L’ambientalismo nei film dello studio ghibli

Aprile 12, 2020 Always Ithaka No comments exist
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I film dello studio Ghibli sono un’istituzione. Forme di poesia animata, sanno guidare lo spettatore verso mondi meravigliosi che, spesso, appaio più reali del reale. Nei film del Ghibli, però, c’è molto più che straordinaria bellezza poiché le pellicole prodotte dallo studio raccontano con allegorie e passione di una morale più alta, apertamente ambientalista e fortemente pacifista.

Lo studio Ghibli

Nel 1985, un anno dopo l’uscita del lungometraggio Nausicaä della valle del vento ( Kaze no tani no Naushika), Miyazaki, Toshio Suzuki e Tokuma Shoten fondarono lo studio Ghibli per creare uno studio cinematografico che permettesse loro di realizzare lungometraggi animati. Prima di fondare il Ghilbi, Miyazaki aveva lavorato presso Nippon Animation e Toyko Movie Shinsha. Il nome dello studio è dovuto alla grande, grandissima, passione di Miyazaki per l’aviazione. Ghibli (pronuncia gibli) è il nome di un vento nonchè il soprannome del modello di aereo Caproni.309 ideato dall’azienda aeronautica Caproni Areonautica Bergamasca.

Miyazaki e le bombe

I panorami post apocalittici nei film di Miyazaki sono onnipresenti e si rifanno specificatamente alla grande ferita aperta nel cuore del Giappone nel 1945 con lo sgancio delle due bombe nucleari su Hiroshima e Nagasaki. La cicatrice di questo evento unico nella storia dell’umanità solca profondamente il Giappone e ne ha drasticamente segnato la traiettorie, tant’è che per un lungo periodo nella costituzione Giapponese, il paese del sol levante si impegnava attivamente a non ricorrere ad alcuna forma di guerra.

CAPITOLO II LA RINUNZIA ALLA GUERRA.
Art. 9. – Aspirando sinceramente ad una pace internazionale fondata sulla giustizia e sull’ordine,
il popolo giapponese rinunzia per sempre alla guerra, quale diritto sovrano della Nazione, ed alla
minaccia o all’uso della forza, quale mezzo per risolvere le controversie internazionali.
Per conseguire, l’obbiettivo proclamato nel comma precedente, non saranno mantenute forze di
terra, del mare e dell’aria, e nemmeno altri mezzi bellici. Il diritto di belligeranza dello Stato non
sarà riconosciuto.

Già dalla Guerra di Corea questo intento cominciò a vacillare, oscillando pericolosamente durante gli anni della guerra in Vietnam in cui gli USA usavano il Giappone come posizione strategica, ed è, infine, giunta a creparsi definitivamente con le nuove revisioni politiche.

Scenari post apocalittici e guerra

Gli scenari del Ghibli spaziano da lande desolate devastate dalla guerra, Nausicaa della Valle del Vento, a momenti bellici allocati in temi reali, Porco Rosso e si Alza il Vento, come in ambientazioni immaginarie, ma non troppo, Il Castello Errante di Howl. In essi la poesia delle immagini regala attimi di meraviglia assoluta ed inimitabile guidando lo spettatore verso l’unico giudizio reale dato agli eventi, ovvero la colpevolezza umana. La colpa però non è assoluta o irrimediabile, al contrario, il Ghibli ci mette a disposizione svariati strumenti, in forma animata, per comprendere che a volte si è trattato di buone azioni mal compiute, come nel caso della Padrona Eboshi, di ingenuità e di mali derivati da altri mali ancora. La colpa dell’uomo sta nelle scelte, quando queste sono dettate da mero egoismo si traducono in conseguenze spaventose, demoniache.

La natura nello studio Ghibli

Nei film del Ghibli la natura è la protagonista indiscussa, talvolta discreta, ma sempre magnifica. Le scelte umane compiute senza tenerla in giusta considerazione si sviluppano inevitabilmente in danni, talvolta drammatici. L’abilità narrativa però corre sempre in soccorso dello spettatore, mostrando come anche dalla situazione più drammatica l’uomo possa risorgere prestando ascolto alla natura.

Il bene e il male 

Non esistono cattivi assoluti, né crudeltà gratuite. Nei film di Miyazaki, in particolare, la cattiveria è spesso accompagnata da complesse sfaccettature in cui i “cattivi” stessi si ritrovano ad essere vittime di sé stesse o di circostanze esogene. Questo è un tratto illuminante che non può che responsabilizzare lo spettatore spesso educato ad una superficiale distinzione netta tra bene e male. Ebbene, per quanto bene e male siano due assoluti, essi sono disposti su un continuum da cui si dipanano infinite ramificazioni che intessono la trama complessa e colma di dritti e rovesci imprevisti della vita delle persone. Perseguire il bene richiede attenzione, impegno, umiltà e studio, con questo messaggio il Ghibli delinea un progetto che si colma di bellezza artistica ed intellettuale.

I film dello studio Ghibli

Ogni film tratta a livello macroscopico le dinamiche di cui sopra senza però appesantire la pellicola. Al contrario ogni storia partorita dallo Studio Ghibli offre un poetico spunto per riflessioni complesse e peculiari. Le vicende narrate nei lungometraggi non sono mai ripetitive e offrono agli occhi dello spettatore nuovi lidi fiabeschi in cui immergersi completamente.

Nausicaä della Valle del Vento

Questo film, il primo diretto da Miyazaki non fa parte dei film del Ghibli ma è, erroneamente, annoverato tra questi. Realizzato prima ancora che lo Studio Ghibli fosse un’idea, questo film ne incarna l’essenza. Nausicaä è la principessa di un regno umano, uno dei pochi sopravvissuti ad una grande distruzione che ha portato alla creazione di una giungla tossica popolata da insetti giganti, funghi e spore. L’umanità vive confinata in luoghi isolati e vagamente abitabili e teme l’avanzata della giungla tossica. I domini degli uomini non sono in pace, anzi, uno di questi è alla ricerca del meccanismo per sfruttare gli ohm, mostro-tarli nella traduzione italiana, come arma bellica. Nausicaä, a differenza di chiunque altro, crede che nello studio, nell’interazione e nella coesistenza con la giungla tossica e i suoi abitanti vi sia la chiave per la liberazione dell’umanità.

nusicaa

In Nausicaa della valle del vento, la scienza ha portato la terra al limite della distruzione totale. In questo film l’amore per la natura e la vita animale sono la chiave di lettura centrale, ma non solo. La riflessione sull’uso gianico della tecnologia, induce ad una riflessione profonda. L’uomo è per natura geniale, capace di creare cose che in principio non esistevano,il modo in cui decide di impiegare le proprie invenzioni determina la qualità delle medesime, ma non le condanna in maniera assoluta.

nausicaa

La natura in Nausicaa della valle del vento viene inizialmente presentata come pericolosa, seguendo le convinzioni umane che, però, fotogramma dopo fotogramma verranno erose dalla curiosità e dalla ricerca di Nausicaa. La ragazza è fermamente convinta che la chiave della salvezza dell’umanità stia in nuovi paradigmi di coesistenza e rispetto reciproco. La soluzione a tutti i nostri problemi servita su un maxi schermo già nel 1984.

 

Laputa il castello nel Cielo

Il discorso sull’uso/abuso della tecnologia viene ripreso in Laputa, uscito nelle sale nel 1986. La storia è davvero semplice e ben congegnata, imperniata sulle vicende di due bambini che con un eroismo ingenuo ed estremamente poetico, cercano di evitare che Laputa, una città fortificata volante costruita grazie a un connubio esemplare di tecnologia e natura, finisca nelle mani di chi potrebbe usarla come mezzo di distruzione.

Sulla superficie di Laputa sono sopravvissuti solo i Robot giganti che si occupano di accudire l’immenso giardino che ha ormai occupato la maggior parte della superficie della cittadella. La lotta strenua tra l’occhio gentile e disinteressato dei bambini e l’avidità di esercitò e manigoldi di sorta, si combatte tra terra e aria con macchine volanti spettacolari. Non mancano i pirati, anime confinate nell’illegalità, ma che mostreranno infine di essere anch’essi buoni.

Miyazaki sembra suggerire che l’adulto, per essere puro e buono, debba conservarsi bambino mantenendo quella fascinazione assoluta per le cose di natura.

Laputa

Il mio Vicino Totoro

In questo film sono narrate le vicende di due bambine, Satsuki e Mei, che si trasferiscono in campagna con il padre, mentre la madre è allettata in ospedale. Le due sorelline, sin da subito, scoprono le piccole meraviglie della natura e gli spiriti che la abitano, in particolare gli splendidi nerini del buio, visibili solo ai bambini. Tant’è che nel momento del bisogno lo spirito custode della foresta, Totoro, nomignolo storpiato da Mei che a soli 4 anni conserva ancora l’ingenuità di poter pronunciare un vocabolario tutto suo, si mostra alle bambine per guidarle, grazie al Gatto Bus verso la loro destinazione.

gattobus

となりのトトロ , Tonari no Totoro, è una fiaba delicata e struggente in cui la poesia visiva del Ghibli si arrotonda come un viso di bambino, sorridendo sdentato a chi osserva. L’innocenza è ancora una volta protagonista, poiché la foresta e i suoi spiriti dialogano apertamente con le due sorelline, due bambine capaci di quell’amore assoluto e sottile verso la natura, accettando anche di non capirla.totoro

 

Kiki consegne a domicilio

In questo lungometraggio la natura è rappresentata in maniera minore, ma non è assente. Soprattutto all’inizio, quando Kiki si trasferisce in città dalla campagna, si nota un cambiamento radicale nei paesaggi e nelle persone. Più complessi da decifrare gli abitanti della città costituiscono il primo banco di prova per la piccola strega, che dovrà imparare a scovare in loro un cuore buono.

Kiki

Porco Rosso

Un capolavoro ambientato nel Mar Mediterraneo nel periodo a cavallo tra le due guerre. Il tema cruciale riguarda la natura stessa dell’essere umano e la sua visione del mondo. Porco Rosso, Marco Pagot, è un pilota cacciatore di taglie che fuma sigari e guida un Savoia S.21 tinto di di un rosso sgargiante. Seguiamo Porco nei suoi confini morali, persino nel viaggio verso Milano ( da buona milanese ho pianto quando ho sentito quel nome), egli dimostrerà tempra e flessibilità. Innanzitutto si troverà a doversi ricredere sulla qualità del lavoro di manutenzione e progettazione aeronautica operato da una squadra di donne, a cui all’inizio guarda con scetticismo. Il femminismo in Miyazaki è altamente pervasivo, in quasi tutti i film le donne sono protagoniste indomite e condividono la scena con le figure maschili da pari, anche quando sono personaggi minori.

Ciò che colpisce di questo momento del film, oltre alle nonnine al lavoro, è la determinazione con cui Porco vuole che il suo aereo sia riparato e non gettato al macero per uno nuovo. Il monouso fa parte della quotidianità umana da molto tempo, anche nel mondo dei grandi mezzi competitivi di cui ogni anno sono presentati nuovi modelli avanguardistici pronti a rottamare i precedenti. Marco attende che il suo motore sanguini gocciolone di olio nero prima di recarsi a cambiarlo.

Porco ci regala una perla liscia e luminosa da custodire:

“ファシストになるより、豚の方がマシさ”

“Preferisco essere un maiale che un fascista.

Principessa Mononoke

Una fiaba sul conflitto tra uomo e natura praticamente perfetta. La storia principia in un viallagio Emishi in epoca Muromaji. Un demone attacca il villaggio e il giovane principe Ashitaka lo abbatte scoprendo uno spirito della montagna divorato dall’odio e mutatosi in Tatarigami. Ahitaka rimane infettato dal male dello spirito cinghiale e parte per un viaggio verso l’origine di quel male. Qui troverà un campo di battaglia in cui si schierano natura ed esseri umani, con sfumature complesse e una bussola morale oscillante.

Ashitaka è esempio di altruismo disinteressato, aiuta Mononoke, la principessa Lupo della stirpe di Moro, e al contempo le donne della fornace di Eboshi. La padrona Eboshi è personificazione del dualismo tra bene e male, divora la foresta per ricavarne i materiale per la sua fornace, ma al contempo offre asilo e lavoro ai malati di lebbra, altamente stigmatizzati i Giappone, e alle donne altrimenti destinate alle case del piacere.

Per contro, sulle montagne il mondo degli spiriti cerca di resistere alla distruzione facendo la guerra alla brama di Eboshi. Gli spiriti sono forti e disposti a dare la vita per la loro montagna e il Dio Cervo.

La stessa tribù di cui fa parte Ashitaka è un simbolo forte. Gli Emishi, infatti, erano una popolazione ancestrale che fu costretta a ritirarsi in zone sempre più remote fino a savnire, da essi discendono gli Ainu.

Nella foresta Ashitaka incontra lo spirito lupo, Moro, con la sua progenie, i Kodama gli adorabili spiriti con la testa schioccante, gli oranghi, cupi e rabbiosi, e il dio cinghiale Okkoto e la sua stirpe di cinghiali sempre più piccoli. Lo scontro non lascerà vincitori, perchè l’uomo che distrugge la natura non trova vittoria,ma un tipo di distruzione.

Parabola fiabesca magnifica, con momenti di poesia grafica altissimi, もののけ姫 Mononoke-hime, traccia i contorni di una morale fondamentale per il nostro presente e per il nostro futuro: il conflitto con la natura è un gioco a somma zero, l’uomo stesso ne morrà. Soprattutto, viene messo in discussione il diritto degli uomini di appropriarsi in maniera brutale delle risorse presenti in natura con la conseguente distruzione di ecosistemi e specie animali. L’uomo non possiede questo diritto, se ne arroga privando le altre creature, visibili e non, del più fondamentale diritto alla vita.

La città incantata

Questo è più di un film, è un torii in forma di pellicola. Miyazaki offre allo spettatore un accesso senza precedenti al mondo degli spiriti con la guida di Chihiro-sen, disperatamente alla ricerca di un modo per salvare i suoi genitori prigionieri di un maleficio che li ha resi maiali. La trasformazione degli adulti avviene dopo che essi si sono cibati avidamente del cibo destinato agli spiriti, una metafora forte, graficamente cruda, dell’uomo che si appropria di tutto ciò su cui posa lo sguardo.

Chihiro si mette a lavorare alle dipendenze della maga Yubaba che, per mantenerla in schiavitù, le ruba un kanji dal nome 千尋 lasciandola con un più semplice Sen . Questo meccanismo di schiavitù è ciò che imprigiona il magnifico Haku, che perduto il ricordo del nome, non ha modo di sfuggire a Yubaba.

Nell’Onsen Sen si troverà ad avere a che fare con spiriti di ogni tipo tra cui spicca, ai fini del nostro tema, uno spirito del cattivo odore. Sen, con l’aiuto di Yubaba, riesce a liberarlo, rivelando un generoso, quanto magnifico, dio del fiume devastato da sporcizia e inquinamento.

Sulla groppa di Haku, Chihiro riesce a rammentare come mai sentisse un legame così profondo con il drago. Da bambina era caduta in un fiume e per poco non era annegata. Quel fiume era stato poi interrato per consentire la costruzione di alcuni palazzi. Nella delicatezza di questo amore tra umano e spirito, la gentrificazione e l’imprigionamento della natura raccontano la cieca crudeltà di cui è capace l’uomo per arricchirsi.

Un fiume inquinato ed interrato in un mondo di spiriti insozzati dalla sporcizia umana, una situazione tetra rischiarata dalla capacità senza eguali di Chihiro di non avere velleità materiali. Chihiro è infatti l’unica a rifiutare i beni fittizi offerti dal Senza Volto ed è nella sua totale innocenza disinteressata di bambina la chiave di lettura di questo film magnifico oltre ogni immaginazione.

Il Castello errante di Howl

L’uomo corrompe il frutto del suo intelletto, non è questo ad avere una natura essenzialmente cattiva. Il Castello errante di Howl racconta di un mondo in  cui la magia è impiegata per fini bellici. L’amore e l’attaccamento di Sophie permetteranno ad Howl di riavvicinarsi a sé stesso e ad un ideale più alto. Il legame con la natura in questo film è sottile come la scia della stella cadente che Howl ingoia per acquisire nuovi poteri. La natura mette a disposizione dell’uomo una varietà immensa di risorse che possono innalzarlo dalla sua condizione limitata, a patto che sappia disporne con saggezza e senza ingordigia.

Ponyo sulla scogliera

Le intenzioni di Miyazaki in questo film sono chiare, dare forma al mare. In tante, tantissime scene il mare mostra un tragico stato di inquinamento. Sulla superficie galleggiano detriti e rifiuti e, per quanto il mare sia magnifico e pieno di prodigi, questo stato di contaminazione permane. La potenza del mare narra di un mondo magnifico in cui la vita, sebbene diversa, nutre il medesimo desiderio di proseguire della sua controparte sulla terraferma. La storia ritrae protagonisti, ancora una volta, due bambini innamorati e puri come l’acqua degli abissi.

Si alza il Vento

Ultimo film di Miyzaki, Si Alza il Vento, mette in scena una storia grandiosa e struggente in cui il dilemma sull’uso della tecnologia è più evidente che mai. La natura fa da sfondo, deturpata dalla distruzione o come mezzo salvifico per il riposo e la guarigione. In questo film il filo diretto tra uomo e natura è solido quanto sottile. Anche dalle devastazioni uomo contro uomo la natura finisce col risentirne. I bombardamenti non devastano solo le città, ma anche gli habitat naturali circostanti, sia nell’immediato sia con la contaminazione inquinante che permane nel tempo. La natura però, viene mostrata da subito, con un possente terremoto, a cui consegue un grande incendio, probabili riferimento al grande Terremoto del Kanto e all’Incendio che incenerì Tokyo, che scuote la vita umana fin nelle sue fondamenta più profonde. L’amore, anche qui, è l’unica risposta universale e positiva, un talismano in grado di illuminare persino i luoghi più oscuri, per quanto fragile e caduco.

Pompoko

Questo film è firmato da Isao Takahata merita di diritto una menzione. Ambientato negli anni dell’urbanizzazione selvaggia, questo lungometraggio narra della silenziosa rivolta dei Tanuki. Questi cani procioni, sono spiriti della foresta che, radunatisi, cercano di recuperare l’arte del trasformismo per ingannare gli umani e salvare i loro terreni. Purtroppo ne usciranno sconfitti, costretti a vivere ai margini o camuffati per sempre da umani. Takahata ci insegna che la resistenza della natura esiste, anche se noi siamo troppo accecati dalle nostre creazioni antropiche per vederla.

L’amore e l’innocenza

Elementi onnipresenti nella narrazione del Ghibli sono l’amore e l’innocenza come chiavi di volta per dischiudere la salvezza. Nell’amore sta’ il conforto, ma anche la forza di accettare i propri errori e impegnarsi per rimediare. L’innocenza bambinesca è un tratto permeante della cultura giapponese, è quello stupore magnifico con cui ogni anni si soffermano ad ammirare i boccioli paffuti dei ciliegi durante l’Hanami ed è l’unico sguardo in grado di risollevare le sorti del mondo.

Shintoismo e spiriti

Secondo lo Shinto, il credo ancestrale giapponese, in ogni cosa vi è uno spirito. Questa convinzione sta’ alla base della profonda comprensione dei giapponesi della natura, vista come un quid vivente dotato di volontà propria. L’animismo è l’origine prima dei mondi del Ghibli, ma ne è anche la destinazione. Solo riconoscendo alla natura una personalità viva saremo in grado di tributarle il giusto rispetto e la giusta protezione, limitandoci nei nostri desideri smodati così squallidamente umani.

Sospensione dell’Incredulità

Il Ghibli sa creare atmosfere in cui lo spettatore riesce a credere nonostante possano sembrare assurde sia nei film che nella realtà. Miyazaki, infatti, spinse perché l’intero studio di animazione passasse ad una forma di energia pulita e sicura dopo il disastro di Fukushima. Da sempre contrario alla guerra, alla distruzione ambientale e al nucleare si è apertamente schierato contro il progetto dell’amministrazione Abe di aprire una nuova base militare americana sull’isola di Okinawa. La politica, in Miyazaki, non è solo protesta, ma anche attività e riflessione. In un’intervista sul film di animazione Animal Farm del 1954, tratto dall’omonimo libro di Orwell, dichiarò:

“The wave of things like slow food or slow life comes more than once. That is kind of that. The desire of humans must be controlled. The idea that human desire can be grown infinitely must be changed at the moment when they get to know that the resources of the earth are finite.”

 

La morale delle favole

I film dello studio Ghibli sono un percorso di crescita per trovare una bussola morale. Gli insegnamenti sono molteplici e complessi e toccano tematiche non affrontate in questa sede. La sintesi collettiva potrebbe essere l’invito ad abbandonare l’egoismo, il materialismo e l’avidità per sposare un amore bambinesco per la natura e il prossimo da far evolvere in dedizione e spirito di sacrificio. I film dello studio Ghibli sono un viaggio nel cuore umano che ne mette in evidenza sfumature e ombre, mostrandole talvolta come indistinguibili. L’uomo non è cattivo, ma può esserlo e certamente può essere buono, scegliendo di esserlo.

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