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Carestia e guerra civile in Etiopia

La fame di massa in Etiopia è una crisi in divenire, il cui peggioramento è direttamente proporzionale all’inasprirsi del conflitto tra l’amministrazione di Abiy Ahmel, primo ministro etiope e premio nobel nel 2019, e TPLF, il fronte popolare di liberazione del Tigrè. La scelta del governo Etiope di affamare la regione del Tigrè minaccia la vita di 400.000 persone.

Il governo etiope, per contrastare la ribellione del Tigrè ha deciso di interrompere il passaggio di beni di prima necessità e aiuti umanitari nella regione. Il tigrè è abitato da circa 6 milioni di persone di cui già 5 milioni non hanno accesso a quantità sufficienti di cibo. Rifornimenti alimentari, energetici hanno iniziato ad essere tagliati in maniera progressiva da luglio 2021. The Economist denuncia che anche il lavoro di Medici Senza Frontiere quello del Norwegian Refugee Council è stato interrotto, persino i rappresentati dell’ONU son stati allontanati dall’Etiopia. Le ragioni presentate per giustificare tale scelta è la crescente convinzione del presidente che tali enti, ONU in testa, stiano attivamente interferendo con la politica interna del paese.

Il ruolo di Stati Uniti ed Europa

Gli Stati Uniti, a fronte delle ultime notizie minacciano l’imposizione di sanzioni e l’Unione Europea ha interrotto gli invii di armi. Il governo etiope ha iniziato quindi ad acquistare l’armamentario bellico, precedentemente fornito da Francia, Germania ed Israele, da Iran e Turchia. In assenza di un embargo supportato dall’Onu, il flusso di armi non accenna a interrompersi. Anche la scelta di rivolgersi all’Iran, soprattutto per l’acquisto di droni, avrà un impatto non secondario sulle relazioni tra Etiopia ed Occidente, nello specifico lederà in maniera importante il rapporto con gli Stati Uniti. Gli Usa sono in parte responsabili della storia che si sta compiendo, tra il 1991 e il 2018 hanno infatti oculatamente accettato le violazioni dei diritti umani compiute dal TPLF allora al governo. La tolleranza statunitense era dettata da un interesse strumentale e conseguente alla lotta portata avanti dalle truppe etiopi per eradicare le vene jihadiste in Somalia. Una storia, questa, che non suona affatto inedita e ricorda fin troppo bene le dinamiche della presenza americana in Afghanistan, nonché del precedente supporto economico ai Talebani.

La paranoia del primo ministro

Il governo giustifica azioni ascrivibili ai crimini di guerra, come condannare alla fame una parte della sua popolazione, e si isola in maniera crescente per timore delle ingerenze straniere, in particolare quelle occidentali. Addirittura, riporta The Economist, si stanno diffondendo voci sul fatto che gli USA stiano supportando l’esercito del TPLF con biscotti a base di sostanze stupefacenti, e ancora voci di corridoio suggeriscono che le operazioni Onu siano in realtà finalizzate a fornire armi al TPLF.

Attacchi contro le città

Risale al 18 ottobre la notizia di un attacco areo nelle zone del Tigrè, attacchi che sono risultati nella morte di 3 civili. Sebbene all’inizio le autorità etiopi abbiano negato l’attacco, nel corso della giornata l’agenzia di Stampa Etiope, controllata dal governo, ha confermato l’attacco specificando che l’obiettivo era una rete di comunicazione del governo caduta in mano al TPLF.

Perché il governo etiope dovrebbe attaccare le proprie città? Mekelle è una città etiope.

 Legesse Tulu, portavoce del governo etiope, Reuters

Le parole del portavoce, oltre a negare un attacco che ha conivolto i civili suggeriscono il messaggio del governo etiope che non riconosce alcuna autonomia alla regione del Tigrè. Sottolineare che Mekelle, la capitale del Tigrè, sia una città Etiope, più che a discolpare l’ammistrazione di Abiy Ahmel serve a comunicare direttamente al TPLF che non verrà concessa tregua perchè, di fatto, non si riconosce l’esistenza stessa del Tigrè

Perché si combatte? La guerra del Tigrè

La guerra del Tigrè è un conflitto recente, iniziato nel 2020 in seguito alle richieste avanzate dal TPLF e non riconosciute dal Governo Federale Etiope. Nel 1994 fu stabilita la struttura federale dell’Etiopi che, già da allora, racchiudeva una pluralità etnica diffusa in circa 10 regioni. Fu proprio il TPLF a detenere il potere con un governo di coalizione formato da quattro partiti il cui potere fu rovesciato a causa del sistema poco democratico e delle violazioni dei diritti umani commesse. Il nuovo governo, guidato da Abiy, ha posto in essere nuove riforme che il TPLF accusa di essere un metodo per distruggere la struttura federale dell’Etiopa. Nel settembre 2020 il TPLF ha chiesto formalmente supporto al governo Federale per istituire delle elezioni regionali nella zona del Tigrè. Il governo federale, che aveva già posposto le elezioni nazionali per via del crononavirus, dichiarò illegali le regionali. Delegittimandosi reciprocamente, le due fazioni sono presto giunte alla dichiarazione di guerra conseguente all’interruzione da parte del Governo Federale dei finanziamenti destinati ala regione del Tigre e all’interruzione delle linee di comunicazione compiuto dal TPLF.

Il TPLF critica la presenza di Abiy e la sua vicinanza con il governo Eriteo, vicinanza conseguente e alla base della firma del trattato di pace, valsogli in Nobel nel 2018, che ha terminato la guerra durata 12 anni per il confine tra i due stati. Il mandato di Abiy, secondo il TPLF, non è stato riconfermato e per questo non è riconosciuto.

Migrazione e fame

Il TPLF, inserito nell’elenco delle organizzazioni terroristiche, non è l’unico gruppo attivo nel territorio, il TDF, Tigray Defence Force, assorbe sia membri del TPLF sia persone non legate al fronte di liberazione. Dal 4 novembre più di 2 milioni di persone hanno abbandonato il Tigrè a causa del conflitto sempre più cruento, spesso trovando rifugio in Sudan. La guerra e l’interruzione dei rifornimenti alla regione hanno portato ad una diffusione repentina su larga scala di una grave insicurezza alimentare. Secondo le stime Onu ogni giorno dovrebbe essere consegnato l’equivalente di 100 furgoni di aiuti per evitare la diffusione della carestia alimentare, ma attualmente appena un decimo di tali aiuti riesce a raggiungere il Tigrè.

Stupri di guerra nel Tigrè

Da maggio 2021 Amnesty International denuncia gli stupri di guerra commessi dalle truppe Etiopi. Le donne del Tigrè sono state sistematicamente violentate, ridotte in condizioni di schiavitù sessuale e mutilate.

Donne e ragazze nel tigrerei sono prese di mira e colpite da stupri e altre forme di violenza sesseuale da parte delle forse allineate con il governo Etiope, ha dichiarato Amnesty International in un nuovo report relativo al conflitto in corso nel Tigrè. Ilreport, ‘I Don’t Know If They Realized I Was A Person’: Rape and Other Sexual Violence in the Conflict in Tigray, Ethiopia, rivela come le donne e le ragazze sono soggette a violenza sessuale da parte di membri del Ethiopian National Defense Force (ENDF), dell’ Eritrean Defense Force (EDF), dell’ Amhara Regional Police Special Force (ASF), e di Fano, un gruppo miliziano Amhara. .

Ethiopia: Troops and militia rape, abduct women and girls in Tigray conflict – new report, Amnesty International

L’accanimento delle truppe sui civili è una costante dei conflitti, e la violenza sessuale non fa eccezione. Le donne sono uno dei primi gruppi ad essere colpiti e annichiliti dalle esplosioni di violenza che non hanno nulla di sporadico ma sottendono ad una dinamica di sistema ben radicata nelle società del mondo, senza eccezioni. Lo stupro di guerra è un mezzo di oppressione fisica in cui le donne vengono completamente de-umanizzate e reificate come corpo della nazione, tant’è che, come nel caso del conflitto in Sudan, spesso vengono spurate con l’intento di realizzare progetti di pulizia etnica ingravidando le vittime. Vittime a cui non solo viene imposta la violenza e la sofferenza ma a cui le stesse organizzazioni umanitarie statunitensi negano il diritto all’aborto, anche in quei paesi ove è legale.

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