Perché non dobbiamo essere felici per il kit kat vegano

Febbraio 16, 2021 Always Ithaka No comments exist
1 Condivisioni

La Nestlè ha annunciato che presto verrà messo in produzione e in vendita un kit kat vegano. La nuova ricetta prevede l’impiego solo riprodotti di origine vegetale, con tanto di marchio vegan che ne riconosce l’autenticità. Il nuovo prodotto Nestlè è qualcosa di cui dobbiamo essere felici? No, e ve lo dice una vegana.

e

La Nestlè è una delle multinazionali più grosse capillarmente presenti in tutto il globo e, soprattutto, in tutte le case. Il colosso conta ben otto marchi internazionali tra cui il noto marchio di acqua imbottigliata Perrier. E qui comincia la terrificante parabola discendente della Nestlè una delle aziende che sta prendendo parte alla corsa all’oro blu senza esclusione di colpi.

Perrier

La Nestlè, infatti, sta investendo da decenni nell’acquisizione di risorse idriche a scapito delle popolazioni e dell’ambiente in cui esse sono ubicate. L’azienda ha infatti collezionato denunce e accuse per il pompaggio eccessivo di acqua nelle zone rurali e soggette alla siccità su suolo Statunitense e non solo. Con una sterile promessa di creazione di posti di lavoro, beneficienza ed interventi locali atti ad inverdire la sua immagine l’azienda ampio uso di sociale e enviromental dumping. La promessa di benessere garantita nel breve periodo si traduce in un danno duraturo ed irreversibile.

Solo nel 2003 la Nestlè water ha pompato 7 miliardi di litri di acqua per produrre acqua imbottigliata in zone ad alto rischio di siccità in Florida e in Texas. La sua influenza, però, non conosce confini. In Canada, più precisamente in Ontario, mentre i cittadini devono fare economia di acqua, l’azienda estrae la bellezza di 3,5 milioni di litri di acqua. Il sistema di concessioni non si limita a consentire alle aziende l’estrazione di acqua, ma anche di amministrarla operando una vera e propria inferenza sulla sovranità statale.

Negli anni 90 in Brasile, il Circuito das Aquas, famoso per la presenza di un’alta concentrazione minerale considerata benefica, ha attirato l’attenzione della Nestlè che ne ha usato le risorse per produrre la sua Nestlè Pure Life prosciugandone le sorgenti. Nel 2006 le comunità locali sono riuscite ad bloccarne l’estrazione grazie ad una legge brasiliana per cui la demineralizzazione della terra è reato.

Nestlè pure life

Il presidente emerito della Nestlè, nonché ex CEO, Peter Brabeck-Letmathe nel 2005 ha apertamente dichiarato che considerare l’accesso all’acqua un diritto umano era una posizione estrema e che l’acqua andrebbe normata e considerata come un semplice bene di consumo in base al suo valore di mercato. Dopo le abissali polemiche suscitate da questa dichiarazione ha offerto delle scuse ribadendo però la convinzione che tutto dovrebbe avere un valore di mercato e cheta suo avviso, nel diritto umano rientrano solo quei 25 litri di cui un individuo ha bisogno per vivere decentemente.

Peter Brabeck-Letmathe nestlè

La Nestlè è la madre delle multinazionali con la sua produzione dislocata e diversificata e il suo immenso impero. Se per tutti la Nestlè è il marchio del latte condensato o del kit kat, a breve anche del kit kat vegano, la verità è che ad essa appartengono ben più di un paio di prodotti alimentari. Dal cibo per animali, Purina e Friskies per citarne due, ai prodotti di bellezza, Garnier, The Body Shop e Vichy tra i più noti, passando per l’abbigliamento, in cui spuntano i nomi di Diesel, Giorgio Armani e addirittura l’eco brand Stella Mccartney.

Nestlè

Quindi no, gioire solo perchè un colosso ha deciso di assecondare una nuova fetta di mercato non è coerente e, soprattutto, non è sostenibile. Se l’azienda avesse fatto un’inversione di rotta, a partire dall’acqua, e non basasse il suo impero sul possesso di una risorsa essenziale e scarsa allora sì, forse ci sarebbe da gioire, ma per il momento c’è solo da sapere che la Nestlè comincia a considerare i vegani dei consumatori. Il potere della scelta vegana comincia a farsi sentire, ma un’azienda che produce latte condensato non merita certo la stima e il rispetto di chi sceglie uno stile di vita cruelty free, soprattutto se punta ad essere sostenibile.

Perciò possiamo gioire perché l’impegno e la dedizione dell’attivismo vegano stanno avendo un impatto, ma non certo per il kit kat vegano che altro non è che l’ennesimo prodotto colorato di verde creato solo per vendere e non per cambiare alcunché.

 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *