Viaggio in Nepal 6 : Pokhara e Shanti Stupa

Aprile 10, 2020 Always Ithaka No comments exist
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Pokhara è davvero silenziosa se paragonata a Kathmandu. Certo, il terremoto e l’assenza di viaggiatori ne hanno lasciato le strade semideserte, eppure confido che sia così quieta anche con qualche turista in più. Passeggiamo,costeggiando il Phewa Lake, oggi verde di vischiose alghe. I monsoni ne cambiano profondamente l’aspetto. In inverno il lago è così limpido da dare l’idea che qualche divinità vanitosa lo abbia depositato ai piedi dei monti per specchiarcisi dalla sua dimora celeste. L’Annapurna oggi si nasconde dietro le nubi che, dense come cotone, premono l’umidità e il calore contro di noi.

Il barcaioli del lago 

Le rive del lago ci guidano fino al molo delle barche, dove abbiamo in mente di noleggiare una barca a remi o ritagliarci un posticino nella navetta che porta i fedeli fino alla piccola isola nel cuore del lago. Rimaniamo incantati osservando il via vai di nepalesi che scendono e salgono impacciati e lenti sulla barca. Chi scende, lo fa con malagrazia, spesso appesantito dal ventre prominente. I pescatori chiacchierano con i barcaioli, i bambini si rincorrono eccitati lungo la battigia. Alla biglietteria ci dicono i prezzi per la barca pubblica, sono talmente bassi, pochi centesimi, che ci sentiamo in dovere di spendere qualcosa in più per una barca con rematore. Il barcaiolo è su di giri e si allontana velocemente verso la riva, sta cercando qualcosa. Gli altri barcaioli, intanto, prendono confidenza e cominciano a farci domani. Principalmente ci chiedono cosa si dica all’estero del terremoto, sono curiosi, ma anche sinceramente preoccupati.

Pokhara

“Dite a casa che va tutto bene! Dite agli europei di venire in Nepal!”

Noi facciamo cenni del capo profondi e promettiamo di farlo, convinti. Accanto a noi due bambini si scambiano delle lenze tra le brache, sono adorabili e non riesco a non guardare le espressioni concentrate assurde per visetti così paffuti. Sono figli di alcuni pescatori che ci chiedono di far loro una foto e di mandargliela.

Il richiamo dell’acqua

Avvolti nei giubbetti di salvataggio salpiamo per il brevissimo tratto che porterà al Tal Barahi Temple, il tempio in mezzo al lago di Pokhara. L’acqua sembra così fresca e accogliente se paragonata alla fissità dell’afa umida che ci opprime più della gravità. I pesci scuri nuotano sfiorando il pelo dell’acqua. Quando il barcaiolo alza il remo dal mio lato uno spruzzo rinfrescante brilla adamantino nei raggi del sole prima di darmi sollievo depositandosi sulla mia pelle. In una decina di minuti raggiungiamo il molo dell’isolotto. Sbarchiamo e ci guardiamo intorno. La pagoda a due piani si innalza con i suoi tetti in stile Newhari verso il cielo plumbeo, attorniata dalle miriadi di fili di fumo degli incensi. Ovunque il terreno è ricoperto di guano di piccione. Ci avviciniamo al tempio, quel tanto che ci è consentito dalla nostra condizione di non induisti e scorgiamo l’idolo custodito nelle ombre del tempio. La struttura, riccia e svettante è l’unica parte dell’isola visibile anche dalla riva, altrimenti totalmente coperta da alberi rotondi e verdeggianti.

Per un istante immagino la prospettiva delle aquile che sentiamo fischiare sopra di noi, oltre la bassa coltre di nubi. Immagino l’isola, come una polposa macchia verde, un’alga morimo, cui si avvicinano in fila indiana pesci di legno ovali e oblunghi per lasciare andare il colore del loro corpo e si allontanano assumendone un altro.

Il tempio Tal Barahi

Anche noto come Tempio del Lago o Tempio di Barahi, il tempio di Tal Barahi è un tempio indù dedicato alla dea Durga una delle divinità più importanti del pantheon induista. Dea della guerra, essa lotta furiosamente contro le forze che minacciano la pace, la prosperità e il Karma, l’equilibrio del bene sul male. Tra le sue molte mani stringe armi per garantire giustizia agli oppressi e liberarli, a cavallo di una splendida enorme tigre.Pokhara

La spiaggia

Nuovamente sulla barca osserviamo il dorso scuro delle centinaia di pesci che si avvicinano alla superficie dove qualche fedele getta loro delle molliche di pane. I corpi color fango sono lucidi quando spezzano la superficie ammassandosi l’uno sull’altro, sodi e forti, si inabissano con pochi colpi di coda che frammentano la superficie. Le gocce vibrano nell’aria, bianche e capaci di catturare la luce al punto da far dolere gli occhi. L’isolotto comincia a divenire sempre più piccolo nel nostro campo visivo. Se prima non potevano vedre nulla al si là delle morbide fronde degli alberi, ora vediamo l’Annapurna ergersi con le sue facce aspre verso la coltre di nuvole grigie che ne imperlano il crinale. Stomp.

La barca si arresta, siamo giunti ad una spiaggetta. Il barcaiolo ci fa cenno di scendere e con un balzo atterriamo sui ciottoli. La spiaggia è piccola, un’insenatura grigia distinguibile dalle altre per la prensenza di un chiosco dalle ridotte dimensioni. Il barcaiolo ci indica il sentiero di cui Save gli aveva chieso prima e ci avvisa:
“Vi aspetto per due ore, non di più.” Mentre parla si avvicina al baracchino ed ordina una coca cola. Lo scrutiamo mentre si issa sulla barca messa in secca e cominci a bere appollaiato come un rapace.Quello che ci chiediamo, nella prima parte di salita, è se fosse serio, se davvero ad un nostro ritardo ci avrebbe abbandonato.

Il sentiero e le farfalle

IL sentiero principia come una scalinata, ma anche quando la pendenza diminuisce e i gradini si trasformano in un tratturo, risulta ripido e faticoso. Saliamo lentamente in un intrico di liane e piante che oscurano il lago e i dintorni, seguendo le poche indicazioni a nostra disposizione. Ogni tanto un piccolo tempio boschivo fa capolino dalla giungla e ci fermiamo ad ammirarlo, cogliendo l’occasione per riposarci. La giungla è umida e calda, la mia fronte gronda gocce di sudore rotonde e brillanti che, lente e fastidiose, mi solcano il viso. Save è completamene fradicio,persino i suoi pantaloni sono sudati al punto da aver cambiato colore. CI prendiamo in giro, ridendo con quel poco di fiato ansimante che abbiamo. Una macchia nera spezza il quadretto. Ci accucciamo, improvvisamente sgomenti. Save osserva bene.

“Una farfalla.”

Pokhara forest
La osserviamo, è enorme. Ogni ala nera e vellutata come polvere di caffè è grande quanto una mia mano. La mia spanna aperta, per intenderci, misura 20 cm. La parte superiore del corpo, appena sotto la testa, è ricoperta da una folta peluria. Vola leggiadra, nonostante la mole impressionante.

Quanto tempo manca?

Non abbiamo idea del tempo mancante, siamo in balia di questo sentiero che ci prosciuga nel caldo dei monsoni. Camminiamo a passo svelto, ma stanco. Non abbiamo idea di quanto sia trascorso quando, come per incanto, ci troviamo ai piedi dello Stupa. Siamo stremati e il respiro è talmente affannoso da dolere. Costeggiamo il muro chiaro sul sentiero nato nella giungla fino ad una scala.

