La “parte” che vuole il suo ruolo, una passeggiata tra indipendentismo e portoni.

Ottobre 12, 2016 Always Ithaka

12 Ottobre 2016 / by Always Ithaka

Zanzibar è un arcipelago costituito da circa 40 isole e isolotti dalle perlacee spiagge cullate dall’oceano Indiano. La sua isola principale è Unguja, sede della capitale Zanzibar Town e del Parlamento autonomo, frutto di lotte e rivendicazioni indipendentiste che animano dal profondo l’isola. La natura di questo afflato indipendentista affonda le sue radici nel multiculturalismo storico di Zanzibar. Passeggiando per la capitale, in particolare a Stone Town, la città vecchia, odori,colori e forme manifestano la commistione di elementi orientali, mediorientali, indiani, coloniali e africani accostatisi gli uni agli altri in conseguenza al traffico portuale nato dalla centralità strategica dell’arcipelago nelle tratte commerciali dell’Oceano Indiano. Diversi componenti fanno risaltare il meltin’ pot agli occhi del viaggiatore, anche del meno attento, dai portoni indiani,ornati con spuntoni respingi elefanti, e arabi, finemente vergati con versetti coranici, all’impressionante vicinanza tra la chiesa anglicana della città e la moschea, talmente attigue da dare la percezione che il minareto e il campanile si sovrappongano. O che si abbraccino per i più romantici. E dunque nella diversità risiedono pregi e ambizioni zanzibarine. Dal pluralismo culturale esperibile nell’equità con cui la popolazione parla come lingue madri sia l’inglese che lo swahili o celebra matrimoni interetnici tra bantu, indiani e arabi, da queste realtà sorge la domanda di indipendenza. Una richiesta assordante,a tratti, che se da un lato pare essere inascoltata dall’altro ha portato ad un incremento delle concessioni e ai tentativi,dagli esiti positivi, di migliorare i rapporti tra il governo Tanzano e quello Zanzibarino. Anche tra isolani e continentali v’è una costante commistione e non solo per questioni prettamente economiche, le famiglie si uniscono e formano incuranti della separazione fisica e pare che, spesso, a Shark Plaza, la piazza in cui gli uomini si ritrovano a parlare di politica, o a giocare a scacchi, capiti frequentemente di udire contrastanti opinioni separatiste o unioniste uscire dalla bocca di uomini appartenenti al medesimo nucleo familiare.
Attualmente Zanzibar possiede un proprio governo con uno parlamento che viene eletto all’incirca ogni 5 anni,come il gemello continentale , possiede una notevole autonomia amministrativa, declinata soprattutto nella gestione degli affari interni, e possiede una propria costituzione. La Tanzania, dopo un lungo dibattito su cosa fosse e come si inserisse l’arcipelago nel sistema di stati, dal 2008 lo considera “uno stato a livello interno e un semi-stato a livello internazionale”, pur mantendo la dicitura “parte” nella specificazione della natura del paese insulare nella sua costituzione.
Quale futuro dunque? A sentire metà della popolazione otterranno l’indipendenza prima o poi, a prestare orecchio all’altra metà non accadrà. Quanti vogliano la realizzazione di uno scenario piuttosto che un altro non è statisticamente rilevato, per ragioni ovvie quanto meschine. A sentimento la maggior parte desidera l’indipendenza completa. Quante e quali siano le conseguenze potenziali di un distacco si dicono disposti ad affrontarle, a testa alta, con i loro mezzi. Fare previsioni in sistemi instabili come quello Tanzano è talmente complesso che tocca rimettersi alla Storia, che alla fine darà ragione a qualcuno. Nel mentre, vi lasciamo le parole di uno dei tanti zanzibarini che sognano di vedere la loro Zanzibar confrontarsi da pari a pari con la Tanzania.

Erique, colloquio a spruzzi sprazzi in barca.

“Per me è proprio strano parlare di queste cose con te, una donna, io non ne parlo nemmeno con mia moglie. Lei viene dal continente. Ha famiglia lì. Ogni tanto lei va da loro , per qualche giorno. questa è l’unica cosa che mi fa titubare ogni tanto, temo che con l’indipendenza il passaggio potrebbe iniziare a costare molto o, peggio, potrebbe avere problemi a restare qui. Sai magari per ripicca cercano di dividere le famiglie.”
“Comunque, noi andiamo avanti, Zanzibar deve essere indipendente e lo sarà. Sì. Sono tempi nuovi, non vedi? Parlo con te di queste cose!
La cosa frustrante e forse peggiore è che stiamo aspettando che ci faccia alzare il capo, che ci spinga. Ed io, noi, sentiamo che qualcosa, là fuori, si sta muovendo. Non solo afriga, più su. Ma non sono sicura che sia una cosa buona. Sembra pericolosa. Potrebbe essere più un male che un bene.”
“Da noi i politici sono sempre corrotti e corruttibili. I brogli elettorali sono così normali che il giorno in cui saranno oneste e pulite tutta Zanzibar crederà che sia un sogno. È pesante, opprime. Ma cambierà, noi la cambieremo.”