Ciclo mestruale sostenibile: ambiente, period poverty e politiche

Aprile 12, 2021 Always Ithaka No comments exist

Il ciclo mestruale può essere sostenibile? Come si può ridurre l’impatto ambientale delle mestruazioni, ed è questo sufficiente?

Il ciclo mestruale interessa circa 800 milioni di persone ogni mese perciò, anche solo da un punto di vista numerico, la sua gestione ha un impatto su persone e pianeta. La gestione sostenibile del ciclo mestruale implica che questo non solo non impatti in maniera negativa sull’ambiente, attraverso una riduzione dei rifiuti ad esso correlati, ma anche che abbia degli effetti positivi a livello sociale ed economico. Il che significa che se i prodotti ecologici sono una buona soluzione per alleggerire la drammatica condizione in cui versa il nostro pianeta, purtroppo non sono sufficiente perchè il ciclo mestruale sia sostenibile.

Impatto Ambientale

I prodotto monouso per la gestione del ciclo mestruale, assorbenti esterni e interni, hanno una scomoda controindicazione ovvero l’essere composti principalmente da plastica. Se da un lato questo ne garantiva il singolo utilizzo e quindi l’igiene, dall’altro ha generato un impatto considerevole sull’ambiente arrivando a costituire il quinto rifiuto per presenza sulle spiagge europee. Nel 2018 negli Stati Uniti sono stati acquistati circa 5,8 miliardi di assorbenti interni, il tutto considerando che, in media, per persone aventi il ciclo consumano tra i 5000 e i 15000 assorbenti usa e getta nell’arco vitale del loro ciclo mestruale. Una volta utilizzati, per poche ore, gli assorbenti vengono gettati. Il tempo del loro uso è estremamente limitato soprattutto se paragonato al costo, un pacco contiene circa 14 assorbenti, circa 30 centesimi al pezzo, e al costo ambientale da essi imposto in termini di permanenza sulla Terra come rifiuto.

Impatto economico e sociale

Gli assorbenti prodotti in massa sono economici e accessibili, non a tutti però. Il fenomeno della period poverty in Italia è altamente taciuto, infatti ad oggi non v’è una ricerca su google che restituisca un esito numerico che indichi quante persone sono affette da povertà mestruale, quindi dall’impossibilità di acquistare o avere accesso a prodotti mestruali e ad altri dispostivi necessari alla gestione del ciclo, come gli antidolorifici, o all’assistenza medica specialistica necessaria. Secondo il sito del Ministero della Salute sono affette da endometriosi circa il 10-15% di donne in età fertile. La situazione già drammatica si è inasprita con la pandemia da covid-19 che ha reso le criticità economiche ancora più gravi ed estese.

Soluzioni

Per gestire il ciclo mestruale in maniera sostenibile, dunque, è necessaria una sostanziale presa di coscienza che porti i singoli a comprendere che, in presenza di determinati privilegi, è opportuno assumersi delle responsabilità per quanto riguarda le proprie scelte. Una volta che compreso che le diseguaglianze del mondo pongono alcune persone nella condizione di non poter scegliere un’alternativa più ecologica o sostenibile, per questioni di accessibilità economica o, banalmente, di reperibilità dei prodotti, appare evidente la responsabilità di chi può operare queste scelte. Esistono delle soluzioni facilmente accessibili che consentono non solo di ridurre l’impatto del ciclo sul pianeta, ma addirittura di cambiare per il meglio il proprio rapporto con i ciclo mestruale.

In un articolo apparso su Science, “The value of reusable feminine hygiene products evaluated by comparative environmental life cycle assessment“, Hait e Powers, hanno ampiamente fornito evidenza del fatto che “l’impatto della coppetta mestruale riutilizzabile utilizzata per un anno è stato inferiore all’1,5% dell’impatto ambientale dei prodotti usa e getta e circa solo il 10% del costo. Dimostrando così chiaramente il valore complessivo dell’opzione riutilizzabile in una classe di prodotti di consumo molto utilizzati e importanti“.

I primi canoni da valutare nella scelta di un prodotto riguardano il suo impatto ambientale, il monouso anche se biodegradabili è sempre più impattante del riutilizzabile. Quindi coppette mestruali, assorbenti lavabili e mutande mestruali sono le opzioni che incidono in maniera minore sull’ambiente. Alcune persone potrebbero non essere a loro agio con la coppetta o avere delle patologie, delle condizioni, o delle esigenze per cui coppetta o prodotti lavabili si potrebbero rivelare inadatti. Le soluzioni monouso, ma biodegradabili e prive di plastica, rappresentano quindi una valida opzione. Inoltre, per una questione pratica, noi consigliamo sempre di avere a portata di mano dei prodotti monouso da poter dare a chi ne avesse bisogno, che siano amicə o estranei.

Perché questi prodotti siano considerabili sostenibili, però, debbono anche avere un impatto positivo a livello sociale ed economico. Per fortuna molte aziende che si occupano di produrre dispositivi mestruali sono di piccole dimensioni, gestite localmente, quindi senza delocalizzazione della produzione, e spesso portate avanti da staff di donne. Questo garantisce la tutela del lavoratore in quanto, non spostando la produzione dove le condizioni di lavoro e i salari sono scarsamente protetti da norme e tutele, l’azienda non mette in pratica comportamenti lesivi dei diritti umani. Lavoratori equamente pagati, valorizzati ed apprezzati sono una componente essenziale di qualsiasi prodotto sostenibile. I prodotti devono essere venduti a prezzi che rispecchino le lavorazioni e le skill impiegate e permettere di garantire equi stipendi.

Elemento cruciale da considerare riguarda la portata ridistribuiva di alcuni prodotti che, con un acquisto, permettono di donare assistenza, supporto e dispositivi a chi affetto da period poverty. Diversi brand stanno sposando questo approccio in modo da garantire qualcosa di più che una scelta ecologica : una scelta etica ad impatto positivo.

Ruby cup

La coppetta mestruale Ruby Cup è stata la prima a sposare questa mission ridistribuiva. Per ogni coppetta acquistata l’azienda ne dona una ad una persona che altrimenti non potrebbe permettersi i dispositivi necessari a gestire il ciclo mestruale. Ruby cup rende accessibili i programmi che specificano in che modo operi e in che paesi, questo mese, ad esempio, il partner designato è Ufulu un’associazione che opera in Malawi con lo scopo di donare sicurezza e tranquillità, garantendo quindi alle persone aventi il ciclo di lavorare, frequentare la scuola e gestire il ciclo in sicurezza e senza vergogna. Inoltre, Ruby Cup consente a chi ha già una coppetta o non desideri averne una per se di effettuare una donazione di 12 euro che garantisce la donazione di una coppetta ad una persona in difficoltà.

EcoFemme

EcoFemme è un’azienda interamente gestita da donne che dal 2010 produce assorbenti lavabili dal design squisitamente indiano. Grazie alle vendite, EcoFemme non si limita donare assorbenti alle persone in difficoltà, ma si impegna a fornire educazione mestruale gratuita e a portare avanti il dialogo necessario ad abbattere lo stigma che avvolge le mestruazioni. Il loro scopo è rivalutare le mestruazioni perchè si tratta di una questione vitale.

Spauracchio per le allodole

Se è vero che i prodotti per l’igiene mestruale hanno un grosso impatto sull’ambiente è altrettanto vero che non sono questi il problema principale. Infatti, in alcune narrative, la demonizzazione del ciclo mestruale si sta spostando proprio sul fatto che alcuni dispositivi siano nocivi per l’ambiente e che, per estensione, il ciclo lo sia. Il passo è breve e far ricadere le colpe della crisi dei rifiuti e della plastica sulle persone aventi il ciclo, già vittime di un’oppressione sistemica, è davvero fin troppo semplice. La verità però è che i rifiuti legati al ciclo mestruale non sono colpa delle donne, o delle persone transgender aventi il ciclo, ma del tipo di sistema che rende più accessibili prodotti nocivi per l’ambiente. Perciò i tampon ban, come quello varato in Messico, hanno come effetto immediato non il tanto declamato salvataggio del pianeta, ma un aumento delle difficoltà per le persone aventi il Ciclo. Gli assorbenti interni rientrano nel ban imposto a Città del Messico in quanto accessoriati con applicatosi di plastica che impiegano almeno 150 anni a decomporsi nei loro elementi base. Il problema, come riporta Reuters è che il blocco alla vendita degli assorbenti interni sta aumentano la povertà mestruale perché i prodotti alternativi hanno ancora costi troppo proibitivi. Invece di imporre divieti che non tengono conto delle difficoltà delle persone sarebbe opportuno accompagnare i divieti a leggi che rendano accessibili gratuitamente prodotti mestruali ecocompatibili, almeno per le fasce di popolazione economicamente più in difficoltà.

Italia, dove gli assorbenti sono un bene di lusso

In Italia la questione non è certamente migliore, tant’è che quando nel maggio 2019 si è deciso di non abbassare l’iva al 22% in Italia Francesco D’Uva, capogruppo alla Camera dei Deputati del Movimento 5 Stelle, durante una puntata di Omnibus, ha voluto specificare che la scelta è stata dettata dal grosso impatto degli assorbenti sull’ambiente, incentivando poi le donne, quindi escludendo tutte le altre persone aventi il ciclo, ad acquistare soluzioni più ecologiche. Questo qualunquismo non è ambientalismo, ma un artifizio retorico squallido per scaricare la colpa dell’inquinamento da plastica su persone oppresse e che, proprio a causa dell’oppressione, potrebbero non potersi permettere dispositivi diversi da quelli monouso scontati venduti nei supermercati. Una politica sostenibile capirebbe che l’igiene mestruale è funzionale alla vita di chi ha il ciclo mestruale e si attiverebbe per tutelare il suo diritto alla salute, rimuovendo l’iva al 22%, fornendo dispositivi gratuiti a chi non ha le risorse necessarie a gestire il ciclo in sicurezza. Una politica sostenibile vieterebbe la vendita di prodotti monouso in plastica, senza targhetizzare i prodotti mestruali, e incentiverebbe la vendita di quei prodotti ecologicamente meno impattanti. Insomma, la politica sostenibile non calpesterebbe i diritti umani nascondendosi dietro lo spauracchio di un ambiente di cui non si occupa.

Per gestire le mestruazioni in maniera sostenibile non bastano degli assorbenti ecologici, ma è necessaria la comprensione di quanto la situazione sia drammatica e mal gestita in modo da poter fare acquisti e scelte elettorali capaci di costruire un vero cambiamento.

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