Il femminismo nello studio Ghibli

Settembre 13, 2020 Always Ithaka No comments exist
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Il femminismo nello studio Ghibli è evidente in ogni pellicola. Sin dall’esordio di Miyazaki “Nausicaa della valle del vento”, precedente persino alla fondazione dello studio ghibli, si nota come il regista inserisca personaggifemminili importanti, forti e determinati da cui dipende l’esito finale della storia. Nelle pellicole dello Studio ghibli firmate da Hayao Miyazaki il ruolo ancestralmente assegnato alla narrazione delle figure femminili nei film di animazione viene stravolto, riproposto con una chiave apertamente e, come vedremo, dichiaratamente, femminista.

Definire il femminismo

Il femminismo si definisce come un movimento di rivendicazione dei diritti economici, civili e politici delle donne; in senso più generale, insieme delle teorie che criticano la condizione tradizionale della donna e propongono nuove relazioni tra i generi nella sfera privata e una diversa collocazione . Nel mondo di Miyazaki troviamo proprio una riproposizione del ruolo storicamente assegnato alle figure femminili soprattutto se mettiamo come termine di paragone le contemporanee uscite della Disney.

I contemporanei di Nusicaa : Disney

Nel 1982 gli ultimi classici Disney con protagonista femminile prodotti erano “Gli aristogatti” del 1970 “Le avventure di Bianca e Bernie” del 1977 ed in entrambi i casi le protagoniste erano avvenenti animali candidi e posati. In linea temporale, i personaggi femminili umani in ruoli di protagonisti avevano fatto la loro ultima comparsa nel 1959 ne “La bella Addormentata nel Bosco” per poi riapparire nel 1989 ne “La Sirenetta”. In entrambi i casi le protagoniste erano ragazze bellissime e figlie di un sovrano. Ariel, protagonista de La Sirenetta, è certamente più intraprendente di Aurora, la Bella Addormentata. Aurora, maledetta sulla culla dalla cattivissima Malefica, vive una vita protetta da tre fate madrine grassocce e impacciate, ma versate nelle arti magiche, fino a che, all’avverarsi della profezia, non può far altro che attendere che il principe Filippo la salvi dal sonno eterno. Ariel è un personaggio più dinamico, nutre un desiderio che la spinge a muoversi oltre i confini ben tracciati della sua esistenza marina e che la spinge a voler, letteralmente, uscire dall’acqua. Eppure anche il grande sogno di Ariel è legato ad un uomo, e, per quanto romantico, questo ripropone lo schema sostanziale per cui per una donna, una ragazza, l’unico desiderio, l’unico sogno sia quello di avere un uomo accanto.

Nausicaa della Valle del Vento

Avrei voluto poterlo vedere sul grande schermo, in Giappone. Mi immagino la sala quieta mentre Nausicaa entra nell’inquadratura sul suo aliante, la maschera morbida sul viso. Avrei voluto essere lì, per vederla entrare nella giungla tossica per studiarla e reperire qualche risorsa. So che, se fossi stata viva nel 1982, avrei osservato quel film con il cuore in gola e ne sarei uscita trasformata, riscaldata dalla sensazione che c’è posto nel mondo per un leader donna, ambientalista e dedito allo studio. Solo con quella prima scena Miyazaki aveva capovolto ogni stereotipo con delicata naturalezza, quasi come a suggerire al pubblico che quella sullo schermo era una cosa normale e ovvia e che, nel caso avessero dubbi in merito, alla fine del film quelle remore sarebbero state dissipate. Nausicaa è una leader giovane e determinata, capace di ascoltare i suoi sudditi e di farli sentire necessari e importanti in quanto singoli individui e, al contempo, membri di una comunità.

