Perché le Maldive spariranno nei prossimi 50 anni

Le Maldive rientrano nel novero di quei paesi in cui è meglio andare prima che sia troppo tardi. I pericoli che minacciano quest paese tropicale sono tre e tutti causati dall’attività antropica.

Espansione Turistica

Il boom turistico hai i suoi pro e i suoi contro ed entrambi dipendono dal tipo di turismo che prende il sopravvento. Il Turismo di lusso è uno dei più deleteri e devastanti al mondo. Infatti,questo tipo di turismo presuppone l’esclusività e la presenza di servizi a standard occidentale. In parole povere significa che quest’industria è quasi interamente costituita da capitali stranieri, enti il cui guadagno è dislocato dalla loro sede principale. La dimensione impiegatizia viene completamente declinata in loco, creando in minima parte una redistribuzione locale del guadagno.

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Esclusivo = dannoso

L‘esclusività è il fattore che maggiormente danneggia l’ambiente e la sopravvivenza delle Maldive. I resort vengono costruiti direttamente sulle formazioni coralline in modo da fornire ai clienti l’occasione di avvistare dal patio della propria palafitta le bellezze del mondo sottomarino. Sempre per garantire un immaginario di privilegio, i resort impiegano piccoli aerei privati per gli spostamenti che, in media, vanno e vengono dall’isola una decina di volte al giorno per il solo trasporto ospiti. Se a questo vengono sommati i trasferimenti per i rifornimenti, l’entità di prodotti stranieri importati e l’utilizzo smodato di prodotti non riutilizzabili, l’equazione del danno ambientale è preso delineata.

Bere Champagne alle Maldive per accompagnare una pasta spolverata di tartufo ha un costo ambientale pagato sulla pelle dell’ecosistema e degli abitanti locali.



La trappola della massa

Anche il turismo di fascia bassa, però, sta avendo un impatto negativo, portando alla costruzione smodata di piccole strutture turistiche nei centri abitati. Il rischio è che la vita quotidiana maldiviana come abbiamo avuto la fortuna di conoscerla, svanisca, assorbita dalla frenesia turistica occidentale. L’altro immenso rischio è che la presenza di un mercato low cost ma di massa imponga alle isole abitate di scimmiottare i servizi dei resort, ingigantendo l’impronta ambientale del turismo.

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Surriscaldamento Globale

L’altra grandissima minaccia che sta lentamente erodendo le coste delle Maldive è il surriscaldamento globale. Checché ne dica Trump, l’aumento della temperatura del pianeta è un fatto e le sue conseguenze cominciano a vedersi nelle città come nei paradisi contaminati.

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Milano-Maldive, al calore non si sfugge

Credere che gli effetti dannosi dei disastri ambientali siano localizzati è certamente un errore, infatti ogni singolo danno ha una portata globale innegabile. Basti pensare al famoso caso della carne di pinguino avvelenata dei primi anni 60, in cui scienziati e biologi scoprirono nella carne di pinguino antartico la presenza di sostanze tossiche prodotte dall’attività umana a migliaia e migliaia di chilometri di distanza.

Perciò sì, il calore eccessivo che stiamo esperendo a Milano in quest’inverno troppo estivo, ha la stessa matrice dello sbiancamento dei coralli nelle spiagge maldiviane. La barriera corallina è formata dai prodotti dell’azioni di miliardi di microrganismi noti come polipi,che generano le splendide sculture colorate dei coralli. L’aumento della concentrazione di calore dovuta ai gas serra,produce una sofferenza graduale che genera la morte della barriera. Dapprima essa si sbianca, esponendo maggiormente ai pericoli i suoi abitanti, in seguito comincia a decadere e frantumarsi, lasciando gli animali senza rifugio. Le prede senza le tane, muoiono. I predatori senza le prede, muoiono.



 

Innalzamento del livello del mare

L’altro grande fattore di pericolo costituito dall’eccesso di temperatura del pianeta è l’innalzamento delle acque. Il calore scioglie il permafrost dei grandi ghiacci del nord che si riversa in forma liquida in acqua, al contempo i raggi del sole non vengono più deviati dal riflesso delle calotte polari, sempre più esigue, condannando gli oceani ad aumentare il loro volume sommergendo isole e litorali. La stima è che nel 2030 il livello del mare si innalzi sino a raggiungere un volume del 6% in più. Per un isola maldiviana lunga due chilometri e larga 100 nel suo punto più ampio,ciò significa perdere un 20% del proprio territorio.

Rifiuti

Piccole isole, grande problema. I rifiuti sono un problema globalmente debilitante, produciamo il quintuplo di quanto ci serva, e non siamo in grado di smaltirlo ad una velocità adeguata. Nel pacifico nei gyres, i grandi gorghi delle correnti oceaniche, si stanno sviluppando gargantuesche isole galleggianti di rifiuti non biodegradabili delle dimensioni del Texas. I rifiuti plastici, in particolare, richiedono centinaia di anni perchè si compia il fotodegrado, ovvero la riduzione in particelle elementari del prodotto plastico. Per approfondire questo argomento cliccate qui.

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Smaltimento ed accumulo

Le Maldive, non fanno eccezione, nè in quanto a smaltimento nè, tantomeno, in quanto accumulo. Lo smaltimento dei rifiuti avviene per combustione e/o accumulo sull’isola di Thilafushi. Il governo maldiviano ha adibito quest’isola a discarica nazionale, ricoprendola interamente di rifiuti, al punto che con l’alta marea interi blocchi di spazzatura finiscono con lo staccarsi e fluttuare in mare.



A questo vanno aggiunte le tonnellate di rifiuti che i turisti gettano nel mare o abbandonano in spiaggia e che minacciano direttamente la già precaria vita di flora e fauna.

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Cosa fare?

Queste sono le tre grandi minacce che, in un tempo relativamente breve, meno di 50 anni, porteranno alla distruzione e alla perdita i questo incredibile arcipelago e del suo ecosistema.

Le Maldive sono certamente uno dei luoghi più belli del mondo da visitare e per farlo senza arrecare un ulteriore danno ci sono dei semplici accorgimenti, in questo post troverete maggiori indicazioni per essere viaggiatori sostenibili.

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In primo luogo optate per strutture locali ed evitate i resort, immettendo denaro nell’economia locale incentiverete la preservazione delle isole abitate e non alimenterete il grottesco mercato di importazione di cibo e prodotti occidentali per i turisti. In secondo luogo fate attenzione a tutto ciò che consumate, non accettate cannucce, non fumate,ma se proprio non potete farne a meno non gettate i mozziconi in spiaggia, usate prodotti solari che siano barriera corallina friendly e non abbandonate rifiuti in spiaggia.

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Siate nuotatori consapevoli, non toccate la barriera, non trattenete gli animali e non portate via conchiglie o sabbia. Mangiate il pescato del giorno e bevete spremute di frutta, evitando quindi bibite imbottigliate.

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Questi pochi accorgimenti sono la miglior arma per ridurre il vostro impatto ambientale ed aiutare queste perle dell’Oceano nella loro dura lotta alla sopravvivenza.

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