Alwaysithaka

Shanti Stupa

Saliamo le scale, nella speranza di trovare refrigerio sulla cima. Una volta saliti sulla terrazza della stupa rimaniamo interdetti, definitivamente senza fiato. Il calore vibra sul biancore assoluto delle mura  e dello stupa. Al di là dello stupa l’Annapurna sta immobile, mostrando le sue vette magnifiche. Riconosciamo la punta estrema del Machapuchare, la montagna nota come fish tail. Osserviamo questo spazio sospeso di meraviglia, distratti solo dal volo circolare delle aquile sopra di noi. Ci avviciamo allo stupa e togliamo le scarpe per salire vicino alla grossa cupola. Compiamo il giro in senso orario, la mano scorre sulla balaustra e lo sguardo si getta nel vuoto, sorvola il manto verde della giungla, scivola sulla superficie del lago, accarezza il cespuglio alberato che protegge il tempio e poi svetta verso l’Annapurna, in cerca di quel dominio celeste.

Una coca cola con i piedi a penzoloni

Arrivando avevamo notato un chiosco, ci dirigiamo lì per bere qualcosa. La lingua in bocca sembra ricoperta di sabbia e persino gli occhi mi sembrano asciutti. Ci arrampichiamo fino al chiosco e mentre Save comincia ad ordinare due coca cole cerco un posto a sedere. Il locale è tipicamente aperto su più lati, ma quello che trovo seguendo l’unico alito di vento non me lo sarei mai aspettata. Sotto di noi, esattamente dove termina il pavimento, la parete della montagna digrada ripida fino ai campi, dove possiamo vedere puntini minuscoli tirare aratri, i buoi, e puntini ancora più piccoli e colorati camminare loro accanto. Sorseggiamo così la nostra coca cola, i piedi liberi oltre la fine del pavimento di cemento chiaro e il Nepal a valle. Siamo cime di montagna.

La discesa

Scendere ci sembra una passeggiata. Scorraziamo ridendo e inseguendoci, scivolo sulla pietra fradicia ma mi riesco a tenere in equilibrio su una mano, e ancora corriamo e scendiamo. Osserviamo i templi già visti con occhi nuovi e leggeri, non ci abbassiamo più quando le farfalle ci si gettano addosso e quando giungiamo alla spiaggia siamo sicuri che non troveremo il rematore, il tempo trascorso è stato molto di più. Invece lui ci chiama con un lungo saluto. Sulla barca accanto a lui siedono il proprietario del chiosco e un bambino. Con molta calma si congedano e lui spinge la barca in acqua. Saltiamo su. Siamo sudati fino al nucleo poroso delle ossa. La nostra pelle è arrossata dal sole, il respiro non è ancora tornato regolare e i muscoli tremano. Eppure sorridiamo stanchi e appagati da quell’istante in cui abbiamo corso dove volano e aquile.

Shanti Stupa

Costruito come simbolo di pace, Shanti in sanscrito significa proprio pace, questo stupa venne eretto a 1100 metri di altitudine sulla cima della collina Adanu.  Il Nepal ospita sul proprio territorio due delle 80 pagode della pace presenti al mondo, una a Pokhara e l’altra a Lumbini nel luogo di nascita del Buddha. L’ingresso allo Stupa è gratuito. Per raggiungerlo si possono compiere svariati trekking più o meno lunghi, prendere un taxi o salire con uno dei pullman che collegano la città con lo stupa.

I trekking richiedono quasi sempre il noleggio di una delle barche per solcare il Phewa.

Costi

Il costo di una barca a/r per un giro comprendente il tempio nel lago Phewa e il mini trekking che abbiamo fatto noi è di 5 euro. Per raggiungere il punto da cui partono le barche, costeggiate il lago andando verso l’inizio del paese.

Il nostro Viaggio in Nepal:

  1. Arrivo a Kathmandu
  2. Il Terremoto
  3. Visita di Kathmandu e dei Templi
  4. Pashupatinath
  5. Da Kathmandu a Pokhara
  6. Pokhara e Shanti Stupa
  7. Pokhara e rifugiati Tibetani
  8. Terai sulle tracce delle tigri nel Chitwan National Park
  9. Dakshinkali il tempio dei sacrifici animali
  10. Il Terremoto e un Matrimonio

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