Viaggio in Nepal 4: Pashupatinath

Maggio 17, 2020 Always Ithaka No comments exist
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In questo viaggio in Nepal siamo in bilico tra le due anime spirituali del paese. il buddhismo e l’Induismo. A tratti coincidono, unificandosi in gesti e parole, ma a volte si dividono in comportamenti e convinzioni. Oggi siamo in cammino verso uno dei luoghi in cui il credo induista domina sulla mente dei fedeli, uno dei luoghi più sacri del Nepal che ha reso Kathmandu patrimonio dell’ UNESCO.

pashupatinath

Pashupatinath

Arriviamo al tempio ormai abituati al traffico, alle contrattazioni, al pulviscolo quasi nero dell’ora di punta. Non è certo la strada ciò che ci innervosisce oggi. Stiamo per addentrarci dentro uno dei luoghi più sacri per l’induismo nepalese, il tempio dedicato a Pashupati, una delle molteplici incarnazioni di Shiva.

Questo tempio è annoverato come il più antico luogo di culto induista e la data esatta della sua fondazione è andata perduta, rimangono solo le leggende che ne aumentano il fascino mistico.

Shiva scese nel mondo degli uomini in forma di erbivoro cornuto per giocare sulle rive del fiume Bagmati. Gli altri dei accorsero e lo afferrarono per le corna, intimandogli di riprendere le proprie sembianze. Un corno si ruppe per la pressione divina e rimase sul suolo del mondo terreste, venerato dagli uomini come lingam di Shiva. Accadde poi che il corno fu sepolto e svanì dalla memoria e dalla vista, fino a che un pastore, seguendo la traccia di latte lasciata al suolo da una delle sue mucche, non lo ritrovò. E dunque il lingam di Shiva riprese il suo posto al centro delle preghiere degli uomini.

L’ingresso al tempio è un lungo corridoio in pietra senza volta in cui il sole annulla le ombre al mattino.Tra le mura piccoli banchetti occupati da venditori ambulanti richiamano la nostra attenzione. Le collane oscillano appese, mulinando i colori sacri nell’aria torrida. Enormi vassoi di bigiotteria ci passano sotto il naso mentre le venditrici ci invitano a comprare. Superato questo primo ostacolo arriva l’assalto delle guide non autorizzate.

Pashupatinat

Sono ragazzi giovani, sulla ventina, e recano tatuaggi draconici e tamarri su collo e polpacci. Ci osservano mentre passiamo fingendo di non notarli. Non appena diamo loro le spalle saltano al suolo con un balzo e si avvicinano chiedendoci se sappiamo dove siamo, spiegandoci che molte cose le guide non le riportano, che una guida nepalese è fondamentale, che senza di loro non potremmo avvicinarci agli Sadhu e via su questa falsariga. Rifiutiamo, più e più volte, ma uno dei ragazzi non demorde e decide di seguirci e parlarci per tutto il tempo.

Il tempio si delinea davanti a nostri occhi mentre pensiamo a come sbarazzarci di questa guida non richiesta. La pagoda alta brilla nel sole cocente, con il suo tetto arricciato il bronzo che pare liquido così brutalmente illuminato. Ai piedi del tempio che custodisce il pentafacciato lingam di Shiva alto un metro, scorre il fiume. Non possiamo accedere al tempio, gli infedeli non sono ammessi alla vista della reliquia divina.

La sola vista del fiume è sufficiente ad incantarci. Scorre oscuro e lento come un dio che non teme di dover accelerare il suo corso perché gode della vita eterna. Sulle rive, come piccoli denti cubici, discendono verso le acque i ghat. Macchie arancioni svolazzano nell’aria senza vento, i monaci si muovono in fretta svanendo dentro le mura del tempio a noi proibito.D’un tratto appare nel nostro campo visivo una tunica arancione immobile, trasportata da persone a capo chino. Non ci sono svolazzi di vita in quel sudario, né i gesti repentini dei muscoli asciutti e guizzanti dei monaci di poco fa.

salma pashupatinath

La tavola su cui è deposta la salma viene accostata perpendicolarmente al fiume  e bagnata con oli e unguenti. I conoscenti si schierano attorno al sudario come una corona sul capo di un re. Manciate di petali vengono deposti sul corpo coperto e profumato di oli. Il defunto viene quindi sollevato e adagiato sulla pira funeraria. Un ragazzo si fa avanti con fare solenne. Sarà a pochi metri da noi. Nei suoi occhi il lutto è velato dalla determinazione solenne del rito. Appicca il fuoco e vi getta della miccia per alimentarlo. Il sudario arancione rimane intonso nelle fiamme annerito appena dal fumo scuro che si leva alto ed imponente.

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Una folata di vento risale il Bagmati e porta il fumo dentro di noi. Lo inspiriamo senza volerlo e sgomenti strabuzziamo gli occhi lacrimanti, scioccati dalla violenza con cui quel dio fiume ha voluto portarci dentro la sacralità di quella morte.

pashupatinath

Ci appoggiamo alla balaustra del ponte, intrappolati nella visione della pira in fiamme. Il tempo si interrompe mentre le fiamme guizzano avide sul corpo nero adagiato sui ceppi carbonizzati. Il fuoco è rapido e crepitante, invade la nostra mente con quel suono sinistro angosciato dai lamenti della corona di anime attorno al morto.

Antyeshti,l’ultimo sacrificio si è compiuto.

Proseguiamo seguendo le scimmie malconce che abitano il tempio. La guida che abbiamo rifiutato è la nostra ombra, ogni tanto ci rivolge la parola per raccontarci qualcosa sul tempio. Dopo poco rinunciamo ad ignorarlo, non demorde e ci sentiamo in colpa a far finta che non sia qui. Cominciamo a chiacchierare e lui ci guida, finalmente rilassato verso le zone a cui possiamo accedere. La parete rocciosa che si taglia sull’altro lato del fiume ha un fascino e un’atmosfera tipiche del fantastico. Un’intera struttura vi è appesa mediante un confusionario e complesso sistema di impalcature. alcune stanze rientrano nella roccia, scavata per ospitare gli asceti. In alcune di quelle grotte sappiamo esserci la dimora degli aghori, la più estrema ed inquietante setta sadhu.

pashupatinath sadhu

Dopo poco incontriamo i primi santoni, probabilmente i tre sadhu più fotografati al mondo. Chiedono pochi centesimi per una foto e spesso vengono ritratti mentre siedono a gambe incrociate accanto ai turisti. Quando capiscono che vogliamo solo ritrarli sembrano inorgoglirsi e si danno una velocissima rassettata. Uno di loro si appiattisce i capelli liscissimi, un secondo controlla che il nudo di rasta sia ben fissato sulla sommità del suo capo e il terzo raddrizza la schiena.

Dopo le foto ci avviamo all’uscita ripassando vicino ai ghat. Ritroviamo la pira funeraria del nostro arrivo, ormai spenta. Accanto una nuova funzione sta per essere iniziata. Usciamo, paghiamo il ragazzo e compriamo una collana di perle rosse ad una delle signore che si muove nella calura del mezzogiorno con l’immenso vassoio di collane sul capo.

sadhu

Muoviamo il passo che ci porta all’esterno del tempio e ripiombiamo nel caos sconvolgente della città. Non pranziamo e ci dirigiamo verso Thamel per passeggiare.

L’odore del fumo nero della cremazione ancora nel naso, il suono dell’acqua placida del Bagmati oscilla nella nostra mentre scontrandosi con i clacson e le urla. Una mucca riposa in mezzo alla carreggiata. Le sue corna sono forti e solide, ricurve ed inquietanti, ma i suoi occhi sono calma e deità.

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Pashupatinath

Come arrivare:

Prezzo biglietto: 1000 NPR

Divieti: Vietato accede con abiti non consoni, quindi è necessari coprire spalle e gambe. è vietato fotografare le funzioni funebri o accostarvisi troppo, salvo diversa indicazione data dalla famiglia. L’accesso al tempio che custodisce il lingam di Shiva è vietato ai non induisti.

Il nostro Viaggio in Nepal:

  1. Arrivo a Kathmandu
  2. Il Terremoto
  3. Visita di Kathmandu e dei Templi
  4. Pashupatinath
  5. Da Kathmandu a Pokhara
  6. Pokhara e Shanti Stupa
  7. Pokhara e rifugiati Tibetani
  8. Terai sulle tracce delle tigri nel Chitwan National Park
  9. Dakshinkali il tempio dei sacrifici animali
  10. Il Terremoto e un Matrimonio

 

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