Nausicaa

Conduce ricerche per fermare la giungla tossica e salvare la vita, nutrendo però un profondo rispetto per le creature dalle fattezze mostruose in cui lei riconosce la loro qualità essenziale: la vita. Il rispetto che Nausicaa nutre per la vita, in ogni sua forma, è assoluto e totale ed è fonte di ispirazione per chiunque la incontri, sullo schermo e nella pellicola. La potenza del personaggio, di questa principessa così poco stereotipata, si rivela nelle ultime scene del film, quando la giovane libera un piccolo di Ohm strumentalizzato come esca e assume le fattezza del principe di una profezia del villaggio. Secondo la profezia, quel salvatore sarebbe giunto a salvarli dalle guerre e dalla giungla tossica. Nel momento in cui la leggenda viene narrata pare quasi scontato che il salvatore sarà un uomo giunto da chissà dove. Invece Miyazaki ci regala un salvatore donna, anzi ragazza, dedita allo studio, che plana su un aliante e affronta i peggiori timori degli uomini a braccia aperte. Tutto questo, nel 1982.

Laputa- Il castello nel cielo

Nel 1986 esce il primo film dello studio Ghibli e il secondo firmato da Miyazaki : Laputa. I protagonisti sono due bambini Sheeta e Pazu, uniti dal destino, in una lotta per tenere al sicura il Castello nel cielo da chi lo vorrebbe usare come un’arma di sterminio e dominazione. L’indole innocente e pura dei bambini si scontra con quella avida e acuminata degli adulti, riuscendo infine ad avere la meglio. Sheeta è un personaggio gentile e determinato che trova in Pazu la sua controparte dinamica e allegra, in grado di aggiungere brio alle situazioni più disperate. Nell’intreccio della storia incontrano Dola e i suoi figli, una banda di pirati che, per quanto avidi ed interessati, finiranno per aiutarli.

laputa

Sheeta scopre di essere la legittima erede al trono di Laputa, ma nello scontro finale decide che, piuttosto che rischiare di vedere la magia di Laputa usata in maniera impropria, sia meglio procedere con la sua distruzione/liberazione. Sheeta è anch’essa una principessa a tutti gli effetti, sovrana di un mondo senza abitanti umani punteggiato qua e là da automi guerrieri che hanno riscoperto in sé stessi un’indole bonaria e di cura. La scelta difficile tra potere e nulla viene compiuta da una ragazzina, una bambina in grado di rinunciare a tutto, persino alla propria vita, per evitare una guerra. Un’eroina senza gladio in grado di salvare il mondo con il proprio sacrificio, che si rivela un’erede al trono legittima, dunque degna di diritti civili e politici, più adeguata della sua controparte maschile, un uomo adulto e crudele.

 

Il mio vicino Totoro

Un film che non ha bisogno di grandi presentazioni, Il mio vicino Totoro è una fiaba incantevole dotata di una dolce quanto spiccata sensibilità. In questo film Yokai e mondo umano si fondono creando una cornice dolce e amara che abbraccia la vicenda angosciosa delle sorelle Emi e Satsuki, trasferitesi in campagna con il padre per la vicinanza strategica con il centro di cure in cui è ricoverata la madre. Emi e Satsuki trascorrono le giornate dandosi da fare in funzione delle loro possibilità fino a che, complice la curiosità di Emi, non incontrano Totoro, lo spirito della foresta.

totoro

Le due bambine sono le protagoniste indiscusse della storia. Satsuki è ligia nel rispettare i suoi doveri e  si impegna per non aggiungere preoccupazioni ulteriori a quelle della famiglia, Emi è piccola e vivace, sempre disposta a curiosare qua e là. Le due bambine, saputo del peggioramento della madre, riescono a raggiungerla grazie a Totoro e al Gattobus, e a consegnarle una pannocchia di buona guarigione. La delicatezza di questa fiaba, si unisce ad un panorama costellato di imprevisti e meraviglie in cui Sastsuki ed Emi esprimono appieno il senso di essere fanciulli in un mondo di adulti. Gli stereotipi di genere vorrebbero le bambine pacate, dotate di senso della misura e dedite a quei giochi identificati come femminili. Satsuki ed Emi giocano nella terra, curano l’orto, cercano i nerini del buio e affrontano la pioggia e le avversità senza per questo rientrare in alcuno stereotipo.

La Nostra guida ai luoghi

degli Yokai di Tokyo

Kiki consegne a domicilio

Una strega bambina in cerca del suo posto nel mondo, salta su una scopa e affronta il viaggio che la porterà alla sua nuova casa. Kiki è il simbolo di una indipendenza forte e senza limiti, che porta la ragazzina ad affrontare prove ardue, come il trovare un lavoro adatto alle sue capacità, ma anche più complesse poiché legate alla sfera interiore e, dunque, alla sua autostima. Kiki affronta la società in solitaria mettendosi alla prova e non arrendendosi anche quando tutto sembra perduto. Anzi, proprio nel momento di sconforto più nero, Kiki recupera la sua tempra salvando il suo amico Tombo da un incidente potenzialmente mortale. Nella narrazione,come sempre poetica, trova spazio la depressione, un tema oscuro e spesso associato alle donne nei modi e nei termini più sbagliati. Kiki affronta questo male interiore, trionfando e recuperando finalmente l’abilità di volare, conscia che nella vita capiteranno giorni in cui volare sembrerà impossibile, ma che non per questo lo sia davvero.

Kiki

Porco Rosso

Un film magnifico, sbalorditivo. La magia e la potenza del personaggio principale, Marco Pagot aka Porco Rosso, sono circondati da personaggi femminili potenti e avvincenti tra cui spiccano l’intelligentissima Gina e la geniale Fio. La prima dirige in autonomia un ristorante per aviatori, la seconda è un brillante meccanico che aiuterà porco a rimettere in pista il suo magnifico aeroplano. Miyazaki riesce a rendere l’idea di una società che poco si aspetta dalle donne e che rimane perciò basita di fronte alle loro capacità. Fio e Gina trattano, ingannano, lavorano e insegnano senza per questo scivolare mai negli stereotipi di genere riservati ai personaggi femminili nell’animazione e nel cinema.

porco rosso

Principessa Mononoke

Se nei precedenti film Miyazaki dipingeva eroine fuori dagli schemi, con Mononoke ribalta completamente le dinamiche di genere. San è una fanciulla, cresciuta dai lupi, dallo spirito battagliero, non teme la morte e corre con i lupi per salvare la foresta, la sua casa. Ashitaka, il giovane eroe della storia, sgretola gli standard di machismo e propone un’immagine nuova.

mononoke

Egli è posato e gentile, animato da un profondo rispetto per la vita equiparabile solo al suo disprezzo per la violenza e la brutalità. San è istintiva là dove Ashitaka è riflessivo, lei è diffidente là dove Ashitaka mostra uno spiccato senso di fiducia. A questi due personaggi, di per sé innovativi, si affianca la dea lupo Moro. Madre del branco, ella parla con voce maschile e tonante quasi a significare che il sesso biologico non è nulla nell’ordine delle cose. Ella è feroce e saggia, potente e rispettata da tutti. Anche la padrona Eboshi è un personaggio singolare. Come già affrontato ne L’ambientalismo nello studio ghibli, spesso nei film dello studio non esistono categorie sclerotizzate di eroe ed antieroe, ma sfumature che portano lo spettatore ad assumere un punto di vista più profondo e relativo sul potere delle scelte individuali mosse da istante altrettanto individuali.

eboshi mononoke

Eboshi è proprietaria della enorme fornace in cui trovano lavoro donne emarginate, altrimenti destinate ai quartieri del piacere, che lavorano sodo in un ambiente che in altri contesti sarebbe certamente stato identificato come maschile: una fabbrica di fusione e lavorazione del ferro. Eboshi è risoluta, venale a tratti, assolutamente insensibile verso le istanze di natura, ma al contempo è una figura emancipata ed altruista che accoglie persino i lebbrosi. In Mononoke hime, oltre alla potenza dei personaggi, traspare un forte messaggio teso a sgretolare le categorie dei ruoli di genere, per definizione socialmente determinati e perciò facilmente distruttibili.

La città incantata

Sono proprio le parole di

, riportate nel libro “The art of Spirited away” a spiegare l’intento femminista di questo film.

è una storia in cui l’eroina viene gettata in un luogo in cui il bene e il male dimorano nello stesso luogo, e in cui lei farà esperienza del mondo. Imparerà l’amicizia e la devozione, e sopravviverà facendo uso del suo intelletto. Attraverserà la crisi, eviterà i pericoli e tornerà, in qualche modo, alla normalità. Ci riesce non perché ha distrutto il nemico, ma perché ha imparato a sopravvivere.Hayao Miyazaki

E ancora ” Lei (Chihiro) è una eroina non perché bella o perchè possiede una mente particolare.” Miyazaki ci regala una protagonista bambina con una rara risolutezza che è tutto ciò che le serve per sopravvivere. Il sottotesto è chiaro: non è la bellezza l’unico attributo di valore di una donna, anzi è qualcosa di accessorio e, di certo, non deve esserne la massima ambizione.

la città incantata poster

Compassione, gentilezza e impegno sono le caratteristiche per superare le avversità, ma anche per tornare nel mondo, nella routine, con una nuova prospettiva. Il film è costellato di personaggi femminili forti, da Yubaba la strega proprietaria dell’Onsen, a Lin la gentile e laboriosa collega di Chihiro dai modi spicci e pragmatici. Miyazaki ci tiene a fare una precisazione.

Vorrei rendere questo film qualcosa attraverso cui le bambine di dieci anni possano trovare ciò che davvero vogliono.Hayao Miyazaki

Miyazaki ha disegnato il suo capolavoro per le bambine, per dire loro che non solo contano, ma che sono protagoniste della loro storia e che, per quanto la sorte sarà loro avversa o la società dirà loro in contrario, con la determinazione potranno realizzare i loro sogni. Il tutto distruggendo il mito della bellezza e della protezione maschile con un solo, magnifico, lungometraggio animato.

Il castello errante di Howl

Sophie, una protagonista femminile estremamente potente e al contempo semplice. Sophie è una ragazza qualunque, con una dolcezza a tratti struggenti che si scontra e si incontra con il mondo imprevedibile, strabiliante e pericoloso di Howl, il bellissimo e vanitoso mago dall’autostima fragile e dal potere enorme. Sophie, tramutata in anziana vecchina, si dedica con abnegazione assoluta ad accudire gli abitanti del castello di Howl, mentre questi lotta con la sua anima sempre più corrotta e contorta. Il finale, ci suggerisce un amore ultradimensionale  e salvifico, capace di far riemergere anche il cuore più compromesso. Sophie non ha bisogno di Howl, non deve nulla, ma vive delle sue scelte e della sua capacità stupefacente di perseverare.

howl poster

La storia del castello errante i Howl, ci narra di un mondo bellicoso, in cui anche la più splendida della magie può essere reinterpretata in chiave bellica, divenendo un’arma di distruzione. Donne potenti e mosse da interessi stringono una rete intorno alla vanità di Howl, ma come in tutti i film di Miyazaki, non esistono cattivi propriamente detti, quanto più anime corrote, male indirizzate o erose dall’avidità. In questo schema, Sophie, come una contemporanea Beatrice con cappello di paglia artigianale, si rimbocca le maniche e con l’esempio, la tempra e la perseveranza, riesce a capovolgere realtà più grandi di lei. Un personaggio semplice, davvero, semplice al punto di essere sublime nella sua inesauribile ordinaria semplicità.

Ponyo

Un altro piccolo capolavoro di straordinaria poesia visiva, una rivisitazione della Sirenetta e alla ricerca di Nemo che certamente non teme il paragone. Una bambina, un pesce e il desiderio delicato di un affetto all’apparenza impossibile, eppure realizzabile. Brunhilde/Ponyo, magica e dolce,  corre sul mare pur di raggiungere Sosuke. Un amore così delicato che quasi sembra inopportuno parlarne, le parole non potranno mai essere in grado di esprimere quello che Miyazaki ci regala in questo film. Anche in Ponyo, troviamo donne indipendenti e dinamiche. Lisa, sposata con un marinaio ed impiegata in una casa di riposo si occupa del figlio in autonomia. Quando il marito non rientra, si arrabbia, sillaba un continuo BAKABAKABAKABAKA in codice e manifesta apertamente il suo malcontento, non cedendo alle lusinghe. Eppure, nonostante il dolore effettivo che quell’assenza sembra provocarle, lei reagisce, non scadendo mai nella fanciulla in trepidante attesa dell’amore lontano. Gran Mamare, la madre di Ponyo, una divinità potente che persino il compagno, Fujimoto, teme di disturbare per quanto la sua indole sia gentile. Le immagini, lo sgomento sul viso di Fujimoto, e la serenità sul volto di Gran Mamare fanno percepire allo spettatore il potere sovrumano di questo personaggio che mai ne abusa. Ed infine, la piccola Ponyo, principessa nei mari che sceglie un amore terreno, una vita umana, delicata e poetica. Una scelta compiuta da sé e per sé, il salto dai marosi alla vita sulla costa, così simile a quelle di Okinawa, è un’opera di volontà assoluta e personale. Una determinazione che arriva a mutare la stessa struttura cellulare di questa piccola protagonista, ancora una volta una creatura potente nella sua sorprendete semplicità: una bambina.

Ponyo - Ghibli

Si alza il vento

Un film storico, la cui narrazione scivola tra i drammi che hanno sconvolto il giappone nel primo 900, il terremoto del Kanto, il conseguente incendio che ha carbonizzato Tokyo e l’avvio verso la stagione della guerra. In questo scenario drammatico, i due protagonisti Jiro e Naoko si amano di un amore fine come il sospiro di un vento di colline. Naoko si ammala presto e la loro storia prende una piega drammatica data da un matrimonio voluto, desiderato, quanto breve. Sarà proprio Naoko ad abbandonare il marito per non costringerlo al ruolo di infermiere e futuro testimone della sua morte. La potenza di un personaggio innamorato, in un Giappone in cui i ruoli di genere sono più che cristallizzati, di allontanarsi dall’amore della sua vita per morire con dignità e senza imporre un peso atroce sulla vita dell’altro, lascia una sensazione torbida di commozione e dolore nello spettatore, affranto, disperato eppure ammirato.

si alza il vento

Cos’ha di straordinario tutto ciò?

I ruoli di genere in Giappone sono molto definiti, in una società che valuta la continuità e la tradizione come massime espressioni sociali c’è poco spazio per chi suona fuori dal coro. Eppure, Miyazaki fa proprio questo, sceglie messaggi potenti e in grado di ribaltare i pilastri fondamentali della società giapponese, come il ruolo della donna così profondamente legato all’unità familiare. Donne indipendenti con caratteri che esulano dallo stereotipo standardizzato di ciò che è considerato femminile, disegnano trame magnifiche e fantastiche, assumendo controllo, autonomia e compiendo gesta eroiche. Gli stessi personaggi maschili assumono caratteristiche socialmente inaspettate quali sensibilità, raziocinio e dedizione al prossimo. Nel mondo magnifico di Miyazaki scorrono fotogrammi di rivoluzione, in cui i generi perdono di significato e i personaggi seguono sentieri a prescindere da ciò che la società si aspetta da loro.

Femminismo è la parola che cerchi

I ruoli sono destrutturati, la tradizione e le aspettative sociali vengono tradite ed abbandonate, per disegnare immagini di rivendicazione, indipendenza e potenza. Donne eroiche, bambine indipendenti, personaggi femminili arrivisti e determinati a fare uso della forza, una ragazza normale che attrae un ragazzo che della bellezza si nutre, un mago gender bender, l’assoluta libertà dallo schema fanciulla in pericolo e la sfolgorante brutalità di una principessa delle foreste rendono i film dello studio Ghibli decisamente femministi. Si evince una costruzione dei caratteri determinata dall’anima dei personaggi stessi e non dal loro sesso biologico, come invece spesso accade. Nei film di Miyazaki le persone lottano spesso per qualcosa di più grande ed ineffabile chiaramente universale, qualcosa di inafferrabile e profondamente giusto: l’amore, ma in un senso più alto, assoluto e contemplativo. Un amore esteso alla terra, alle persone, al mondo degli spiriti come a quello umano, un amore struggente o un amore familiare, ma pur sempre amore. L’amore qui assume caratteristiche talmente ampie da abbattere anche la concezione classica dello stesso, non si tratta dell’amore di un uomo da conquistare per essere considerate degne, donne o quant’altro, ma di amore per tutto, sé stessi prima di tutto. Un amore che per quanto incredibile e strabiliante, Miyazaki ci insegna essere sempre a portata di mano, anche alla portata di quella di una bambina di 10 anni persa in un mondo di spiriti e mostri.

 

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