Il turismo che vorrei

Giugno 18, 2020 Always Ithaka 1 comment
16 Condivisioni


Il turismo che vorrei, che vorremmo, è una cosa a cui pensiamo spesso, spessissimo. Siamo sulle Dolomiti, seduti al tavolo di legno massello nel centro del salottino. Le pareti in legno circondano le ampie vetrate delle finestre che aprono la vista sulle Dolomiti di Brenta. Guardo il bosco, le nuvole basse che lo sfiorano celando grosse porzioni di montagna. Il turismo che vorrei, che turismo è? E perché lo vorrei? Dovrei essere l’unica a volerlo, o meglio dovremmo essere gli unici o dovrebbe tutto il turismo essere così? Ebbene sono giorni che mi pongo queste domande, che osservo colleghi travel blogger proporre la loro idea di turismo post quarantena, che faccio ricerca, che ascolto Save raccontarmi di alcune scoperte davanti al camino, acceso per evitare di usare il riscaldamento. Il turismo che vorrei è un turismo davvero diverso dal turismo che abbiamo, ma crediamo fermamente che sia il turismo del futuro. O almeno, l’unico turismo che potrà avere un futuro senza distruggere il futuro del pianeta.

Trilioni in Turismo

Il turismo non fa bene. Questa è una realtà con cui dobbiamo cominciare a fare i conti. Il turismo come lo viviamo da 50 anni non fa bene al pianeta e alle persone. Ha fatto solo bene all’economia. Il terzo settore si nutre dei servizi generati dal turismo e dall’incredibile quantità di denaro che riesce a produrre. Interi paesi vivono letteralmente grazie al turismo, alcuni, come l’Islanda, si sono salvati dalla crisi del 2008 proprio grazie al turismo. Eppure, questo turismo massificato e stereotipato, che si muove in branco per scattare una foto e conquista migliaia di chilometri in poche ore non fa bene. I critici del turismo sostenibile, dati alla mano, mi rammenterebbero che il turismo di massa, che tanto critico, ha prodotto una ricchezza stimata intorno ai 8,27 trilioni di dollari nel solo 2017. Solo in Europa , dati in base 2016, 1 su 10 attività economiche non finanziarie apparteneva al settore turistico e dava lavoro a circa il 9,5% delle persone impiegate nei servizi economici non finanziari. Qui, nel nostro bel paese, nel 2017, 421 milioni di notti sono state spese nelle strutture turistiche. Dati alla mano, il turismo è un colosso economico impressionante,ma, sempre dati alla mano, questo non lo redime dai danni prodotti dalla sua sregolatezza.

Turismo di massa

Il grosso problema è proprio come questa esorbitante massa di denaro viene spesa. Se, utopicamente, tutto questo denaro venisse speso in esercizi con un basso impatto ambientale, che propongono attività nel rispetto dell’ambiente e della popolazione locale, con un impegno attivo a promuovere le strutture gestite dai locali che forniscono buoni livelli di formazione ai dipendenti, il turismo salverebbe il mondo. Ed è la ragione per cui siamo qui, per cui abbiamo aperto questo blog, dare il nostro contributo come viaggiatori affinché questo accada. La realtà dei fatti però è ben lontana da tutto ciò. In principio i viaggi erano materia per coraggiosi esploratori, sprezzanti del pericolo e decisamente supportati da una buona dose di risorse. Con il tempo si è evoluto, rimanendo un privilegio elitario di pochi. La borghesia è riuscita ad intaccare la barriera tra chi aveva il potere di viaggiare e chi no, portando anche la middle class in villeggiatura. Infine, il turismo si è massificato, rimanendo, però, paradossalmente elitario. Solo chi vive in alcuni paesi ha il diritto e la possibilità di muoversi, tutti gli altri sono bloccati o costretti ad immigrare. Con il termine turismo di massa si intende la visita in una destinazione di villeggiatura fatta da un gran numero di persone che seguono, in maniera più o meno elastica, lo stesso percorso. La cifra distintiva del turismo di massa è il volume di persone che sposta.  Dal fenomeno del turismo di massa di genera l’overtourism, ovvero la congestione dei luoghi turistici generata dalla massa di visitatori e che sfocia in disagi per chi vive in quei posti .

Turismo di massa

KankoKogai

Kyoto è un esempio lampante di come il turismo di massa riesca a soffocare la popolazione locale. La capitale antica è un museo a cielo aperto in cui la tradizione e la storia incontrano la contemporaneità e, purtroppo, i suoi turisti. I turisti a Kyoto sono riconosciuti alla stregua di una forma di inquinamento poiché inficiano la qualità della vita e la salute della città. Gion, il quartiere tradizionale più famoso della città, ha subito un fortissimo stress dato dalla presenta di migliaia di turisti. In questo quartiere sono presenti molti ristoranti tradizionali dove si esibiscono le geiko. Dal pomeriggio alla sera i turisti si appostano nel quartiere per riuscire a fotografare le geiko. Non appena una ragazza in kimono compare dallo scorrere una porta in carta di riso e legno, la folla si eccita. Le persone si avvicinano in massa, le braccia tese, i telefoni o le macchine fotografiche in mano, per scattare una foto. Le geiko, ma più spesso le apprendiste maiko, camminano velocemente al punto che sembrerebbero scivolare sull’aria, non fosse per il suono dei geta sui lastroni in pietra della via. In poco tempo cercano di sparire nuovamente dietro una porta. Svanita la visione la massa isterica si calma e riprende a passeggiare per la via in attesa del prossimo boato che indica l’uscita di una ragazza. Gli abitanti di Kyoto sono furiosi. Persino accompagnare i figli a scuola diventa difficile con una massa di persone che intasa la strada. Il suono della città, la sua anima intrinseca, quella che un giapponese definirebbe miyagi, sembra essere sepolta sotto le urla eccitate, le chiacchiere a voce alta, lo sventolio dei bastoncini dei selfie e le confezioni di plastica abbandonate al parco. Kyoto sta morendo agli occhi di chi la abita. Kankokogai è il termine con cui, alle assemblee cittadine, si parla dell’inquinamento da turisti.

Asakusa Tokyo

Design del viaggio

Il  turismo, come ogni fatto umano, non smette di evolversi. Oggi siamo arrivati ad un fenomeno che si chiama design del viaggio. Si vede una tal foto, magari virale, e si desidera visitare quel luogo e fare la medesima foto. Questo si traduce in code, masse esorbitante di turisti nel medesimo luogo e un sacco di fotografie tutte uguali. Un ruolo cruciale è giocato dagli influencer che, con qualche posa innaturale e un filtro ben piazzato, sanno far sognare migliaia, se non milioni di persone. A volte, la pressione e la competizione spingono queste figure a fare foto estreme o in luoghi non accessibili, violando divieti, regole morali e di sicurezza. Senza entrare nello scabroso, Luca *ezil, con un account da quasi un milione di follower, ha generato 57mila like con una foto scattata in Piazza Gae Aulenti dentro un’aiuola della Biblioteca degli alberi in cui è vietato l’accesso proprio per non danneggiare i fiori. Non felice di aver infranto un divieto scritto su cartelli che si ripetono ogni 2 metri intorno all’aiuola, ha persino colto dei fiori per realizzare lo scatto. Fiori piantati dal comune, con il proposito di costruire uno spazio pubblico in cui il verde sia il protagonista. Abbiamo passeggiato in Gae Aulenti qualche giorno dopo la pubblicazione e il numero di persone dentro le aiuole intente a scattare la medesima foto ammontava ad almeno 4. I buchi nell’aiuola dati dallo schiacciamento dei fiori indicavano che la tendenza era ben più diffusa. Questo l’esito di una sola foto, prodotta da un solo influencer, sul quale mi duole ammettere avrò altro da raccontarvi.

Fiori in gae aulenti

Cultura, la grande vittima

I luoghi affollati sono solo uno dei problemi generati dal turismo di massa. Questo leviatano di persone di muove e scava sentieri nelle vite e nelle abitudini dei locali. Quando i turisti scelgono una location e la frequentano in massa, i locali si adattano e vi trasferiscono le attività che potrebbero attirare il turista. Se un mercato dista un chilometro dalla massa inerte, i venditori seguiranno il flusso di denaro. Le abitudini cambiano e con esse la dignità dei luoghi. In Thailandia i templi sono considerati attrazioni turistiche e come tali sono trattati. Le funzioni sono subordinate, quando non riallocate, in funzione degli ingressi dei visitatori. Non siamo noi ad adattarci al luogo, ma lo modifichiamo per noi. Le tradizioni, gli usi, si piegano alla domanda. Le danze tradizionali diventano spettacoli da resort, le celebrazioni materiale fotografico, la storia di Roma i centurioni fuori dal Colosseo. La cultura si sgretola sotto il peso del denaro, soprattutto in quei paesi in cui le prospettive sono limitate, i guadagni pochi e i turisti tanti.

