Viaggio in Nepal 3 : Kathmandu

Marzo 21, 2020 Always Ithaka No comments exist
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Boudanath

I clacson sono ovunque, persino nei miei sogni. Li sento interrompere e stridere, rimbombarmi nella testa. Mi svegliano nel cuore della notte e mi guidano alla finestra. La città è buia, l’ennesimo black out ha spento la città. Chi è sveglio urla, chi è in macchina strombazza. L’alba mi sorprende così, affacciata alla finestra, mentre osservo la città, sudando nel calore umido del monsone.

Sbrighiamo in fretta la colazione e saltiamo su uno di quei trabiccoli su ruote che chiamano taxi. Un adesivo sul vetro posteriore reca la scritta: “My next car will be a FIAT”. Nel traffico fuori da ogni regola osserviamo una fiumana di auto microscopiche e carretti in cui spiccano, come pesci guizzanti che risalgono la corrente, le FIAT punto verde acqua. Un modello vecchio che si ripete all’infinito colorando le strade della monotona sfumatura.

Siamo fermi da un po’ e il tassista è nervoso. Una folla invade il traffico. Le persone esondano come un affluente negli interstizi tra le automobili. L’autista mette il freno a mano e ci intima di non scendere dall’auto. Esce a fatica e parlotta con un grumo di persone. Sono concitati. Qualcuno si avvicina a noi, un gruppo di ragazzi. Appoggiano le mani sul tettuccio dell’auto e cominciano a imprimervi forza, facendola oscillare. Le onde ci scuotono, il tassista risale e ci invita a rimanere calmi. I ragazzi si fermano e proseguono, verso un altro taxi.

Mentre giungiamo a destinazione l’autista ci spiega che è in corso una manifestazione di tassisti e che i manifestanti cercano i crumiri nel traffico.

Ci lascia davanti a Bodanath in un frastuono di auto, urla e gli onnipresenti avvisatori elettroacustici delle automobili.

kathmandu

Arriviamo all’ingresso del quartiere e paghiamo l’accesso. D’un tratto qualcosa cambia. I suoni diventano delicati come gocce d’acqua e soffi di vento. Note profonde e gravi scandiscono om mani padme humil mantra tibetano che solleva la nostra giornata dai limiti dello spazio tempo.

Il grande stupa di bodanath si staglia di fronte a noi, incorniciato dalla gabbia di un’impalcatura sulla sommità ad evitare che la torre a cono crolli a causa delle scosse di terremoto. La circonferenza è ornata da una catena di ruote di preghiera. I fedeli compiono il percorso circoambulatorio in senso orario, sfiorando i cilindri e facendoli ruotare su sè stessi. Sulla superficie l’intarsio del mantra tibetano è chiaramente intellegibile. Sotto le dita è robusto.

ཨོཾ་མ་ཎི་པ་དྨེ་ཧཱུྃ

Camminiamo seguendo la litania che si alza dai negozi. Un bambino gioca con i piccioni mentre qualche monaco avanza all’ombra di un ombrello portato da un apprendista. Gli abiti arancioni e le teste rasate si mescolano ai visi segnati dei profughi tibetani. Hanno gli occhi sottili e grigi, gli zigomi alti e fieri e il sorriso sempre pronto a sbocciare. Persino nel chiedere la carità conservano una dignità suprema, un orgoglio profondo che quasi inverte i ruoli e noi finiamo col sentirci onorati di aver potuto dar loro qualcosa. Le macerie scivolano in mezzo al passaggio quando meno ce lo aspettiamo, senza per questo inficiare la sacralità del quartiere in cui monasteri e santuari sorgono ad ogni angolo rigurgitando piccoli flussi arancioni di apprendisti di diverse età. I bambini in tonaca ci sorridono, perdendo la compostezza che, al contrario, quelli in età adolescenziale non osano abbandonare. Ci spiano dagli angoli degli occhi,curiosi. Gli adulti ci salutano saltuariamente, qualcuno congiunge le mani al nostro passaggio e noi facciamo lo stesso. Le nostre anime s’inchinano al ritmo di quelle monaci, e si riconoscono.

Il tempo, qui non ha senso né traccia.

Raggiungere Boudanath:

potete muovervi in taxi, il prezzo è davvero conveniente, ma qualora foste ad una ragionevole distanza andate in zona a piedi. Passate la giornata nel complesso, mangiate nei ristorantini allocati qua e là e prendete parte ad una meditazione collettiva gratuita.

Il prezzo d’ingresso si aggira intorno alle 250 rupie, circa 3 euro.

Regole nei templi e nei luoghi sacri:

Indossate abiti decorosi che coprano spalle e gambe, vale per ambo i sessi. Ricordatevi di muovervi attorno ai templi sempre e solo in senso orario.

