Taiwan è Cina? Storia di una contesa lunga un secolo

Ottobre 4, 2019 Always Ithaka No comments exist



Taiwan è un paese davvero particolare. Si parla e si scrive in cinese, le strade sono tranquillissime e le persone incredibilmente accoglienti. Per molti Taiwan è un punto d’incontro culturale tra Giappone e Cina, entrambi paesi molto vicini e che ne hanno reclamato l’arcipelago, chi prima e chi dopo. Taiwan, però, è molto di più che una sfumatura tra due culture, è un paese a sé stante, con una propria impronta culturale che, sì, ha inevitabilmente attinto a Cina e Giappone ma è estremamente peculiare. Per capire queste isole è necessario conoscerne la storia e comprendere le complicatissime relazioni con la Cina continentale. Insomma, bisogna chiedersi: Taiwan è Cina?

Tra pirati, Olanda e Cina, il quarto litigante gode

Sin dagli albori questo arcipelago dalla strategica posizione nel mar Cinese ha suscitato l’interesse di chiunque volesse mercanteggiare con l’Asia continentale e il Sud Est Asiatico. I primi a mettervi le mani furono i pirati mercanti del Fujan, una regione costiera meridionale della Cina, che utilizzarono le isole come rifugio. Nel XVII secolo gli Olandesi colonizzarono l’arcipelago, seguiti dagli spagnoli nel ‘600, che però ebbero vita breve e furono espulsi dagli Olandesi stessi. Nel 1662 la dinastia Ming cacciò gli Olandesi ma fu sconfitta, a sua volta,dalla dinastia Quing (lettura: Ching) che mantenne potere ed influenza sino al 1895 quando, a seguito della prima guerra sino-giapponese, Taiwan fu ceduto al Giappone.

La Dichiarazione del Cairo e KMT

Il Giappone mantenne il dominio su Taiwan ufficialmente sino al 1943, quando alla conferenza del Cairo ne fu sancita la restituzione alla Cina. L’arcipelago rimase sotto la dominazione Giapponese siano alla resa incondizionata siglata da quest’ultimo dopo lo sgancio della seconda bomba atomica su Nagasaki. Nel frattempo, nella Cina continentale si era aperta una frattura tra il partito nazionalista Cinese ufficialmente riconosciuto, il Kuomintang (KMT) e l’appena ventenne partito comunista fondato da Zhou Enlai, Mao Zedong e Deng Xiaoping. Il contrasto continentale vide Mao guidare la lunga marcia nel 1934-35 e conquistare la Manciuria a seguito del ritiro delle truppe sovietiche allo scoppiare della guerra fredda. Nel 1949 la Cina settentrionale era quasi interamente controllata dal CCP e il Kuomintang di Chiang Kai Shek si ritirò a Taiwan.

Taiwan tra due fuochi

Nacque proprio qui la scissione tra quelle che, spesso, vengono definite, le due Cina. Entrambi i partiti, KMT e CCP, reclamavano le isole in quanto parte integrante della Cina di cui entrambi si dichiaravano l’unico legittimo governo. Gli Stati Uniti non impiegarono molto a fornire il loro supporto a Taiwan, preoccupati dalla potenziale espansione del comunismo nel mondo. Questi primi sprazzi di alleanza e la difficoltà di un attacco anfibio spinsero Mao a posticipare la conquista dell’arcipelago.

Crisi nello stretto di Taiwan

il 3 settembre 1954 la Cina bombardò Jinmen e Mazu dando inizio a otto mesi di tensione, noti come la prima crisi dello stretto di Taiwan. L’attacco avvicinò definitivamente gli Stati Uniti, sotto l’amministrazione Eisenhower, e Taiwan, che siglarono un patto di mutua difesa a cui conseguì la risoluzione di Formosa che autorizzava gli Stati Uniti all’uso della forza per proteggere i confini di Taiwan. Eisenhower arrivò addirittura a  minacciare l’uso dell’ atomica in caso di ulteriori attacchi.



Seconda Crisi di Taiwan

Nell’agosto del 1958, Mao ordinò un secondo bombardamento su Jinmen e Mazu, al quale gli Stati Uniti risposero rinforzando la Settima Flotta in sosta nei pressi delle isole di Taiwan. Nel mese di Ottobre, Mao dichiarò chiusa la crisi ed invitò i patrioti Taiwanesi ad una pacifica riunificazione.

URRS e USA

Per comprendere appieno l’importanza di Taiwan e il modo in cui la sua precaria situazione sia stata strumentalizzata, è fondamentale tenere conto di come le azioni della Cina nei confronti di Taiwan ne influenzassero la politica estera. Questa seconda crisi, infatti, acuì le già note tensioni tra il neo succeduto a Stalin Krushchev e il regime di Mao. Nel corso della storia Taiwan è stata usato come pretesto per e strumento di leva sulla Cina dagli Usa che, nei momenti di vicinanza a Beijing hanno sempre ridotto, se non quasi annullato il supporto alle isole.

TAIWAN

Non c’è due senza tre

La Cina di Mao stava affrontando un forte isolamento diplomatico e una carestia dovuta sia a disastri naturali che ad errori governativi. Chiang Kai Shek vide questa apparente debolezza della Cina comunista come un’occasione per la sua riconquista, convinzione accresciuta ulteriormente dalla massiccio afflusso di rifugiati cinesi ad Hong Kong, all’epoca ancora protettorato inglese. Chiang cominciò ingenti preparativi bellici a cui Mao non tardò a rispondere schierando l’Esercito Popolare di Liberazione e la flotta aerea sulla costa opposta a Taiwan. Nè Mao nè Kennedy erano intenzionati ad entrare in guerra l’uno contro l’altro, perciò la situazione si quietò in breve.

Morte di Chiang e successioni

Nel 1975, alla morte di Chiang, succedettero il figlio alla guida del Kuomintang e Yen Chia-Kan alla presidenza. Chiang figlio pose fine alla legge marziale e consentì ai Taiwanesi di visitare i familiari sul continente. I controlli politici vennero gradualmente ridotti liberando Taiwan dal regime autoritario instauratosi durante la lunga vita politica di Chiang Kai Shek.

TAIWAN

80’s

Lee Teng Hui, candidato alle presidenziali di Taiwan, portò avanti una campagna elettorale con un’agenda centrata sull’ingresso all’ONU come entità separata dalla Cina. Beijing, inoltre, aveva proposto a Taiwan un’unificazione peculiare, il famoso “un paese, due sistemi, con cui la Cina avrebbe ripreso possesso ufficialmente di Taiwan e le isole avrebbero conservato la loro ammistrazione. Taipei rispose alla proposta con i celeberrimi tre no: no contatto diretto, no negoziazioni, no compromessi.



Dalla crisi alle elezioni

Il Casus Belli per un ennesimo inasprimento delle relazioni  si verificò in occasione di una visita privata di Lee Ten Hui alla sua Alma Mater, la Cornell University, in cui si riferì a Tawain come “Repubblica Cinese di Taiwan”. La Cina rispose lanciando una serie di esercitazioni navali e test missilistici nello stretto di Taiwan. L’amministrazione Clinton rispose alle “diplomazia coercitiva Cinese” con l’invio di due aerei militari. La conseguenza immediata di questo dispiegamento armato fu l’elezione di Lee con il 54% dei consensi.

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Taiwan Oggi

Oggi la Cina punta ancora alla riunificazione. Taiwan è un arcipelago fiorente ed economicamente stabile. La strategia della Cina sembra quindi quella di comprimere lo spazio internazionale intorno a Taiwan per indurre l’arcipelago a riunirsi al continente. Solo 19 paesi al mondo riconoscono Taiwan come paese autonomo. Inoltre, con il lancio dell’abnorme progetto strutturale, One belt one road ,la fondazione dell’AIIB( Asian Infrastructure Invenstiments Bank) da parte della Cina, il timore di Taiwan è che il colosso continentale riesca ad esercitare una pressione tale da spingere anche gli stati che supportano le rivendicazioni di Taiwan e quelli con cui intessere importanti relazioni commerciali ad isolarlo.

Ma quindi Taiwan è Cina?

Tecnicamente sì, ma in realtà no. I Taiwanesi sono indipendenti dalla Cina, sia governativamente che economicamente. Persino la struttura politica istituzionale è diversa essendo Taiwan una delle tre democrazie compiute in Asia. Perciò, in fede, ritengo che Taiwan non possa essere considerato Cina e che non vada stereotipizzato di conseguenza. Un paese bellissimo e peculiare come questo merita un viaggio, senza ombra di dubbio. Prendetevi del tempo per conoscerne la bellezza, la gentilezza del popolo taiwanese e il buon cibo faranno il resto.

Ma, mi raccomando, che non pensiate di star andando in Cina!

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Buon Viaggio

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