Diritti umani

I diritti umani sono costantemente lesi dal turismo di massa. Le persone arrivano, pagano, vedono, giudicano, sorridono e se ne vanno. Esistono interi paesi in cui il turismo di massa è orientato al turismo sessuale, in cui conviene di più prostituirsi che investire nello studio. Questa tendenza accresce la precarietà sociale, segna il destino della popolazione e condanna l’economia visibile ad essere surclassata da quella sommersa. A Cuba, per esempio, si guadagna di più facendo l’animatore negli alberghi che il cardiochirurgo. In India fingersi uno Shadu, un santone, e guadagnare con l’accattonaggio è certamente più conveniente che vendere frutta, anche se ne escono sconfitti sia la sacralità della figura sia la dignità della persona. Rapire i bambini, mutilarli e costringerli ad accattonaggio e prostituzione è un business molto più redditizio della gestione di una pensione a conduzione familiare.

Nepal Bambino terremoto

Turismo Animale

Foto, esperienze wild, contatto con gli animali. Il turista torna a casa soddisfatto, fiero di aver vissuto a contatto con la natura e carico di foto per testimoniarlo. Nello stesso momento in cui scorre le foto sul volo di ritorno, l’elefante su cui ha fatto il trekking viene arpionato con l’unico da domatore perché segua la giusta direzione. Nell’istante in cui un ormai evergreen Luca *ezil posta una foto di lui a Jamaa el fna con un serpente sulle spalle, per concludere la campagna di Stradivarius, il serpente viene gettato a morire di stenti perché le piaghe sulla bocca cucita sono ormai purulente e puzzano troppo per avvicinarlo ai turisti. Mentre qualcuno racconta di come sia stato emozionante lavare un piccolo elefante, di quanto sia stato divertente vedere una scimmia fumare o un’orca portare sul dorso un domatore, l’animale in questione mostra i segni della degenerazione neurologica tipica della cattività. Nell’istante in cui state leggendo questa riga pensando che forse sono solo una vegana rosicona che esagera, milioni di animali nel mondo stanno venendo torturati perché qualcuno un giorno possa pagare per vederli fare qualcosa di innaturale.

Luca Marrakech serpente

Carne di Balena e  Pinne di Squalo

Il turismo di massa spesso sviluppa un gusto per l’esotico, sia esperienziale che culinario. è quindi disposto a pagare per mangiare animali strani, particolari o a rischio di estinzione. Bistecche di balenottera al sangue, zuppa di pinne di pescecane e mani di scimmia sono il nuovo menù dell’avventuriero. Un avventuriero che magari, ma non necessariamente, sa che sono animali a rischio di estinzione e vive nel mito per cui l’uomo debba sempre perseguire il suo interesse poiché insito nella sua natura. Questo avventuriero non giudica il figlio di Trump per il criminale che è quando posta foto di sé con un leone appena abbattuto in Africa. Potrebbe persino ammirarlo mentre decide di assaggiare un pipistrello in un wet market. Quello che crede di sapere è proprio di sapere tutto e di avere, in ultima analisi, diritto a tutto. Quello che,spesso, non sa è che balene e squali sono sottoposti ad una pesca barbara, gli squali, in particolare, vengono pescati, bastonati, privati delle pinne e gettati in mare agonizzanti, il cosiddetto fenomeno del finning. Potrebbe saperlo e potrebbe non importargli. Sono due le cose che per certo non sa o non sa capire. In primo luogo, una volta distrutto l’equilibrio animale negli ecosistemi questi muoiono. La Terra è composta da diversi tipi di ecosistemi interconnessi, ciò significa che dalla vita di uno dipende la vita di un altro e così via in una perfetta sintesi. Morto un ecosistema, comincia a morire la Terra. Morta la terra, morti gli insetti, gli insetti, morte le piante, morti gli Oceani e morta la vita, muore anche l’Uomo. E questa è scienza. L’altra cosa che non sa o non capisce è che dal contatto ripetuto con la fauna selvatica si generano le zoonosi, mediante un processo di spillover per cui in virus fa il salto di specie. Il coronvirus responsabile della pandemia di COVID-19, di cui siamo testimoni,  è il frutto di un salto di specie. Come pure Ebola, HIV-1 E HIV-2 responsabili di AIDS, Hendra, la Febbre Q e un sacco di altri mostri invisibili, magari poco noti, in grado di distruggere la popolazione umana con morti lente e dolorose. Quello che non sa è che il suo comportamento, lo ucciderà. Magari non lui, magari i suoi figli, i suoi nipoti o, peggio, la sua specie.

Il turismo che vorrei

Il mio intento non è quello di farvi credere che viaggiare sia sbagliato o di farvi venire l’ansia, ma di essere sincera. Dire che il coronavirus è brutto, che la povertà è sbagliata o che gli animali meritino rispetto e poi scegliere di trascorrere le ferie in un Hotel di lusso di una catena internazionale, dare la mancia ad una elefante dopo che ha dipinto e voler mangiare la pizza con la mozzarella di bufala in Asia è una contraddizione in termini. Dobbiamo guardare in faccia la realtà, capire quanto sbagliamo e cominciare a cambiare. Se tutte le persone abbastanza ricche da poter fare almeno un viaggio all’anno, anche sul proprio territorio nazionale, cominciassero ad informarsi e farsi onesti esami di coscienza, il pianeta sarebbe salvo. A volte si fraintende il concetto “un passo alla volta”, non vuol dire fare una piccolezza ed essere a posto con sé stessi, significa iniziare da qualcosa e continuare in quella direzione.

mercato Indiano

Il nostro esame di coscienza

Anche noi sbagliamo e tanto. Tra un anno, probabilmente, revisionerò alcuni articoli sul turismo sostenibile per poterli migliorare e mi troverò sciocca e ingenua in alcune frasi. Anche noi, ora, abbiamo dei comportamenti sbagliati, questo è poco, ma sicuro. Ciò che conta è che siamo consci e attivi nel voler migliorare, siamo pronti a guardare chi siamo e limitarci se il nostro operato dovesse essere troppo lesivo.

Il turismo che vorrei

Il turismo che vorrei è il turismo del futuro, l’unico possibile. Il turismo che vorrei è l’unico che ha capito realmente la portata di questa pandemia e i dati che abbiamo letto in questi mesi. Il turismo che vorrei rispetta l’ambiente, frequenta strutture locali dove gli impiegati sono assunti regolarmente e trattati con dignità. Il turismo che vorrei non mangia animali, men che meno in via di estinizione, non li cavalca, non li tocca e non li indossa, li incontra con guide preparate nel loro habitat naturale senza intaccarlo o invaderlo. Il turismo che vorrei denuncia i connazionali che indulgono al turismo sessuale, che comprano oggetti vietati. Il turismo che vorrei si indigna e agisce quando vede qualcosa che non va. Quando sente, a Phuket, un deficiente parlare dei Thailandesi come fossero incapaci e invoca pratiche colonialiste per insegnar loro a vivere, si ferma e lo costringe a capire l’abominio che ha detto. Il turismo che vorrei non ama farsi ispirare da sterili pose e pochi contenuti. Il turismo che vorrei non è ricco, ma capisce l’importanza id spendere il proprio denaro, per quanto poco , nel luogo che visita. Il turismo che vorrei non sfrutta la pandemia di covid-19 per farsi ospitare gratuitamente da strutture ferme da mesi in cambio di visibilità e qualche foto scadente, soprattutto se presenta numeri gonfiati.

ll turismo che vorrei è sostenibile, interessato ed empatico. Il turismo che vorrei siete voi, che avete letto questo articolo con la speranza di capire come fare del bene e viaggiare questo mondo magnifico. Il turismo che vorrei siete proprio voi che salverete il mondo,con piccoli gesti con amore.

 

Consigli di lettura e non solo

Vi vorrei consigliare qualche lettura, ma anche qualche blog e profilo di valore in cui potrete trovare cultura, contenuto, impegno e/o attivismo.

I libri

1 Comment on “Il turismo che vorrei

  1. Una bella botta alla coscienza di ognuno.
    Sarebbe davvero bellissimo che tutti cominciassimo ad attivarci in questo senso. Tutti insieme dobbiamo costringere i governi ad educare ed informare in questo senso. Con questo intendo dire che, nel mio piccolo, penso che il movimento deve partire sia dal basso che dall’alto in maniera sistemica per raggiungere un obbiettivo necessario per la sopravvivenza del pianeta.
    Questa vostra attività, ha già raggiunto dei risultati straordinari, quantomeno con dei vostri amici.
    Complimenti ragazzi 👏

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *