Perchè non dobbiamo avere paura dell’Islam

Settembre 5, 2019 Always Ithaka No comments exist



Paura. Questo è il sentimento che abbiamo percepito rientrando in Italia dopo ben due mesi di assenza. Le avvisaglie di ciò che avremmo trovato erano nell’aria, nell’etere per essere precisi. L’instagram di Salvini, le citazioni della Meloni, gli ormai famigerati post su facebook di quei signor nessuno che hanno trovato nella piattaforma di Zuckemberg un megafono che sembra legittimare tutto quello che scrivono. Leggere e sentire certe cose fa rabbia, che uno sia in accordo con loro o meno. Fa rabbia a chi crede in ideali umanitari, di accoglienze ed accettazione, allo stesso modo in cui scatena la furia di chi è corroso dall’odio per il diverso. Viaggiando tanto e studiando abbiamo capito una cosa. Non c’è nulla che scateni la rabbia come la paura. Il nostro è un paese impaurito che non sa come reagire a quelle che crede siano minacce pericolose ed incontrastabili se non digrignando i denti e ringhiando forte contro chiunque gli dicano essere un aggressore.

Perchè proprio l’Islam?

La ragione per cui la rabbia si scatena contro l’Islam è semplice e terribilmente triste. L’Islam è la religione della penisola Araba e dell’Africa subsahariana, o almeno, questo credono i più. La diffusione dell’Islam è ben più complessa, il più grande paese islamico al mondo è l’Indonesia, una delle mete più gettonate dagli occidentali europei. Il Pakistan è lo stato confessionale Islamico, in Malesia l’Islam è diffusissimo, come in India del resto. Ma non dimentichiamoci che l’Islam è diffuso anche nell’est Europa e nei Balcani, non dimentichiamoci dei Bosgnacchi, i bosniaci musulmani perseguitati durante il conflitto degli anni 90. Eppure in Italia, ma non solo, crediamo che l’Islam sia la religione degli Arabi e degli Africani. Ad onor del vero, in Italia qualunque persona venga dal medio oriente o dall’Africa subsahariana è considerata arabanonostante gli Arabi siano gli abitanti dell’Arabia Saudita ed esistano marocchini, algerini, tunisini, libanesi, palestinesi,israeliani, siriani, egiziani, iraniani e via discorrendo. In Italia si odia l’Islam degli Arabi egli Africani perchè tutto quello che sappiamo di loro è uno stereotipo grottesco.

Cos’è l’Islam 

Partiamo dalle basi. L’Islam è una religione comparsa nella penisola Araba nel VI secolo a seguito dell’opera di rivelazione dell’ultimo profeta riconosciuto dai musulmani, Muhammad. Come quella cristiana prima e quella ebraica prima ancora, l’Islam è una religione monoteista, basata quindi sulla convinzione che esista un unico dio, Allah. “Egli, Dio, è uno. Dio, l’Eterno. Non generò ne fu generato e nessuno gli è pari.” Corano, CXII, 1-4.i

 

In pratica

L’Islam è una religione orto pratica, si realizza quindi nel compimento di gesti e riti che rendono l’individuo parte della Umma, la comunità dei credenti. I cinque pilastri sono il perno su cui si dipana la vita del credente  che, adempiendovi, si dimostra tale. In breve, la Sahada, la professione di fede in cui si attesta l’unicità di Dio e la fede del credente, la Salah, la preghiera rituale da ripetersi cinque volte al giorno con il capo rivolto nella direzione della Mecca, la Quibla, la Zakah, l’elemosina obbligatoria, il digiuno, Sawm, da compiersi nel mese di Ramadan ed, infine, il pellegrinaggio alla Mecca, da compiersi almeno una volta nella vita. Non suonano poi così diversi dal “Non avrai altro dio all’infuori di me”, la questua, l’invito alla carità, la quaresima e la messa.

 

Religione e stato, da non confondere

L’Islam è una religione permeante, che comprende in sé ogni aspetto della vita terrena. “Io mi sveglio ed è Islam, io parlo con te ed è Islam, io prego ed è Islam” con queste parole Noor, la signora che ci ha guidato nella moschea di a Kuala Lumpur ci ha descritto il suo modo di approcciarsi all’Islam. Il problema, che spesso interessa i giuristi ed è strumentalizzato nel dibattito pubblico, è l’esistenza della Sharia, la legge musulmana, che determina le questioni legali, amministrative, penali e via discorrendo.

 

Mi ripeto, da non confondere

Proprio da questa fusione tra religione e legge nasce uno dei più grandi stereotipi che nel nostro paese vengono appiccati in maniera arbitraria ed approssimativa ai musulmani, l’intento di imporre legge e religione a “casa nostra”. In primo luogo penso che sia essenziale ricordare che la Costituzione Italiana prevede la libertà di culto e cito a tal proposito l’art. 8 ” Tutte le confessioni religiose sono egualmente libere davanti alla legge.”. Quindi, in soldoni la parabola dell’attacco dell’Islam alla nostra santa e cattolica Italia non ha molto senso visto che lo stato, il nostro paese, è laico e in esso tutte le religioni hanno egual diritto di esprimersi nei limiti della legge.



Paradossale

In secondo luogo fa quasi sorridere il fatto che i grandi difensori dell’Italia Cattolica dei Cattolici siano gli stessi che osannano uno dei due firmatari dei Patti Lateranensi, Benito Mussolini. Dall’undici febbraio 1929 Stato e Chiesa sono riconosciuti come entità separate, ognuna competente ed indipendente nel proprio ordine. Vedere articolo 7 della Costituzione Italiana. Quindi, a farla breve l’Italia cattolica e santa è proprio una bella fandonia.

 

Vengono qui per…

Le persone che giungono, sono giunte o giungeranno in questo paese con l’intento di restare, e badate che sono sempre meno e che la maggior parte desiderano raggiungere paesi ben più a nord, si spostano con il preciso intento di migliorare la propria vita. Non scelgono di percorrere tutta quella strada perigliosa con il rischio di morire a metà percorso per riproporre in Italia quello che hanno lasciato in patria. Il desiderio che li spinge a rischiare tutto, sia economicamente che esistenzialmente, è quello di costruire una vita dignitosa in un luogo in cui le leggi e le tutele sono diverse da quelle del paese che,spesso con grande sofferenza, sono costretti ad abbandonare.

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Ma loro…

Loro, noi. Questa è la dicotomia alla base del populismo, la creazione di un “altro” verso cui scaricare le colpe del mondo, un altro da ritenere responsabile, punire e cacciare. Vi suona familiare? Sì in queste due righe c’è il riassunto generico di tutto ciò che il nostro dibattito politico ci ha proposto dal 1992, dall’avvento di Berlusconi in poi. Una volta i loro erano i comunisti, poi gli albanesi, i meridionali, che non so, francamente, come facciano a votare Lega oggi, gli “arabi”, l’Europa, la casta, i migranti,l’opposizione e via discorrendo. Fino a prova contraria, scienza docet, non c’è nessun loro. Siamo tutti umani, una razza sola che si esprime in maniera diversa a seconda di dove ha avuto origine ma che ambisce alla medesima cosa, una vita dignitosa.

 

E l’Isis?

L’autoproclamatosi Stato Islamico, che preferisco chiamare Desh in solidarietà a chi combatte in Rojava, è un gruppo fanatico che mira a conquistare territori, con conseguenti risorse, nascosto all’ombra dell’ombrello della religione. Mobilitare le masse è più semplice quando si ha un ideale, magari antico ma soprattutto generico, cui attingere. In esso è più semplice riconoscersi e trovare una reson d’etre. Questo è ciò che è accaduto ai ragazzi che hanno scelto di partire per unirsi all’Isis, a quelli che hanno scelto di commettere gli atroci attentati in Francia e nel resto del mondo.

 

Ma anche prima c’erano Al Quaida, Bin Laden e i Talebani.

Senza entrare troppo nel merito, altrimenti rischio di stufarvi prima di essere giunta al punto, la nascita di queste organizzazione è dovuta a tutt’altro che all’Islam. La religione è stata anche qui un paravento per attirare ed unire chi vi ha preso parte, un mezzo per creare un ‘identità e dare un fine più alto alle azioni e alle decisioni che sarebbero state compiute. L’origine di tutto ciò, mi duole dirlo, risale agli interessi di Stati Uniti, Russia, ed Europa, di accaparrarsi le risorse della penisola Araba e dintorni, di stabilire basi strategiche e di arricchirsi sfruttando le arretratezze delle società del luogo.

Il fanatismo non è islamico.

Esistono musulmani fanatici, come ne esistono di cattolici,di ebrei, di induisti, di buddhisti e via discorrendo. L’unico metodo per combattere il fanatismo, il tutte le sue forme è l’educazione. Solo diventando cittadini consapevoli, mostrandoci benevolenti e magari organizzando una seria assistenza a chi giunge nel nostro paese, possiamo sperare di costruire una comunità coesa in cui la diversa cultura di provenienza sia vista per quello che è: un arricchimento per la società

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Ma che ne sai?

A questo punto, prima di proseguire, ci tengo a rispondere a questa potenziale domanda. Ma io che ne so? Ebbene, senza troppi preamboli o inutili altezzosità, sono Dottore in Scienze Politiche, sto facendo un Master in Relazioni Internazionali, ho visitato quasi quaranta paesi, ascoltato preghiere di almeno dieci religioni diverse e discendo proprio da quella generazione di Europei che ha colonizzato e rovinato i paesi Arabi e SubSahariani. Ora che le mie credenziali sono sul tavolo, giusto per non essere tacciata di non sapere di cosa parlo, proseguiamo.

Perchè abbiamo così paura?

Questa è la domanda che mi sono fatta per tanto tempo e credo, francamente di avere una risposta. Non sarà soddisfacente, anzi è un po’ triste. La verità è che siamo arrabbiati perchè abbiamo paura e questa paura ci è stata instillata nel corso del tempo da una politica scadente ed una gestione sociale ancora più scadente. L’Italia non è un paese perfetto ma ne abbiamo una grossa dispercezione. Molte cose non sono ottimali ma siamo un paese con un forte Welfare, vi invito a cercare su google quanti stati abbiano un sistema sanitario gratuito, che però comincia a risentire dei grandi veri problemi del nostro paese. Evasione fiscale, mafia e pseudo politica. L’immigrazione, l’Islam, gli omosessuali non hanno nulla a che vedere con tutto ciò.



Le donne, le loro e le nostre

Questa è la cosa che scatena in me la reazione peggiore. Sentire che c’è gente che si infarcisce la bocca di uno smodato desiderio di proteggere le “loro donne” dai cattivoni e che critica il modo in cui le “loro” vengono trattate. Il semplice fatto che si riferiscano alla donne con un aggettivo possessivo è indice del fatto che per loro le donne siano un possesso, dell’uomo, della comunità, del paese. Questo è un sentimento comune, sulla pelle delle donne si è sempre misurato il valore dell’uomo. Verginità, purezza, onore, affronto, vergogna, dote, ripudio, doveri coniugali e domestici. Cose da donne, cose da uomini. I medesimi che si fanno vanto di odiare il prossimo per protegge noi povere donne sono gli stessi che non riconoscono l’esistenza della discriminazione di genere, che non credono che le donne abbiano diritto alle pari opportunità, che in, sintesi, rispettano solo il duo “Moglie e madre”. Lesbica e single, single ed istruita, lavoratrice senza figli, viaggiatrice non sposata sono frasi che fanno loro pensare ad una poco di buono, una persona non degna di rispetto.

Stupri

Chi mi conosce sa che questo è un argomento che mi sta molto a cuore. Sono esacerbata dal sentir dire che i musulmani immigrati stuprano le italiane. Sono gli stupratori a violentare le loro vittime. La loro provenienza, il dio che pregano e la lingua in cui parlano non sono importanti quando una persona subisce un atto così violento. In Italia la maggior parte degli stupri sono commessi da italiani, molti dei quali si definiscono persino buoni cristiani, che conoscono la vittima e che, spesso, credono di non aver fatto nulla più di quanto loro diritto. In un paese del genere, dove le vittime sono considerate persone di serie b o, peggio, ragazze facili che non vogliono ammettere di essersela cercata, mi fa veramente pietà sentire certe cose. La verità è che in Italia “Più dell’80% degli stupri sulle donne italiane è stato commesso da un italiano. Gli stupratori stranieri sono il 15,1%.”. Sono dati del Sole24ore, nel link trovate tutto.

Amplificazione mediatica

 

Casi di violenze attuate da musulmani e/o immigrati esistono ma la percezione che abbiamo è che siano tantissimi. Questo è dovuto al fatto che i media sanno cosa attira maggiormente l’attenzione, “Uomo di colore stupra ragazzina bianca” fa sempre più notizia che un più onesto dato sugli stupri commessi ogni anno in Italia.

 

Le donne nell’Islam

Nell’Islam la donna ha una posizione subordinata. C’è un passo del Corano che invita ad abbandonare il talamo nuziale qualora la moglie non si dovesse comportare bene. Il chador, l’Hijab il Burqua sono diversi gradi di censura della figura femminile che culminano nel Niquab, il velo che copre il volto lasciando scoperti gli occhi. Per aiutare le donne ad emanciparsi a comprendere di avere un valore umano pari a quello dell’uomo dobbiamo essere in grado di mostrare loro che hanno una possibilità di scelta.

Che la legge le tutela, che la società le accoglie e, quando necessario, è in grado di offrire loro aiuto. Siamo onesti, nella cultura cattolica la donna non gode certo di una posizione migliore, Sara è stata tradita da Abramo con il benestare di Dio perchè non poteva avere figli. Ma non si tratta solo del cattolicesimo. Nel Mahabaratha,uno dei testi fondamentali della tradizione indù,  le donne devono giacere con gli dei anche se controvoglia, perchè così prescrive la legge divina. E via così. Il vero problema va ricercato nel maschilismo che permea le nostre società ancora squallidamente patriarcali.

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Che fare?

Ghettizzare i musulmani, guardare male una donna con il burqua o marciare con quello scellerato di Salvini sono atti che non aiutano a creare un clima di apertura,anzi danno ai musulmani l’idea di non essere accettati e ciò li spinge verso l’unica cosa che può dar loro sollievo, la religione. Ed è così che nasce il fanatismo, dall’odio nasce odio. Quindi, per cominciare potremmo smettere di odiare e di aver paura. Per farlo basta informarsi un po’, già il fatto che abbiate letto tutto questo lunghissimo articolo è un segno che siete pronti a vivere meglio, con meno rancore e più serenità. Perchè questo è quello che succede a smettere di odiare, si vive meglio. Si riconoscono con lucidità i problemi da affrontare e si risolvono con raziocinio, non con impeti emotivi, talvolta persino violenti.



Perché non dobbiamo avere paura dei musulmani?

Non dobbiamo avere paura dei musulmani perchè sono persone. Perché se anche pregano un dio con un nome diverso dal vostro, pregano per le stesse cose. Felicità, benessere,salute. Perché anche se provengono da paesi che non conosciamo sono qui per costruirsi una vita felice, dando ai loro figli più di quanto abbiano avuto. E se ancora riuscite a vedere delle differenze, forse il problema siete voi.

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Ho finito!

Spero che questo articolo faccia qualcosa di buono e che se anche dovesse essere letto da una sola persona, che la porti a riflettere. A te che stai leggendo, grazie per questo tempo che hai dedicato alle mie parole e alla tolleranza, anche se forse non siamo d’accordo sulla questione il fatto che tu sia qui, a questi saluti, significa che sei una persona disposta al dialogo e questa è la chiave per il nostro un futuro coeso e sereno.

Da leggere

Persepolis, Marjane Satrapi

Jihad, Gilles Kepel

La Costituzione italiana, pdf gratuito

 

Introduzione all’Islam , Paolo Branca

Il populismo, Loris Zanatta

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