Viaggio in Corea del Sud

Aprile 9, 2020 Always Ithaka No comments exist
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Fare un viaggio in Corea del Sud non è il sogno di molti. Ci sono destinazioni che attirano molto di più sogni e mire dall’occidente, come Cina e Giappone di cui la Corea del Sud è sempre vista come la sorellina meno comunista della prima e meno interessante del secondo. Dopo il nostro viaggio ci è stato chiesto spesso cosa pensassimo della Corea, se consigliassimo di visitarla e, soprattutto, se ci fosse piaciuta. La verità è che non sono domande a cui si possa rispondere con un sì o con un no.

Dove si trova la Corea del Sud?

La Corea del Sud è un paese unico al mondo e non per chissà quale velleità poetica, ma perché è davvero singolare. La Corea del Sud è l’unica penisola al mondo ad essere un’isola per colpa della gemella Corea del Nord che vive sopra di lei, coprendola come un grosso e scuro mantello impenetrabile. Scollegata dalla terra ferma, la Corea si trova in alto mare. A sud la contesa Taiwan e ad Est, oltre l’omonimo mare, il Giappone. La Corea del sud si trova in un mare di gigante, oppressa dal suo stesso sangue, imprigionata nelle sue fragili ossa.

Seoul by night

Com’è la Corea del Sud

Dall’aeroporto prenderemo un pullman per raggiungere l’hotel, non prima di aver mangiato due onigiri a testa. Come in Giappone anche qui si trovano konbini ad ogni angolo e anche qui vendono onigiri. La differenza però è subito evidente. Il riso è aranciato dalle spezie piccanti e l’alga esterna è coperta di cristalli di sale. Seduti ai nostri sedili bordeaux cerchiamo di assorbire tutto quel poco che vediamo dal finestrone, stralci di una Seoul osservata in corsa. Scesi alla fermata iniziamo a cercare l’alberghetto, che si rivelerà essere incuneato nella curva angolare di un vicolo nascosto. Veniamo accolta dalla ragazza malese della reception e condotti nella nostra stanza. Lasciamo le scarpe nel genkan e procediamo a piedi nudi verso la microscopica stanzetta dai cuscini spessi come carta in cui passeremo le prossime settimane. Dopo una doccia scendiamo ad esplorare la piccola sala comune ed usciamo. Indossiamo le infradito e finiamo col camminare scivolando in ogni umida e stagnante pozzanghera.

hanbok

Com’è la capitale della Corea del Sud?

Esploriamo la città con calma, staremo qui molto, e non abbiamo alcuna fretta. Un giorno lo dedichiamo alla Soedaemun prison, la prigione dove vennero detenuti i Coreani durante la dominazione Giapponese riadattata poi per ospitare i prigionieri non graditi ai regimi successivi. Trascorriamo un’intera giornata alla Dongdaemon plaza, nel distretto del design. Cerchiamo vanamente di raggiungere la Demilitarized zone, ma questa viene chiusa per le minacce inviate da Kim alla Corea del Sud. Indosso l’Hanbok sotto il sole cocente nel palazzo reale. Mi muovo goffa e accaldata nel calore che vibra dall’asfalto e dalle pietre nel quartiere tradizionale. Una mattina, saliamo in cima alla cinta muraria che circonda la città cingendo le curve acute, ma morbide dei colli. Da lassù osserviamo la città sorseggiando una limonata fresca. Siamo sospesi sopra Seoul che pare essere stata scaraventata tra le montagne dal disegno folle di un gigante. Eppure, giace nella valle questa città malinconica e vivace, un paradosso estremo.

I Coreani sono tutti belli?

A Gangnam passeggiare è difficile, ma non per questioni legate alla viabilità. Il quartiere è immenso e i negozi si susseguono con la stessa assiduità con cui un essere umano ha bisogno di respirare. Non è nemmeno il caldo a rendere difficile la passeggiata. ciò che ci turba è la frequenza estremante elevata di volti tumefatti o annichiliti dal conturing. In Corea gli standard i bellezza sono rigidi e impositivi al punto da far male, da spingere una moltitudine di ragazzi e ragazze a sottoporsi a rinoplastica, allargamento delle rime degli occhi, fin’anche al rifacimento del mento. Passeggiano con le amiche, il cerotto color carne sul naso e le occhiaia livide per i copi di scalpello sulle ossa del naso.Il mito della Corea spezza ossa e apre cliniche estetiche ad un ritmo che non conosce eguali al mondo.

Come sono i Coreani?

Saliamo in metro e ci accomodiamo, composti.L’intero scompartimento ci osserva. Sono tutti anziani che ci fissano in maniera più o meno indiscreta. Qualcuno con ostentata assenza di pudore ci osserva corrucciato. Una signora anziana mi osserva con le labbra strette, così strette che posso contare i solchi che si disegnano attorno a quella piccola linea. Un uomo accanto a Save ha un ‘espressione sdegnata, quasi offesa. Ci osserviamo preoccupati e notiamo subito quanto siamo diversi dal loro panorama quotidiano. Capelli ricci e chiari, visi abbronzati, barba lunga Save e piercing al naso io. Quasi me ne scorso ma gli occhi paralizzati di un altro signore mi fanno notare un altro dettaglio inaccettabile del mio aspetto: le mie gambe sono visibilmente non depilate.

Cosa c’è da fare in Corea del sud?

Siamo al museo nazionale, ci muoviamo tra i piani con calma leggendo con cura le didascalie, basiti. La Corea è stata una vittima per quasi tutta la storia. Il Giappone ha sempre cercato di dominarla e per un periodo cospicuo ci è riuscito sradicandone la cultura tradizionale, poi la guerra di Corea e il supporto america. Gli autoritarismi succedutisi come denti di squalo. Ed oggi la minaccia di un dittatore volubile sopra il capo, la rottura con il Giappone, avvenuta proprio al nostro arrivo, e la dipendenza sempre più odiata dagli Usa. Eppure in questo museo storico troviamo solo propaganda, frasi fatte che sfumano negli slogan, progettati per illudere, forse rafforzare, sicuramente ottundere una nazione.

Quindi meglio non andare in Corea del Sud?

Il palazzo reale è sublime e l’access ad esso è gratuito per chi indossa l’Hanbok, l’abito tradizionale Coreano. L’obiettivo di questa iniziativa è quello di promuovere l’uso di uno dei più importanti retaggi culturali sopravvissuti al programma di rieducazione culturale del Giappone. Mentre mi cambio le ragazze fissano incuriosite i miei capelli che da soli occupano quasi lo stesso spazio della crinolina. Sotto i tetti ricci del palazzo capita che un soffio di vento mi porti all’orecchio una voce flautata, una ragazza o un gruppo di amiche vogliono farsi una foto con me. Nel quartiere tradizionale, mentre il selciato mi chiede un tributo in calore troppo alto, troviamo un negozio con le imposte aperte e la merce esposta. Uno specchio appeso alle grate verdi acqua mi permette di notare un gruppetto alle nostre spalle, ci guardano bisbigliando nascoste dietro le mani. Incrociamo i nostri sguardi e una delle ragazze mi urla “Beautiful blonde hair” con un accento da far ripiegare i timpani su sé stessi.

Kakao e Line, Giappone ti amo

La cultura giovanile in Corea del Sud non potrebbe essere più diversa da quella delle generazioni anziane. I giovani amano il Giappone e gli anziani non glielo perdonano. L’amore per il Giappone, però, sfocia più spesso che mai in competizione in questa terra ai limiti dell’Asia. Se in Giappone hanno Line con i suoi personaggi Kawaii, in Corea hanno Kakao, se i Giapponesi pennellano i Kanji漢字, in Corea gli Hanja 한자 svettano trionfanti in ogni dove, se Giapponesi sono i maghi della Skin Care, la Corea del sud ne è il tempio. Se in Giappone le Idol,アイドル , sono giovanissime, preparatissime ed amate dal pubblico, in Corea del Sud essere un Idol implica anni di addestramento e preparazione nonchè la totale rinuncia a qualunque tipo di attività, amore o abitudine che possa minare l’immagine eterea e divina della/del giovane ed innocente idolo.

Comfort women, Giappone ti odio

Tra gli amori e le competizione, tra i ragazzi che vogliono usare Kakao e quelli che sognano una visita agli Universal di Osaka, scorre il fiume degli anziani e degli adulti che ricordano storie o le hanno vissute. Le proteste contro il Giappone durante la nostra permanenza impazzano, infatti Tokyo ha appena eliminato la Corea dalla White list, la lista dei partner privilegiati scatenando l’ira del paese. Ci sono però proteste più antiche, come quella a cui prendiamo parte un mercoledì di fronte all’ambasciata Giapponese. Dal 1992, ogni mercoledì, qui si tiene una protesta per ricordare i crimini commessi dal Giappone durante l’occupazione, in particolare si protesta perché il Giappone faccia ammenda in maniera adeguata per il regime di schiavitù sessuale che aveva instaurato in Corea e in Asia. Alla protesta ci accolgono timidamente, ma con passione. Perdiamo il conto dei grazie e degli occhi ingigantiti dalla commozione nel vederci lì, due stranieri per i loro diritti. I Coreani sono abituati ad essere soli, la solidarietà disinteressata li commuove.

Quindi Corea sì o Corea no?

La Corea del sud è un paese che va compreso. Non basta osservarlo per capirlo appieno, bisogna studiarne la storia, comprendendone i drammi storici che l’hanno portato ad essere ciò che è. Bisogna saper leggere oltre l’ostentata  diffidenza e vedere e assorbire il dramma di chi teme che il diverso possa innescare l’annientamento che hanno conosciuto fin troppo bene in passato. La durezza dei Coreani e la loro ossessione maniacale per la bellezza standardizzata sono il tragico retaggio di decenni di autoritarismo. La sfiducia della Corea nel mondo è l’esternazione ricordo del sangue fraterno che hanno versato dal quando le due coree si sono separate sul 38esimo parallelo. La memoria invisibile del nemico dentro il cuore, del dominatore sull’uscio di casa e di un mondo così vicino per tutti, ma così lontano per loro. Gli atti di gentilezza sono pepite d’oro per uno straniero in Corea, tangibili e preziose, al contempo rare e da custodire. Le nostre pepite le teniamo tutte in tasca, pronti a stringervi le dita attorno qualora i ricordi ostili minacciassero la nostra capacità di giudizio. Le rigiriamo tra le dita e lasciamo che per mezzo nostro raccontino la Corea.

Non siete molto chiari

Denigrare la Corea è facile, elementare e superficiale. Amarla, però, è difficile, poiché i veli dietro cui si nasconde somigliano sempre di più ad altissimi muri di cinta. Nel mezzo, però, c’è così tanto da scoprire e da capire da rendere la Corea una meta importante per un viaggiatore, un banco di prova con sé stessi. Il luogo in cui capire se il proprio amore per i viaggi è disinteressato e puro o piccolo ed egoisitico. Non amiamo la Corea, ma amiamo alcuni ricordi lei. Non la odiamo, ma odiamo alcuni tratti di lei, come il feroce razzismo. Torneremmo in Corea, senza battere ciglio, anzi emozionandoci. Perché la Corea è un luogo in cui mettersi a nudo, in cui elaborare tanto, forse troppo, e rinascere. Quindi, sì, Corea sì.

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