Il sistema delle caste in India

Aprile 1, 2020 Always Ithaka No comments exist
0 Condivisioni


Il sistema delle caste è una realtà quotidiana in India, nonostante l’abolizione ufficiale avvenuta nel 1947 con la neonata Indipendenza. Imbattersi nella divisione in caste è abbastanza semplice, talvolta persino troppo.

Sapete cosa sono le caste?

Jaipur è un gioiello, una pietra ruvida e rosea da osservare in ogni sua minima venatura. Per visitare il forte Jaigarh prendiamo un taxi verso le prime luci del mattino. Il tassista ci fissa con insistenza nello specchietto, puntando su di noi uno sguardo severo e scuro, inasprito dai bulbi oculari gialli. Nei primi minuti si limita a tentare di venderci esperienze uniche e imperdibili. Una volta rifiutata l’ultima proposta fa una pausa lunga, fissandoci. Save ed io ci chiediamo con lo sguardo come faccia a guidare.

“Sapete cosa sono le caste?”

Aspettiamo a rispondere, non vogliamo dire di sì e dargli l’idea di non voler parlare con lui o, peggio, di essere due occidentali convinti di sapere tutto. Perché la verità è che sappiamo bene cosa sono le caste, ma non avendole mai vissute sulla nostra pelle non possiamo guardare un indiano e archiviare così una conversazione sul tema. Al nostro silenzio pieno di dubbi, il tassista s’inferocisce visibilmente.

“Dall’occidente viene tanta gente che non sa niente dell’India”.

Al nostro tassista non piacciono i turisti occidentali.

“Sappiamo cosa sono, le si studia anche a scuola. Però non le conosciamo davvero.” le parole mi escono velocissime, nel timore di averlo offeso.

Rilassa le spalle e sorride, per la prima volta.

“Le studiate a scuola?” inorgoglito,comincia a raccontarci cosa siano le caste, nel dettaglio, dalla prospettiva di un appartenente alla casta Vaishya.

Origine delle caste

Il sistema delle caste in India si è affermato in età vedica, ovvero tra il 1500 e il 100 a.c, quando le tribù ariane si insediarono stabilmente nel nord dell’India. I villaggi erano dediti alla pastorizia ed erano guidati da un capo, un guerriero chiamato raja, che forniva protezione in cambio di tributi. Il bestiame era la più grande ricchezza nella società Vedica, ma anche le principale fonte di conflitto. Il raja disponeva di un nugolo di sacerdoti a lui legati, i Bramini, i quali componevano testi sacri in sanscrito, i più noti pervenuti a noi sono i veda, da cui il nome del periodo storico. Il sistema delle caste detto varna, “colore”, fu fondato a partire da una distinzione di tipo somatico per cui gli ariani, aventi la pelle chiara, erano distinti e considerati superiori agli abitanti più scuri. La società venne divisa in  quattro gruppi a seconda della mansione svolta. Al vertice stavamo i bramini, la casta sacerdotale, seguivano i guerrieri, i kshatriyai vaishyala casta mercantile e chiudevano i servitori, gli shudra.

Il sistema era destinato a durare per 3000 anni, subendo modifiche e aggiunte. Una 5° casta venne aggiunta per comprendere tutte le persone che svolgevano mansioni considerate impure, quali l’ostetricia, la medicina,la conciatura di pelli, la cremazione, la pulizia delle strade e delle latrine pubbliche, il lavaggio di indumenti e la macellazione degli animali. I dalit, sono considerati fuori casta, dei paria sociali, da tenere lontano dalle altre caste per evitare che le contaminano. La segregazione dei dalit è solo una delle tante rigidità regolatrici del sistema, caratterizzato da una fortissima immobilità sociale.Barbiere in India

Le caste sono il corpo del paese

“Pensate al corpo che è fatto di tante parti tutte unite ed importanti.” ci dice il tassista, svoltando in un quartiere di case basse e colorate.

“C’è la testa, la parte del pensiero, rivolta agli dei. I Bramini sono la testa, ci aiutano e parlano per noi con gli dei. Quando vai da un bramino lui ti ascolta, legge la tua mano e ti spiega come fare per vivere bene. Ti consiglia una pietra, come questa.” Alza la mano destra e si piega verso di noi allungando le dita su cui brilla un grosso anello d’oro con una bella pietra verde al centro. In India la guida è a sinistra, quindi la macchina sbanda nella via stretta. Il nostro cicerone se ne cura poco, la mano sinistra intenta a compensare il movimento brusco e gli occhi duri fissi nei nostri.

“Questa pietra mi protegge e mi aiuta a raggiungere i miei obiettivi nella vita”.

Ci crede, profondamente. Annuiamo, per invitarlo a descriverci il resto del corpo dell’India.

“Poi vengono le spalle e il torace, no? Dove il cuore batte e tiene in vita tutto il resto. Le spalle muovono le braccia che proteggono il corpo e lo mantengono forte. I guerrieri e i governanti sono il nostro busto, la nostra spina dorsale, che tiene insieme tutto e difende il nostro cuore, la nostra vita.” Ci indica,sempre con la mano destra le spalle e il busto.

“Qui, il ventre è importante.” Una batte sul suo stomaco, gonfio e prominente. ”  Questo significa essere vaishya , una persona che cura il ventre e lo nutre. Commercianti e lavoratori, come me. Noi nutriamo il corpo del paese.”

“Le gambe ci portano in giro e ci sostengono, sono le prime ad entrare in un luogo e fanno forza quando serve. Gli shudra sono i servitori.” Ne parla in maniera sbrigativa, quasi ne parlasse più per obbligo.

Statua Indiana in Strada

“Infine ci sono i piedi.” La sua voce cambia radicalmente, una vena forte di durezza riempie le note leggere che avevano accarezzato il nome dei Bramini e dei kshatriya. Il disprezzo deforma l’orgoglio con cui aveva parlato dei vaishya, la sua casta.

“I piedi toccano terra e sono impuri, non bacereste i vostri piedi. Però vi servono, per separate il corpo dalla sporcizia del suolo, per evitare che vi macchiate. Servono, ma non per questo vi piacciono.”

Non dice il nome dalit. Non aggiunge altro e tace per un po’, finalmente fissando la strada.

Le caste

Le caste sono un sistema rigido in cui si viene classificati per diritto di nascita, perciò non è ammissibile cambiare casta nel corso della vita. In buona sostanza è un sistema di immobilità sociale e totale accettazione dello status quo a matrice religiosa. I dalit sono tenuti in una forma di schiavitù basata sulla casta che sfocia in regimi di schiavitù sessuale o lavoro minorile.

In India è presente il sistema più famoso, ma le caste sono presente anche in altre società asiatiche, africane e medio orientali.

Suonatore Indiano

 

L’abolizione delle caste

L’India ha dichiarato la propria indipendenza dal Regno Unito nel 1947, nella stessa notte il Pakistan dichiarò la propria indipendenza dall’India. In quest’afflato di liberazione anche le  caste furono formalmente abolite, ma la riflessione è persino antecedente. Il Patto di Poona, firmato 24 settembre del 1932, fu firmato un accordo tra Ghandi e il leader del movimento dei dalit, il dottor Bhimrao Ramji Ambedkar riguardo il destino delle caste una volta conquistata l’indipendenza. Amdedkar desiderava liberare i dalit dal clima di segregazione e disprezzo in cui dovevano condurre le loro vite, Gandhi era orientato a guadagnare un seguito maggiore e i dalit erano consistenti in numero già allora.

«Io penso che le caste abbiano salvato l’Induisimo dalla disintegrazione. Ma come tutte le altre istituzioni hanno sofferto di “escrescenze”. Io considero fondamentali, naturali ed essenziali soltanto le quattro divisioni. Le numerosissime sottocaste possono essere qualche volta un vantaggio, ma spesso rappresentano un impedimento.” M.K. Gandhi.

Per Gandhi le caste erano strati interconnessi, per Amdedkar erano delle rigide divisioni. Il primo era di estrazione Baniania, una sottocasta mercantile, e il secondo proveniva da una famiglia di Intoccabili. Gandhi si sarebbe ravveduto nel corso della sua vita, asserendo che le caste fossero un retaggio tradizionale da superare, superfluo nella nuova India.

mercato Indiano

Le caste nella costituzione indiana

Con l’entrata in vigore della nuova Costituzione, nel 1950, le casse vennero legalmente regolate.

All’articolo 15,parte III, diritti fondamentali, viene fatto specifico divieto di discriminazione per motivi di religione,casta,sesso o luogo di nascita.

“The State shall not discriminate against any
citizen on grounds only of religion, race, caste, sex, place
of birth or any of them.”  clicca qui per il testo integrale.

Nell’articolo 17,invece, possiamo trovare la formale abolizione della casta degli intoccabili.

“Untouchability” is abolished and its practice in
any form is forbidden. The enforcement of any disability
arising out of “Untouchability” shall be an offence
punishable in accordance with law” clicca qui per il testo integrale.

Le caste non furono abolite ma fu imposto il divieto ad usarle come metodo discriminatorio. La casta dei dalit fu ufficialmente abolita e con essa ogni forma di diseguaglianza ad essa connessa.

Le caste oggi

Le caste non solo esistono ancora, ma persino quella dei dalit è ancora presente nel tessuto sociale indiano. Passeggiando per Jaipur si vedono i barbieri svolgere la loro mansione impura ai lati della strada, seduti sulle ginocchia su lenzuola bianche, accanto a bacinelle piene d’acqua e rasoi affilati. Mentre lavorano non sfiorano con la pelle nemmeno per errore l’epidermide del cliente. Conservare parzialmente un sistema elitario e classista implica che le discriminazioni ad esso correlate permangano, anche andando contro la legge stessa. Attualmente nemmeno nel censimento formale vengono riconosciuti tutti i dalit, spesso musulmani, di cui quindi non vengono negati solo i diritti, ma anche l’esistenza. Secondo le stime redate dall’ International Dalit Solidarity Network (IDSN), in India ci sarebbero circo 300 milioni di dalit corrispondenti ad un quarto della popolazione.

Aquilone Indiano

Uber pop e i dalit

Il nostro tassista non ama gli intoccabili, non ama parlarne e non credo ami il fatto che esista un’associazione che aiuta le donne di origine dalit a svolgere il suo lavoro. Dal 2016 Uber Pop e Ola, con il patrocino della NSKFDC, circa 400 ragazze di casta intoccabile sono state formate come tassite. Una rivoluzione considerando la discriminazione senza pari di cui sono oggetto in quanto donne, povere e,per di più dalit.

 

Discriminazione di casta

La discriminazione di casta comporta abusi di vario tipo tra cui la violazione, pressoché costante, dei diritti civili, sociali, politici, economici ed umani degli individui.

L’associazione International Dalit solidarity Network lavora perchè i dalit abbiano accesso ai diritti fondamentali quali:

  • diritto alla sicurezza fisica e alla vita
  • diritto ad essere liberi dalla violenza
  • diritto alla giustizia e ad un processo equo
  • diritto alla parità di accesso ai servizi pubblici e sociali
  • diritto all’istruzione
  • diritto all’identità culturale
  • diritto alla libertà di religione
  • diritto al matrimonio per libero arbitrio
  • diritto alle pari opportunità e alla scelta dell’impiego
  • diritto alla salute
  • diritto a cibo, acqua, servizi igienici, abbigliamento e alloggio adeguati.

Alcuni dalit sono più uguali di altri.

Con il passare del tempo i dalit hanno cominciato a scendere in piazza, protestando contro le discriminazioni di cui sono oggetto e pretendendo quote dedicate negli impieghi. Anche tra i dalit però ci sono delle discriminazioni. Se i Parlamento indiano ha accordato un 10% di quote negli impieghi pubblici per le persone provenienti dalle caste povere, i lavori vengono sempre concessi ai poveri di fascia alta. I dalit cristiani e musulmani rimangono in fondo alla piramide, discriminati e dimenticati persino nelle leggi fatte per aiutare i poveri.

La fortezza delle caste

Scendiamo dal taxi e cominciamo la lunga salita al forte sotto il sole cocente. Discutiamo di quell’ombra di odio che ha rarefatto l’aria della macchina. Non ce la sentiamo di avercela con Premal, lui è il frutto del mondo in cui è cresciuto, certamente a lui va bene così e non farà nulla per cambiarlo. Pensiamo ai primi dalit con i quali abbiamo avuto a che fare in Nepal, ai ragazzi e ai vecchini curvi come erba riccia, che ogni tanto vediamo spazzare e pulire i canali di scolo o trasportare pesi immani in grosse ceste fissate al collo.  L’Induismo e le caste sono fortemente collegati, intrecciati come fossero un unico filo di sostegno del sistema sociale. Eppure l’ingiustizia, la violenza e la discriminazione sono visibili ad occhio nudo. I dalit sono bloccati in uno strato sociale a malapena riconosciuto dallo stato, forzati per nascita a svolgere mansioni degradanti in condizioni precarie perché la loro stessa vita vale meno dello sforzo di aiutarli. I dalit non hanno voce poiché esclusi da qualunque forma di aggregazione sociale e intervento politico. Per questo mentre saliamo al forte prendiamo appunti. Per questo ogni volta che u intoccabile ha incrociato il nostro cammino lo abbiamo salutato sorridendo, osservando la dovuta discrezione per non metterlo a disagio. Troppe persone nel mondo vengono dimenticate per via un’etichettatura crudele, il nostro compito come viaggiatori e guardali negli occhi e, se possibile, parlare con loro per poter parlare anche per loro. Sperando un giorno di poter distruggere le mura di questa coriacea fortezza sociale.

 

 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *