Storico Carnevale di Ivrea: quando leggenda e storia si intrecciano

Marzo 18, 2020 Antiniska Frontalini No comments exist
0 Condivisioni

Febbraio, il profumo di arance nell’aria, il viso della vezzosa mugnaia dell’anno, pifferi e tamburi, l’inno e la vittoria popolana…questa è Ivrea, città canavesana sulle rive del fiume Dora Baltea e culla di uno degli eventi più affascinanti e folkloristici della tradizione locale: lo Storico Carnevale.

“Indossa il berretto frigio, altrimenti ti tirano le arance!”. Nei giorni del Carnevale di Ivrea (da giovedì a martedì grasso) questo cappello rosso, molto simile ad una calza, diventa l’espressione della partecipazione attiva a questa festa piemontese da parte di eporediesi e non solo.

Cappello Frigio

L’amore per il Carnevale unisce “grandi e piccini” e fa sì che ci si senta parte integrante della città e delle sue tradizioni. Se nasci e cresci ad Ivrea sei eporediese (dal nome romano di Ivrea “Eporedia”, ovvero stazione di transito dei cavalli) e fin da piccolo diventi l’espressione di uno spirito vibrante, pulsante, necessario alla tua esistenza. Vivi un’esperienza arricchente e magica, originale e leggendaria.

Mercenari

Lo storico Carnevale d’Ivrea è infatti un evento speciale, in cui storia e leggenda si fondono per dare vita ad una celebrazione unica, in grado di richiamare ogni anno centinaia di visitatori provenienti da tutto il mondo, grazie alla straordinaria Battaglia delle arance.

La leggenda del Carnevale di Ivrea

La manifestazione affonda le sue radici in epoca medievale e la leggenda vede come protagonista Violetta, la figlia del mugnaio della città. La fanciulla, sposata con Toniotto, vuole ribellarsi all’allora tiranno della città, il marchese del Monferrato, Ranieri di Biandrate, padrone del territorio alla fine del XII secolo. Desiderosa di liberare il popolo dai soprusi del tiranno e dalle continue imposte indirette su scambi e consumi di merci, Violetta veste i panni della vedova ebrea Giuditta e decapita il despota della città durante il sonno, dopo averlo fatto ubriacare. La giovane sfugge così alla legge dello Ius primae noctis (l’obbligo, da parte di tutte le novelle spose, di trascorrere con il tiranno la prima notte di nozze) ed espone dall’alto del Castellazzo (il castello di San Maurizio) la testa mozzata dell’uomo, conficcata nella sua stessa spada. Il popolo esulta, finalmente è libero! Nasce così La canzone del Carnevale “Una volta anticamente” (Il castello non c’è più, il castello non c’è più…Su quei greppi, tra quei muri, che alla belva furon tana, suonan pifferi e tamburi, la vittoria, la vittoria popolana!). La mugnaia diventa l’eroina della città e questa magia si ripete ogni anno dal 1858, secondo i libri dei Processi verbali a futura memoria.

Violetta è rappresentata da una giovane cittadina sposata, eporediese di nascita o di acquisizione, eletta dal Comitato del Carnevale stesso tra una rosa di candidate.

La vezzosa Mugnaia

Napoleone e i personaggi del Carnevale di Ivrea

E’ poi in epoca napoleonica (1808) che, anche per ragioni di ordine pubblico, vengono riuniti i carnevali di tutti i rioni della città (San Maurizio, San Lorenzo, Sant’Ulderico, San Salvatore e San Grato). Tali feste risalivano al XVI secolo e coinvolgevano tutta la popolazione. La figura di Napoleone assume le sembianze del Generale, che ha il compito di custodire le chiavi della città nei giorni del Carnevale. Si presenta alla cittadinanza il giorno dell’epifania e attorno a lui c’è lo Stato Maggiore, gli ufficiali con feluca e sciabola, intenti ad aiutarlo nello svolgimento dei suoi compiti. Mugnaia, Generale con Stato Maggiore, sostituto del Gran Cancelliere (simbolo della tradizione), i giovanissimi Abbà (dieci bambini che rappresentano i cinque rioni della città) e il Podestà (simbolo del potere cittadino). Accompagnati da pifferi e tamburi confluiscono tutti nel corteo storico, vero e proprio emblema del Carnevale. Violetta, in abito bianco e fusciacca verde con appuntato lo stemma del Carnevale, siede su un carro dorato e lancia caramelle, cioccolatini e rametti di mimosa. Attorno a lei le sue damigelle, con vesti bordeaux e dorate.

La battaglia delle arance

Ma che cos’è la battaglia delle arance? In cosa consiste? Perché quel colore arancio ovunque e quella sensazione di libertà in ogni via della città?

La spettacolare battaglia delle arance rievoca proprio la ribellione al tiranno e si è affermata nel 1947, anno di fondazione della prima e più antica squadra di aranceri: l’Asso di Picche. Il popolo è rappresentato da nove squadre di aranceri a piedi, ognuna con i suoi colori, il suo inno e il suo rione (un’attenzione particolare ai Tuchini del Borghetto, anno di fondazione 1964, casacca verde, pantaloni rossi e uno stemma con un corvo sulla schiena. Siam del borghetto, è il nostro ghetto, tiriam le arance per divertir, per divertire non per far male, è Carnevale tira anche tu, tira anche tu!).

I Tuchini del Borghetto

Gli aranceri sui carri, protetti da caschi in cuoio, sono invece l’armata del tiranno. I carri da getto sono divisi in pariglie (due cavalli) e quadriglie (quattro cavalli) e si alternano nelle piazze della città solo pochi minuti. Sono due gli ingressi di ogni carro nei vari rioni e quindi due i momenti di scontro e di lancio.

Arancieri Ivrea

La battaglia delle arance è una metafora della lotta contro i soprusi del potere. Ne sono un esempio i fagioli lanciati dai popolani in segno di disprezzo fuori dalla finestra, dopo averli ricevuti dai loro padroni feudatari. Si racconta anche che, nella metà dell’800, le fanciulle di Ivrea lanciassero dai balconi fiori, coriandoli e arance, con l’intenzione di attirare l’attenzione dei giovani del corteo carnevalesco (da notare l’analogia con il Carnevale di Nizza). Ma perché sono state scelte proprio le arance come simbolo del Carnevale? Tipicamente non sono un frutto adatto al clima e all’ambiente del Piemonte, ma il rosso del loro succo rappresenta al meglio il sangue versato dal popolo in battaglia.

I Grifoni

“Sono folli questi eporediesi!”, qualcuno potrebbe pensare, ma per un abitante di Ivrea il suo Carnevale è l’evento più importante dell’anno, quello che si aspetta con trepidazione e gioia, quello che esprime la passione per la propria terra e l’amore per la tradizione.

Non uno spreco, ma una lotta alla mafia

Le arance impiegate ogni anno sono circa 600 quintali, arrivano dalla Sicilia e dalla Calabria e sono destinate al macero. Vengono prodotte da aziende che lavorano esclusivamente per questa manifestazione e danno lavoro a molte famiglie di produttori locali. Da alcuni anni il Comitato del Carnevale, l’associazione Libera, il Comune di Ivrea e l’associazione degli Aranceri hanno firmato un protocollo che garantisce la tracciabilità sulla produzione di questi agrumi e a tal proposito è nata “Arance frigie”. Quest’iniziativa ha proprio l’intento di sottrarre la produzione di arance alle mafie locali e al caporalato. Ogni anno viene emanato un bando per la fornitura al quale può partecipare chiunque, su presentazione di un’autocertificazione, vagliata dal Comune di Ivrea e dalla prefettura. Una volta utilizzate per il tiro, le arance distrutte e calpestate vengono raccolte e trasportate in un centro di compostaggio vicino Torino. Dopo una mirata lavorazione, sono pronte ad altri utilizzi. Sicuramente una scelta sostenibile, motivo di vanto per il popolo eporediese.

Storico carnevale di Ivrea

E i cavalli? Gli eleganti destrieri hanno un’importanza rilevante, perché tutti i personaggi storici sfilano a cavallo. Per questo motivo ogni anno i medici veterinari hanno il compito di accertare l’identità di tutti i cavalli iscritti alla manifestazione. I controlli vengono effettuati ogni giorno e sono molto rigorosi, proprio al fine di poter garantire il benessere dell’animale.

Le giornate del Carnevale di Ivrea

Ma addentriamoci nello scontro: la battaglia delle arance inizia la domenica e segue l’uscita della mugnaia dal balcone del municipio, il sabato sera; si tratta della prima comparsa ufficiale dell’eroina davanti alla cittadinanza eporediese. L’indomani inizia lo scontro vero e proprio, dove aranceri e carri da getto si giudicano reciprocamente in base ad alcuni criteri quali l’ardore nel tiro, la ricchezza di finimenti e bardature dei cavalli, la correttezza nella sfida.

Il lunedì è interamente dedicato al tiro, di giorno, e alle feste delle varie squadre, la sera.

Gli araldi della Regina

Il martedì grasso è l’ultimo giorno della battaglia e nel pomeriggio si assiste alla tanto attesa premiazione in piazza di città. Dal balcone del municipio la piazza gremita sembra una tavolozza in cui un abile pittore ha mescolato insieme varie tonalità di colore e l’effetto è sorprendente. Salgono sul podio i primi tre classificati, tra squadre di aranceri a piedi e carri, mentre la folla esulta. I vessilli si alzano e la gente balla e canta la canzone del Carnevale: leggenda si è fatta realtà, come ogni anno.

Mercenari Ivrea

La sera del martedì, nelle varie piazze della città, si assiste alla cerimonia di abbruciamento dello scarlo. Si tratta di un palo rivestito di erica e ginepro e il più famoso è quello di piazza di città. Una volta appiccato il fuoco, la mugnaia sguaina la spada (simbolo della sconfitta del tiranno) e la tiene sollevata finché non brucia tutta l’erba che ricopre lo scarlo. Se brucia in fretta è un segno di buon auspicio. L’ultimo scarlo ad essere bruciato è quello di piazza Lamarmora: lo accende il generale in persona che dà poi l’avvio alla marcia funebre. Pifferi e tamburi eseguono una triste litania e la cittadinanza cammina in rigoroso silenzio, indossando il berretto frigio. La marcia funebre termina in piazza Ottinetti con il famoso “Arvédze a giòbia ‘n bot”: con questo saluto il generale prende a braccetto lo stato maggiore e tutti insieme corrono verso il Municipio.

Storico carnevale di Ivrea

Se la curiosità è molta e la voglia di conoscere questa leggendaria manifestazione altrettanta, assolutamente consigliata la lettura de “L’ABC del Carnevale d’Ivrea” di Guido Rollandin, in cui sono raccolti e spiegati tutti i personaggi della manifestazione, oltre che i vari momenti della festa.Gli aranceri della Morte

Arrivederci quindi al 6 Gennaio 2021 e non dimenticate “Arvédze a giòbia ‘n bot”, “Ci vediamo il prossimo giovedì grasso!”

Antiniska
Antiniska Frontalini

 

 

“A Ma perché è la tua festa e in quei giorni la tua felicità è contagiosa,
A Guido perché i tuoi scatti saranno sempre nel mio cuore”.

 

 

 

 

 

 

 

 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *