neve, viaggio tra i Sami del nord della Norvegia.

Marzo 20, 2018 Always Ithaka No comments exist


20 Marzo 2018 / by Always Ithaka

Martina Miccichè

sami

La neve è un mare morbido intorno ai miei piedi. Calco il terreno con calma riportando in ogni passo la saggezza antica di ogni mio predecessore infondendola in ogni mio successore. Antica come la terra la nostra conoscenza. E cammino in questa tempesta di neve che turbina lieve sulle mie spalle e sul mio capo, attenuando i rossi e i blu del mio gakti. Di lontano sarei invisibile, avvolto come sono nella natura bianca e lattiginosa di questa mattina incerta. Il sole è ancora dietro le rocce della penisola. Ne vedo i vaghi raggi filtrare ma non la sfera bruciare. Ma so che mi osserva, scrutando con il suo occhio in forma di luce ogni creatura, ogni forma. Il monte a punta alle spalle, il mare freddo al petto. Mi fermo. Lascio al suolo la mia cinta, svolgo la sciarpa, levo il copricapo. Il viso al cielo. I fiocchi ricadono sul mio viso sciogliendo le forme perfette al lieve calore dei miei zigomi. Il cielo è bianco. Come deve essere. Gli spiriti di natura sono intorno a me. La mia voce comincia la sua danza gutturale tra le corde vocali, tese e calde. Il bianco è forza. Gli spiriti di natura sono in me. Io sono bianco. Il mondo dei morti e dei vivi è lo stesso. Io, che sono tutto, in mezzo a loro.

 



 

“Così onoro chi mi ha insegnato ad allevare le renne, a seguire le stelle e trovare il mio posto dell’ordine della natura.” L’uomo tace, inspira profondamente. Sta condividendo qualcosa di estremamente personale con perfetti sconosciuti. Fissa lo sguardo sul fuoco, quell’incandescente forza che scalda la sua gente da secoli di freddi artici. Porta la mano sinistra alla schiena e la fa scivolare nella cintura, vi si aggrappa facendo tintinnare le borchie che simboleggiano il suo celibato.

Prima che me ne renda conto la sua voce ha già riempito la stanza, salmodiando nelle mie orecchie. Sillabe semplici, ripetute e precise che rimandano  Avva ai suoni delle prime uscite nei boschi e nelle valli del Finnmark compiute sotto la guida del padre. Lo yoik danza con le braci in un vortice mistico di fumi e tradizioni antiche 11000 anni. Canta, dondolandosi avanti e indietro sui piedi, come se non ci fosse nessuno in questa tenda invasa da turisti. Continua, perso nel ricordo di un tempo in cui solo alberi e cielo erano testimoni della sua devozione. Inizio quasi a convincermi che sia così, che il suo canto non sia sottoposti a limiti di spazio o tempo, che il padre viva in quelle sillabe e che la sua morte sia solo apparente.

 

sami

 

I Sami sono parte della natura e la natura è parte di loro. Sono perfettamente consapevoli di quale sia la loro posizione nel naturale ciclo della vita,lo comprendono e lo rispettano osservando e riconoscendo in ogni forma naturale un valore fondamentale nelle aquile di mare come nelle renne di cui si cibano. Si ritengono predatori responsabili, che cercano di evitare che la loro attività sia nociva o che influenzi il normale corso delle cose. Ed è così che la loro pastorizia si limita a seguire le renne libere negli sterminati boschi del Finnmark e a condurle in recinto solo nei mesi della gravidanza. Un’usanza nuova questa, introdotta da qualche decennio a seguito di un notevole aumento della presenza dei predatori. La popolazione di renne ha iniziato a soffrirne al punto da ridursi. Diventare custodi gli è parso naturale. Le renne sono strettamente connesse alla cultura Sami, nomadi in principio ma allevatori da sempre, hanno una considerazione reverenziale per la creatura che ha plasmato il loro stile di vita. Onorano la bestia in vita come in morte non sprecando nemmeno un grammo di una renna abbattuta. La loro alimentazione si basta esclusivamente sulla carne di renna che abbattono nella stagione di Tjaktjagiesse. La carne viene affumicata, messa sotto sale, essiccata, preparata per durare tutto l’anno. L’obiettivo di un pastore Sami è quello di accudire e vigilare con discrezione sulla vita delle renne, amandole e riconoscendole come esseri viventi. Nulla a che vedere con la schiavitù di massa dell’allevamento intensivo, dove la vita dell’animale corrisponde ad un mero prezzo scontato al supermercato. Il modello Sami non è solo eticamente esemplare poiché incentrato sulla qualità della vita delle renne, ma anche eco sostenibile dato che l’ampiezza dei pascoli, la libertà di movimento pressoché assoluta delle renne  e il loro numero non incidono sul terreno, evitando di fatto che l’attività dell’erbivoro infici la salute del terreno. Le renne sono libere di muoversi, di spostarsi di pascolo in pascolo, di mescolarsi con altri gruppi gestiti da altri Sami i quali non le definiscono bestiame ma animali selvatici. Pacifici ma selvatici. La loro cultura è basata su un profondo amore per la terra che abitano di cui si considerano ospiti e non padroni. Questo tratto emblematico, in contrasto con la maggior parte delle concezioni umane, rimanda alla loro organizzazione istituzionale. I Sami sono una nazione senza stato, ovvero condividono lingua, tradizioni, usi e costumi senza appartenere ad uno stato territorialmente delimitato da confini. La loro nazione conduce una vita interstatale essendo diffusa in più paesi sovrani, quali la Norvegia, la Finlandia, la Svezia e la Russia. Il loro è un affascinante esempio di glocalizzazione. La loro esistenza trasversale non inficia la loro nicchia culturale ma la proietta in una costellazione culturale complessa di cui fare parte e non da cui venire soppressa. Nel microcosmo di questa cultura divisa su quattro nazioni si può assaporare un assaggio di una globalizzazione positiva che esalti i particolarismi includendoli in un sistema più ampio.

 

sami

 

La Norvegia,in particolare, dopo la repressione missionaria culminata con la messa al bando della lingua Sami, dello sciamanesimo e portando la popolazione nomade quasi all’estinzione ha cambiato completamente atteggiamento, adottando politiche multiculturali inclusive che hanno portato al riconoscimento dei Sami come facenti parte della Norvegia pur rimanendo un popolo a sè stante. Un popolo cui è stato riconosciuta libertà di istituzionalizzare le proprie istanze attraverso la fondazione , nel 1988, del parlamento Sami che il compito di porre nell’agenda del parlamento Norvegese le tematiche riguardanti i Sami.  La Norvegia ha di fatto delegato una parte del suo potere amministrativo e legislativo ad un secondo parlamento, il quale opera e agisce in completa armonia con la sua controparte. Le prime misure adottate hanno riguardato, ovviamente, l’istruzione,la fondazione di scuole Sami dove imparare la lingua tradizionale, l’Inglese e il Norvegese poichè la lungimiranza della tradizione Sami non intende escludere la propria vita al mondo.  I genitori Sami crescono i propri figli all’insegna della tradizione consapevoli però che da adulti essi potranno scegliere di aderire allo stile di vita Sami o di immergersi in una vita meno tradizionale. Ciò che conta per loro è che “conoscano la loro cultura che la portino con sé a prescindere da qualunque scelta di vita” così dice Eggvin parlando dei due figli che scorrazzano tra le renne come fossero loro fratelli minori.

Siamo fuori dalla tenda ormai.

I bambini si muovono veloci, lasciando scie blu è rosse nello sguardo di chi li osserva. L’abito tradizionale è l’unica nota di colore nel bianco primordiale di quest’inverno. Chiamano la madre, facendo schioccare la lingua in quell’idioma che non capisco. Lei si gira. È energica e sorride. Fa quasi una piroetta nel raggiungerli, facendo ondeggiare la gonna dai bordi arricciati, ricamati in modo unico ad annunciare la sua tribù di provenienza e la zona del Sapmi in cui dimora. Agguanta una slitta dove i bambini si tuffano e inizia tirarla facendo leva sugli scarponi di renna uncinati. La piccola spedizione è diretta verso la macchia di alberi che attornia un bunker della seconda guerra mondiale. Lei gli ha insegnato a leggervi i lineamenti della testa del re dei troll e loro, curiosi, si avventurano vicino alla creatura mentre dorme.  Sono timorosi e si spronando a vicenda. Un fiocco di neve cade sulla mia guancia e istantaneamente si scioglie. Mi domando quale tra i cento nomi che i Sami usano per descrivere la neve sia adatto a quella specifica immagine. Mi concentro e osservo di nuovo la comitiva colorata divenire nulla più che una forma minuscola all’orizzonte. E per un istante, un piccolo istante, odo l’eco dell’urlo del re dei troll in mezzo alla tempesta di neve armonizzarsi perfettamente alle risa dei bambini, al soffio delle renne e al suono del mare glaciale.Il suono della vita Sami che mi racconta di cento nomi di neve.

 

sami

 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *