Manifesto del Turismo sostenibile

Marzo 25, 2020 Always Ithaka No comments exist
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A cosa serve un manifesto del turismo sostenibile?

Un manifesto del turismo sostenibile serve come richiamo per chiunque desideri essere un buon viaggiatore.

Se esiste un buon viaggiatore, ne esiste anche uno cattivo? Se si chi è? Il cattivo viaggiatore può essere chiunque, potreste esserlo anche voi. Potremmo esserlo noi. Questo non perché l’essere umano sia atavicamente cattivo, ma solo perché a tutti noi capita di sbagliare, anche inconsapevolmente. Siamo quindi condannati ad essere cattivi viaggiatori? No, anche per questo esiste una soluzione.

Il problema

Il turismo è un mercato, questo è il problema.  È un mercato immenso quantificabile in un valore monetario le cui cifre sono talmente alte che diventa persino difficile immaginarle, “Il turismo è un’industria da ottomila miliardi di dollari e il primo datore di lavoro al mondo” per citare la giornalista Elizabeth Becker. Una persona su 11 lavora nel settore turistico. Il modo in cui quest’industria opera, però, non è limpido né semplice. Al contrario si tratta di un sistema fumoso, in cui l’occidente lucra inquina, invade e contamina, senza freni.

st michael cornwall

Turismo a scopo di lucro

Le agenzie e le compagnie occidentali organizzano viaggi in luoghi da sogno, ma non solo. Un’agenzia di viaggio può organizzare viaggi in qualunque luogo del mondo ed ogni agenzia viaggi ha i suoi canali prediletti, quelli tramite cui incanala la sua clientela in uno specifico flusso. Questo è valido per ogni agenzia, per ogni compagnia che organizzi esperienze all’estero. Si parla di enti di fiducia o compagnie convenzionate, persone con cui si intrattiene un rapporto commerciale, ma anche umano. In questa sede è importante vedere la componente profondamente umana di tutto ciò. Non si tratta necessariamente di calcoli a mente fredda, volutamente atti a ledere. Spesso gli stessi professionisti del settore amano viaggiare e lo fanno. Non sono mostri, ma è mostruosa la macchina che trasforma i viaggi in mero denaro. Ai singoli si sommano le compagnie, anch’esse costituite da singoli, ma che si muovono su un piano multinazionale standardizzando il prodotto. Ciò vende viene riproposto, su scala mondiale.

Turismo che inquina

Il flusso turistico è immenso, pensate solo che in Islanda nel 2017 sono entrati 2,3 milioni di turisti. La sola Kyoto ha visto le sue strade venir riempite da circa 55 milioni di turisti nel 2018. Numeri impressionanti, numeri enormi. Numeri che altro non sono che persone, un notevole numero di persone che ogni anno si sposta, producendo emissioni, consuma, producendo rifiuti, visita, spesso lasciando danni indelebile ad ambiente e strutture e rimpatria, lasciando l’onere dei danni ad altri. Il turismo stressa e mette sotto pressione tutti i sistemi,compreso quello sociale. Spesso parlando di inquinamento si pensa alla fisicità dei rifiuti, ma ne esistono varie forme immateriali come l’inquinamento acustico. La cultura giapponese è profondamente legata ai luoghi d’ombra e silenzio, vive nel tentativo di udire il crepitio dei boccioli di ciliegio sbocciare. La cacofonia del turismo irrompe in questo sistema delicato con urla, gesti, flash, risate e movimenti amplificati dal numero esorbitante, distruggendone i silenzi.

scimmia thailandia

Turismo che invade

La Thailandia è uno dei paesi che ha dovuto pagare il tributo più alto a causa del turismo. La sua anima profonda sopravvive, ma è ferita e confinata in luoghi specifici. Nel resto del paese il turismo e le sue richieste assurde e disumane dilagano come una piaga. A Bangkok esiste un mercato immenso e famosissimo, Chatuchak in cui Thailandesi e turisti si incontrano. Da qualche anno il governo Thailandese ha dovuto imporre la pubblicizzazione dei comportamenti adeguati, in particolare il termini di rispetto dell’effige del Buddha. Per decenni i turisti sono approdati in Thailandia, mostrando orgogliosi tatuaggi raffiguranti la testa della deità, hanno acquistato idoli sacri per farne soprammobili e ne hanno indossato l’immagine su magliette e t-shirt ironiche. L’invasione ha raggiunto persino la sfera religiosa, tant’è che nei templi si fa la cosa in mezzo ai turisti, non certo con i devoti che portano le loro preghiere lontano da noi e dai selfie stick. Nemmeno i luoghi di aggregazione sono al sicuro, poiché persino i locali ci dicono sconfortati che quello che soleva essere un ritrovo locale è diventato una meta turistica, rovinandone l’atmosfera. Questo vale per i night market di Bangkok come per la statua di Hachiko a Shibuya.

maldive

Turismo che contamina

L’impronta lasciata dal turismo non evapora, permane come rifiuto, danno ambientale e interazione sociale. Il turista, spesso, non si cura del modo in cui la sua cultura di appartenenza possa impattare con quella locale. Il vestiario, i gesti e i modi hanno un effetto su chi li osserva. In Nepal non ci si stringe la mano e in Giappone non si urla al telefono in metropolitana, in Malesia ci si copre il capo nelle moschee e in India non si è ammessi ad alcune cerimonie. Questi tratti culturali per molti turisti sono un fastidio, qualcosa da correggere per rendere la loro permanenza più piacevole e pervasiva, poco importa se così non fanno che aumentare il divario tra le culture o, peggio, se ne intaccano l’essenza. In fin dei conti, cosa conta di più che due settimane di all Inclusive in Thailandia divise tra foto alle donne giraffa nel nord, safari a dorso d’Elefante, selfie con le tigri domestiche, cibi occidentali consumati nel ristorante del resort vista spiaggia? Poco importa se i Kayan sono prigionieri politici in Thailandia o se elefanti e tigri vengono torturati e mutilati per essere ammansiti,poco importa se per preparare quella pizza gli ingredienti sono stati importati dall’estero con annesse emissioni o se per costruire l’eco mostro un’intera porzione di giungla è stata rasa al suolo.

Turismo senza freni

Il turismo è una macchina senza freni. Fotografa la povertà, ma poi la lascia lì in balia di sé stessa offrendo nulla più che una pallida imitazione di Steve McCurry sui social media. Ingrossa le ormai straripanti tasche degli hotel occidentali per sentirsi al sicuro viaggiando in paesi non industrializzati, sempre per viaggiare duro, ma mai rischiare nulla. Il turismo di massa è un mostro senza capo né coda che si dibatte nelle rotte turistiche del mondo vomitando orde di persone in costante ricerca di qualcosa.

Salvare il turismo per salvare il mondo

Lo scenario appare tragico, ma non è certo segnato. Al turista sta la scelta se perseguire questo sistema marcio o se incanalarsi in un percorso, spesso parallelo, in cui la consapevolezza trasforma il peso del suo viaggio in ricchezza. Comincia tutto da una presa di coscienza, i viaggi comportano conseguenze, conseguenze che possono essere lenite attraverso comportamenti sostenibili e responsabili.

Il reale valore del denaro

Il viaggiatore sostenibile è conscio di essere in potenza un grosso danno per il paese che visiterà e, perciò, adotta delle strategie per trasformarsi in una risorsa. Innanzitutto viene operata una valutazione economica. Il low cost ha aperto le porte del mondo, e i portelloni degli aerei, a chiunque rendendo il viaggio democratico. Nella bellezza di tutto ciò si annida l’oscurità per cui le compagnie che offrono il low cost spesso sono occidentali e/o per garantire i prezzi bassi non rispettano ambiente e lavoratori. Ryan Air è la madre delle compagnie aeree low cost che sfruttano i dipendenti. Turni infiniti, pause ridicole e l’obbligo di dover contribuire economicamente per la divisa e i pasti, decurtati direttamente dallo stipendio. All’estero il low cost è spesso garantito dalle compagnie occidentali che, avendo un fatturato e una struttura multinazionale, possono ridurre i prezzi senza perderci in guadagno. Il low cost, perciò, riesce ad essere un alleato del viaggiatore, ma spesso si rivela nemico delle destinazioni.delhi

Turismo Sostenibile: Locale

Per risolvere il problema non è necessario spendere una fortuna, ma capire come investire il proprio denaro. La parola chiave è locale. Strutture locali, ristoranti locali, agenzie locali, interazione con i locali e rispetto dei locali sono ciò che definisce un turista come viaggiatore responsabile. Il guadagno però non è polarizzato, viaggiando locale immersi in maniera rispettosa nella cultura del posto si riacquista il vero senso del viaggiare. Quell’autenticità perduta distrutta dai profili Instagram delle coppie che si baciano di fronte a qualunque monumento. Questo design del viaggio che si traduce nella ricerca della foto perfetta per i social, dell’esperienza fatta da tutti in Indonesia e della Bali vibe deve essere abbandonata. Perché la ricerca di queste immagini non è desiderio di viaggiare, ma di possedere qualcosa di irreale, quando non virtuale, che hanno già tutti. Una piccola x sulla mappa, ma niente di più.

Bancarella in Nepal

Responsabilizzarsi 

per responsabilizzare

Non siamo santi, anche noi abbiamo sbagliato e,temo, sbaglieremo. Per essere certi di non correre rischi dovremmo smettere di viaggiare, ma non ne siamo capaci. Siamo consapevoli di questo egoismo, ma siamo disposti a lavorare per smussarne gli angoli. Il nostro blog è nato per questo, per provare a trasformare i viaggi e i viaggiatori in una risorsa. Auspichiamo ad una rivoluzione di settore dal basso, che spinga le compagnie a chiedersi se non sia il caso di smettere di depredare il mondo per un guadagno. Una rivoluzione che emancipi i viaggiatori dalla superficialità e che li spinga verso alternative etiche e umane. Se il mercato udisse una domanda diversa sarebbe costretto a dare una proposta diversa. Con lui gli stessi governi si mobiliterebbero per incrementare restrizioni e sistemi di gestione sostenibile del turismo.

Viaggiare per salvare il mondo

I viaggi non sono demoni. Sono entità a sé stanti, capaci di trasformare persone e vite nella migliore versione possibile, sono momenti di incontro tra culture ed esseri umani. Sono degli spazi mistici in cui l’essere umano si trova sospeso tra sé stesso e il mondo al di fuori, ma anche dei momenti di riflessione e consapevolezza. I viaggi sono gli instanti in cui si mettono in relazione idee e sistemi, in cui si riflette producendo consapevolezza e innovazione. Il viaggio è studio, è amore,è passione. Il viaggio è via. Noi crediamo nel potere del viaggio, oggi più che mai. Non saremmo viaggiatori altrimenti.

agra

La soluzione c’è e si vede: il Turismo Sostenibile

In questi giorni di quarantena le città sono tornate a respirare. Gli animali sono tornati a riappropriarsi degli spazi, l’inquinamento si è ridotto e il mondo si è fermato, unito per la prima volta da sempre in una crisi globale. La prova empirica che siamo tutti collegati ed eguali, divisi solamente dal grado di privilegio in cui siamo nati, un privilegio che dobbiamo imparare a condividere. Questa è la nostra speranza per quando potremo uscire di nuovo nel mondo, trovare una nuova consapevolezza collettiva. Imparare a vivere in armonia con la natura, rispettandola, non è difficile o impossibile. La soluzione c’è ed è a portata di mano, si chiama sostenibilità. La scelta sostenibile nel quotidiano e nel viaggio ci permetterà di allargare la nostra solidarietà al mondo intero, sviluppando dove c’è da sviluppare e rallentando dove c’è da rallentare.

Turismo sostenibile

Se tutti i viaggiatori scegliessero di viaggiare in modo sostenibile quegli 8 miliardi di dollari potrebbero diventare l’asset con cui cambiare il mondo. Non vediamo l’ora che questo accada, siamo emozionati all’idea che il turismo possa diventare ricchezza e liberazione, ma anche tornare ad essere scoperta. Ripristinare l’ideale romantico della novità senza accendere la competizione sembra utopico e forse non è realizzabile. Se fosse possibile però, noi vorremmo provarci e anche voi. Perché se avete letto questo articolo e/o ci seguite, lo fate perché credete in un mondo in cui i consigli di viaggi servano a migliorare il rapporto con il luogo che visiterete. Se siete arrivati fino a qui è perché siete già viaggiatori sostenibili, magari senza saperlo, e siete pronti a cambiare il mondo un viaggio alla volta.

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