Il diritto di viaggiare : come torneremo a viaggiare

Aprile 28, 2020 Always Ithaka No comments exist
0 Condivisioni


Cosa vi manca di più? La libertà di viaggiare, il diritto di viaggiare. Così avete risposto per la maggiore su Instagram sotto la nostra ultima foto. Vi manca viaggiare o, quantomeno, essere liberi di farlo. Molti si appellano a quest diritto e ne parlano nella speranza che non rimanga abolito a lungo, che il coronavirus non modifichi questo tratto specifico della vita nei paesi del Nord del Mondo.

Il diritto di viaggiare

Nelle società occidentali a matrice giusnaturalista, il diritto a muoversi è una delle manifestazioni di personalità cruciali da riconoscere all’individuo. Il diritto alla mobilità è ascrivibile alla rosa dei diritti gerarchicamente più importanti all’interno delle nostre società. La possibilità di muoversi, compiere degli spostamenti, consente all’individuo di sviluppare le proprie capacità e di raggiungere ambienti in cui siano maggiormente valorizzate, ma non solo. La libera mobilità permette anche di spostarsi per ragioni non prettamente lavorative, dunque per piacere. Questo consente di aggiungere alle possibilità dell’individuo anche l’arricchimento culturale, l’ebbrezza della scoperta e il piacere del viaggio.

Perchè è così importante?

La libertà di circolazione si basa sul principio per cui agli individui debba essere riconosciuta e garantita la possibilità di “dispiegare ed arricchire” le proprie potenzialità. La mobilità è dunque strettamente connessa alla libertà d’impresa e al concetto Rinascimentale per cui l’uomo è, di fatto, un tutto in espansione cui non si possono opporre freni, altrimenti le sue possibilità e le sue capacità ne verrebbero mutilate.

Bled lago

Fuori dall’Occidente

Questa è la visione del diritto a viaggiare, per diporto o per lavoro, nelle nostre società occidentali. Nel resto del mondo, la situazione è ben diversa. Nell’era post coloniale i neonati stati indipendenti si sono trovati con un vuoto manageriale abissale, il know how, i laureati e gli istruiti che avevano diretto, organizzato e programmato le strutture, era stato riassorbito dagli ex colonizzatori. Il vuoto di sapere ha creato la necessità di bloccare le cosiddette “fughe di capitale umano”. Disincentivare l’abbandono della patria da parte dei ragazzi istruiti, giovani ed intraprendenti era un’istanza di sopravvivenza. Con l’evolvere del panorama globale si è anzi diffusa la tendenza contraria,ovvero l’invio all’estero dei giovani durante il periodo accademico, per poi farli rientrare in patria freschi di competenze, idee e innovazioni.

Mobilità interna

Se nel nostro, minuscolo, lato di mondo i trasferimenti sono considerati dovuti e l’abbandonare una città per l’altra, anche su suolo nazionale, è un diritto a pieno titolo, in altre aree del mondo non solo non è considerato un diritto, ma è persino un problema. Infatti nelle ex coloni i centri urbani strutturati sono pochi e affollati e lo spostamento verso le città crea una carenza di risorse nelle campagne sulle quali, spesso, si basa l’intera economia ancora bloccata nel settore primario. Una stasi questa, a cui sono spesso i nostri consumi occidentali a contribuire. Le città si sono ingrandite, ma non inglobando paesini e creando periferie. Ammassi di case di fortuna, quartieri gremiti di esseri umani che vivono l’uno sull’altro in condizioni igienico-sanitarie praticamente inesistenti hanno allargato la cerchia delle grandi città dei paesi del sud del mondo. Se le periferie di Milano riescono ad essere dimenticate e degradare, provate ad immaginare le periferie di nuova Delhi, senza fognature.

Ius peregrinandi

Nel 1539 Francisco de Victoria, massimo esponente della Scuola di Salamanca, rivendicò il celebre Ius peregrinandi et degendi, il diritto di viaggiare e di libera impresa, per giustificare la colonizzazione del Sud America da parte della Spagna. Singolare come un principio basilare dell’impalcatura del diritto alla mobilità sia nato dalla necessità di dare forza di legge alla colonizzazione, con annesso sterminio delle popolazioni indigene.

Migrare e viaggiare

Il diritto alla libera circolazione consente anche di emigrare verso i paesi in cui si desidera vivere, o almeno provarci. Alla base delle gigantesche comunità di italiani all’estero sta proprio la possibilità di viaggiare e migrare. Una libertà che oggi ci manca come l’aria, ma che per molte, troppe persone, non è nemmeno mai esistita, anzi, era ed è considerata un crimine.

