Perchè l’India odia il Pakistan e viceversa

Marzo 2, 2019 Always Ithaka No comments exist



Nel 1947 il sogno di Gandhi e Nehru di un’India indipendente si avverò, ma non come avevano sperato. Nella notte che precedette il 15 agosto un nuovo stato reclamò la propria indipendenza, non solo dagli inglesi, ma anche dall’India stessa, il Pakistan. L’Idea di un’India laica che potesse essere sintesi statale della propria popolazione in tutte le sue espressioni religiose, sfumò dalle mani del Padre della Nazione nel medesimo istante in cui si apprestava a celebrare la fine della lotta per l’indipendenza. Quel 15 agosto non segnò però una semplice liberazione, magari più frazionaria di quanto previsto, bensì l’inizio di un nuovo, talvolta sanguinoso, conflitto.

Il paese degli otto credo

L’India è sempre stata considerata un subcontinente più per la varietà di culture che vivono al suo interno che per l’immenso territorio. Nel territorio Indiano, dell’India pre indipendenza, ben otto confessioni religiose hanno trovato adepti e comunità che hanno frammentato il territorio. In primis le quattro religioni indiane, le cosiddette religioni del Dharma, Induismo, Buddhismo, Sikhismo e Jainismo. Seguono lo Zoroastrismo, un tempo la religione più diffusa in Asia, il Cristianesimo, l’Islam e uno 0,43% di altre religioni non meglio identificate.

L’India centrale era abitata prevalentemente da Indu, la sua porzione a Nord ovest era a maggioranza musulmana con l’eccezione di una zona interamente abitata da Sikh nel Punjab. A ovest una minoranza cristiana condivideva confini spirituali con una buona porzione di musulmani. Ed è proprio da questa suddivisione territoriale che sono nati i presupposti per una divisione, la grande divisione nota come Partition.

Perchè Pakistan?

Il Pakistan, letteralmente “terra dei puri“, nasce come rivendicazione territoriale su base confessionale. Infatti, non può essere definito in alcun modo se non come stato musulmano per i musulmani.L’idea di uno stato confessionale per musulmani nacque in seno al pensiero di Ali Jinnah politico membro della Lega musulmana che, per la prima volta nel 1940, teorizzò la creazione di tale tipologia di stato. La creazione di questo stato e la sua esistenza sono fatalmente legati alla sua identità religiosa, il Pakistan esiste in quanto enclave musulmana a priori da rivendicazioni di tipo politico, territoriale o storico. Infatti la continuità territoriale non era nemmeno contemplata, tant’è che una porzione del nuovo Pakistan, l’attuale Bangladesh, era separata dall’India centrale ed affacciava sul golfo del Bengala.

pakistan

La partition

I giorni che seguirono l’indipendenza dei due paesi videro la nascita di un ingente flusso migratorio di Indù e musulmani gli uni diretti dalla parte opposta degli altri. Queste migrazioni non furono indolori nè semplici, anzi furono vittima della guerriglia che si scatenò tra i due gruppi religiosi. La Partition aveva investito le persone di una nuova consapevolezza, le loro radici erano state recise. Il nuovo imperativo dominante era muoversi verso quella che veniva indicato loro come patria, nuova o con nuovi nemici.

partition

 

La migrazione interessò ci.ca 14 milioni di persone, le quali si spostarono, a seconda delle possibilità, impiegando treni, carovane, marciando a dorso di mulo, finanche a piedi. Il sistema di trasposto più utilizzato in India è sempre stato quello ferroviario, tant’è che i biglietti per i treni che collegavano il neonato confine con il Pakistan, soprattutto nella sua porzione a occidente, erano sempre esauriti. Per settimane i treni giunsero alle stazioni carichi di cadaveri uccisi e trucidati dall’una e dall’altra fazione. Per mesi violenze e truci massacri interessarono le zone di confine.

Partition Violence

Nel turbinoso e, a tratti, torbido contesto in cui i due paesi iniziano ad assestarsi sulle nuove sponde della neonata Division Line, presero piede quelle che vengono ricordate come Partition Violence. Gli studi hanno sintetizzato, tendenzialmente tre scuole di pensiero per comprendere le cause dell’escalation di violenze.

Organized Brutality :Violenze come frutto di una magistrale orchestrazione ad opera degli alti livelli militari e governativi.

Economically Justifyed: Le violenze sono originate a causa della rivolta dei lavoratori che hanno visto nella Partition il momento propizio per attuare quelle rivendicazioni da tempo covate.

Psychological and Personal Inspiration: La violenza è scaturita dalla radicata ed indottrinata matrice antagonista e pregiudizievole dei diversi gruppi religiosi (Sikh, Musulmani, Hindù)

L’idea che tutt’oggi prevale in lettaratura vede queste due ultime cause estremamente legate l’una all’altra e, talvolta una volontaria negligenza dell’autorità.

Tridente e Mezzaluna

Uno dei tratti più truci della partition riguarda la brutalità delle violenze scatenatesi, che, come spesso accade nella storia, ha avuto come soggetto le donne.

Simbolo della nazione

Nella comunità Indiana come in quella musulmana la donna assurge a simbolo della vita familiare, essa diviene la personificazione della casa, della famiglia e il suo corpo è la reificazione dell’onore familiare. In questo contesto culturale una guerriglia che mira alla distruzione e allo spregio dell’identità altrui, la violenza si scatena sui corpi delle donne che subiscono una profanazione assoluta.

Violenze

Alle violenze sessuali seguono spesso mutilazioni e marchi. In particolare le due macro fazioni della Partition, identificabili in Pakistani e Indiani se non in Musulmani e Hindù, iniziarono a imprimere sui corpi delle donne vittime di qualsivoglia abuso marchi identificativi, un tridente o una mezzaluna, ad attestare un passaggio, una firma indelebile sull’atto di violenza alla comunità. Si parla, inoltre, di una quantità e una varietà sorprendente di mutilazioni corporali che hanno mostrato un unico e ultimo fine riassumibile nelle parole di Sudhir Kakar “ The consacrations of males and amputations of breasts incorporate the whish to wipe the enemy of the face of earth[1]nello specifico, attraverso la rimozione degli strumenti, nonchè simboli, di riproduzione, nutrimento e fertilità. Un’espressione coniata da Stasa Zajovic,a seguito dello studio degli stupri di massa in Bosnia-Herzegovina, riprende in maniera cristallina il principio: “The female womb becomes occupied territory”.

[1] Ritu Menon, Kamla Bhasin: “Borders and Bundaries, women in India’s Partition.”, Rutgers University press, 1998.

Dopo la Partition, le guerre Indo-Pakistane

L’anno successivo alla Partizione, India e Pakistan entrarono in guerra per il controllo del Kashmir, formalmente ceduto all’India, su insistente intimazione, dal maraja del Jammu e del Kashmir.

La prima guerra Indo-Pakistana

Il Kashmir, attualmente rivendicato da Cina, India e Pakistan, è un territorio dalle ingenti risorse minerarie ma, soprattutto idriche. La prima guerra del Kashmir vide India e Pakistan riconoscersi reciprocamente come occupatori abusivi e scendere in guerra per liberare il territorio dall’oppressore. La disputa sulla prima guerra Indo-Pakistana fu risolta grazie all’intervento delle Nazioni Unite e la conseguente divisione in territori amministrati dall’uno e dall’altro contendente.

La seconda guerra

Purtroppo però questo era solo il principio, la prima delle guerra Indo-Paksitane. La seconda scoppiò nel 1965 a seguito di un incursione dell’esercito Pakistano nel territorio amministrato dall’India con l’intento di sobillare una rivolta. La reazione dell’India fu immediata e la guerra, conclusasi nuovamente grazie all’intervento dell’Onu, fu una delle più sanguinose dopo il secondo conflitto mondiale. 

La terza guerra

Il terzo conflitto esplose nel 1971 dopo la vittoria del partito pro indipendenza del Pakistan orientale. L’india si schierò con quello che diverrà il Bangladesh, creando uno schieramento che schiacciò l’esercito Pakistano. La sconfitta comportò l’indipendenza del troncone orientale  del Pakistan e la nascita del Bangladesh.

La guerra per il Ghiacciaio

Infine tra il 1984 e il 2003 si aprirono e conclusero gli scontri sul ghiacciaio del Saichen, in Kashmir combattuti per l’accesso alle risorse idriche e territoriali del ghiacciaio. Conquistando il primato di conflitto più elevato nella storia delle guerre, la guerra del Saichen fu caratterizzata da occupazioni di picchi e creste montuose e scontri ad elevatissime quote.Nel 2003 fu posto un cessate il fuoco e la posizione di un confine per le rispettive zone di influenza coincidente con le attuali posizioni dell’esercito. Il conflitto fu sanguinoso e costò la vita a circa 5000 soldati.

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Oggi

Oggi a Delhi esiste un quartiere Pakistano, Musulmani ed Indù conducono vite parallele, talvolta mescolandosi. Eppure, India e Pakistan rimangono nemici. L’ultimo degli attentati compiuti risale al 14 febbraio di quest’anno a danno di un convoglio militare a Pulwama nel sud del Kashmir. L’India ha reagito subito violando la linea di confine per colpire le madrasa di addestramento pakistane scatenando ancora una reazione da parte del Pakistan. Dopo l’abbattimento dell’aereo indiano e la cattura del pilota il Pakistan avrebbe deciso di rilasciarlo, proprio oggi, al confine tra i due paesi.

Le tensioni permangono, Modi, il primo ministro Indiano, cerca consensi per le prossime elezioni inasprendo le relazioni con il Pakistan. Allo stesso modo il primo ministro Pakistano Imran Khan ha fatto della possibilità di tenere testa all’India il suo manifesto politico.

La vita di tutti i giorni

La realtà è che nel mondo di oggi la differenza tra un musulmano, un Indu, un cristiano ed un jainista la si vede solo quando pregano. E anche in quel contesto si tratta di formule e nomi diversi, ma la fede, le domande, il perdono e le preghiere sono molto più simili di quanto si pensi.  In India abbiamo avuto modo di mangiare in un ristorante Pakistano nel cuore della capitale, di bere una birra in un albergo a conduzione musulmana e di chiaccherare con una delle tante coppie miste. Dove falliscono stati,politica e imperversano pregiudizi, la globalizzazione e la vita hanno sempre la meglio.

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Se, invece avete una voglia matta di partire per l’India ed esperire al meglio il meltin-pot del subcontinente, qui troverete tutto quello che dovete sapere.

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