Swayambhunath

Oggi ci dirigiamo ad ovest. Seguiamo la strada a piedi, osservando intere file di case rase al suolo. Vicino al fiume le macerie sono divenute una spiaggia altissima sul cui apice sorgono le file di tende dei sopravvissuti. I teli di cerata blu formano un corso parallelo al fiume e i nostri occhi non riescono a vederne la fine. Camminiamo tra i randagi che zigzagano nelle strade fratturate. Comincia un pendio e ogni tanto ci fermiamo in qualche bottega. Un artigiano lavora il legno a mano per produrre maschere votive, mobilia per i templi ed altri oggetti sacri. Lo osserviamo a lungo e compriamo un porta incensi. Nel prenderlo in mano osservo gli altri, tutti simili ma non uguali. La mano ha scavato il legno con lo scalpello e il risultato è unico. Temo la risposta quando domando il prezzo. Facciamo la conversione a mente, ci costa l’equivalente di 4$. Siamo sbigottiti e lui pare accorgersene. Si propone di farcene pagare appena 3$ e alla fine è tutto quello che accetta.

Un'artigiano a Kathmandu

Swayambhunath sorge sulla cima di una collina, ma ci rendiamo conto di essere vicini quando cominciamo a notare le prime scimmie che camminano o corrono sulla strada. Il tempio delle scimmie è dimora di una nutrita colonia che i monaci nutrono e che domina sovrana la zona.

“Secondo lo Swayambhu Purana, l’intera valle di Kathmandu era un tempo un enorme lago[2], al centro del quale cresceva un loto[3] che emanava una splendida luce. Mañjuśrī, il bodhisattva della conoscenza, ebbe una visione del loto di Swayambhu e si recò per venerarlo. Vedendo che la valle avrebbe potuto essere un ottimo insediamento e volendo rendere il sito più accessibile ai pellegrini scavò una gola presso Chobar. Il lago lentamente si prosciugò lasciando la valle libera dalle acque[4]. Sopra il loto fu quindi eretto lo stupa di Swayabhunath la cui reliquia è proprio la luce che il loto emana”

kathmandu

Cominciamo a salire l’enorme scalinata, fermandoci solo ogni tanto per fotografare le scimmie affaccendate nel grooming. Un esemplare adulto si pianta davanti a noi e atteggia le mani in un gestaccio. Ci fa scoppiare a ridere. Ci osserva un poco e riprende la via verso altri esemplari, assolutamente inconsapevole di averci appena mandati a quel paese. Giungiamo in cima, nel secondo luogo più sacro ai buddhisti di Kathmandu. Dalle balconate i nostri occhi si abbeverano della sterminata immagine di Kathmandu e della sua valle. Visitiamo lo stupa seguendo  le scimmie. Un cucciolo cerca di afferrare la fiamma di una candela mentre un altro paio divora i petali dei fiori votivi. I monaci portano enormi vassoi pieni fino all’orlo di frutta e semi e le scimmie accorrono in massa, chi portando il cucciolo sulla schiena chi appeso al collo. Mentre mangiano mi avvicino a poco a poco agli esemplari più tranquilli per fotografarli. Ho il timore di scordarmi i dettagli di questo luoghi magnifico, di dimenticare il biancore dello stupa, il volto delle scimmie o il suono dei passi veloci dei monaci.

Dopo cinque anni sono certa che non potrò mai scordarmene.

Scimmia Kathmandu

Come raggiungere Swayambunath:

Da Thamel ci vuole almeno un’ora di camminata per raggiungere lo stupa, con il taxi dimezzereste i tempi. I mezzi pubblici ci sono e sono abbastanza efficienti.

Il prezzo per l’ingresso è di 200 NPR, circa 1,50€

N.B. non avvicinatevi alle scimmie e non date loro da mangiare, potrebbero innervosirsi o sentirsi minacciate, soprattutto in presenza di cuccioli, e potrebbero mordervi o graffiarvi. Nel caso accadeste contattate subito la vostra assicurazione medica e recatevi in ospedale per il ciclo di antirabbica.

La Rabbia, come molte altre malattie, è una zoonosi, dunque una malattia il cui agente patogeno è il grado di fare il salto di specie e infettare gli esseri umani. Entrare in contatto con “popolazioni di animali semi-domestici”1 espone al rischio di contagio. Non date mai cibo e non avvicinatevi agli animali, rimanete a distanza in modo da non dare l’idea che sia quella l’interazione cercata dal turista.

Il nostro Viaggio in Nepal:

  1. Arrivo a Kathmandu
  2. Il Terremoto
  3. Visita di Kathmandu e dei Templi
  4. Pashupatinath
  5. Da Kathmandu a Pokhara
  6. Pokhara e Shanti Stupa
  7. Pokhara e rifugiati Tibetani
  8. Terai sulle tracce delle tigri nel Chitwan National Park
  9. Dakshinkali il tempio dei sacrifici animali
  10. Il Terremoto e un Matrimonio

[1] Quammen,”Spillover

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