Migranti 

L’estate scorsa c’era chi mandava la morte, se non peggio, a Carola Rackete per aver tentato di condurre su suolo italiano un gruppo di migranti. Le persone a bordo erano ad un passo dalla morte e avevano deciso di affrontare quel viaggio nella speranza di raggiungere un luogo dove costruirsi una vita dignitosa lontano da guerre, carestie, guerriglia, persecuzioni, land grabbing e desertificazione. Il loro diritto a viaggiare, mosso da ragioni umanamente incontenstabili quali il diritto alla vita, alla dignità, all’integrità fisica e all’asilo, veniva messo in discussione dagli stessi che ogni anno si concedono estati al caldo del sole di altre regioni e weekend all’estero. Il nostro diritto al ludico pare valga di più del diritto di vivere altrui.

Alcuni però…

La retorica dei migranti stupratori e cattivi vale empiricamente meno di 0. In Italia le violenze sessuali sono perpetrate da italiani con una percentuale pari all’80%. Ci sono persino testate giornalistiche come il giornale difendendo queste cifre, invocando proporzionalità e propaganda della sinistra contro i buoni e pochi italiani stupratori. La verità sostanziale è che nel mondo ci sono criminali e brave persone, in Italia la cultura dello stupro è protetta da un establishment di ignoranti maschilisti a cui serve che gli stranieri commettano reati per essere eletti. Quindi, quel però, non vale nulla. Il diritto a viaggiare non può essere così iniquamente distribuito. E se pensate che gli italiani che viaggiano nei weekend abbiano diritto di farlo perché non commettono reati, ebbene rivedete la vostra posizione. La realtà empirica racconta ben altro.

Torneremo a viaggiare

Ritornare a viaggiare, per chi vive in occidente, sarà inevitabile. Un mercato da 8 miliardi di dollari non si ferma per un virus, al contrario, sarà incentivato per aiutare le economie paralizzate colte alla sprovvista da questa crisi inaspettata. Volutamente inaspettate, perché la scienza, sempre troppo inascoltata, chiamava alla pandemia da decenni. Era già accaduto ed era solo questione di tempo perché accadesse di nuovo. Ritornare a viaggiare significherà muoversi con qualche precauzione in più e qualche limitazione, ma forse possiamo fare di più.

Estate Italiana

L’economia di mercato connette le economia statali a quelle degli altri stati. Quindi sì, viaggiamo in Italia, ma non dimentichiamoci del resto del mondo. Ci sono paesi in cui una crisi come questa implica qualcosa di peggio della disoccupazione: centinaia di migliaia di morti per povertà. Rientrare nel mondo non sarà semplice, avremo paura e avremo dubbi, ma dobbiamo farlo al meglio.

Cupola geodetica Toscana

Diritto a viaggiare

Se viaggiare è un diritto e come tale viene reclamato, allora dobbiamo fare i conti con questo status. Che cos’è un diritto? Un diritto è una rivendicazione valida per tutte le persone ascrivibili alla categoria in esame, in questo caso trattandosi di diritto umano parliamo di ogni individuo vivente. Il diritto crea un ombrello protettivo sotto sui cercare riparo ed offre uno scudo a chi sente quel diritto venir minacciato. Ogni diritto genera perciò obblighi nei confronti di chi ne gode, per tutelarne la libertà di usufruirne. Il diritto esprime anche dei doveri, delle procedure. Se abbiamo il diritto a viaggiare, dobbiamo anche rispettare quello altrui a fare lo stesso. Altrimenti distruggeremo il fondamento del diritto stesso.

Dovere e qualcosa in più

I diritto nel mondo stanno cambiando, la materia viene estesa anche ad altri soggetti quali animali ed ambienti. Ed è seguendo questo afflato magnifico che noi viaggiatori dovremmo riapprocciarci al viaggio. Spostiamo questi 8 miliardi di dollari verso investimenti locali, rispettosi dell’ambiente ed economicamente sostenibili. Il mercato del turismo ha il potenziale per cambiare il mondo in meglio, per ridare all’ambiente il suo spazio, per riconoscere dignità agli animali e alla loro vita. Nei viaggia si cambia, profondamente, si diventa un tutt’uno con il mondo e le sue particolarità. Chi viaggia, chi viaggia davvero, non crede in razzismi o diritti delle elite. Perciò viaggiatori, torniamo a viaggiare, ma facciamo consapevolmente, capendo la portata del nostro privilegio e sfruttandolo per spargere un po’ di equità nel mondo. Che sia per noi una nuova era, un’era verde ed eguale.

 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *