Cos’è Il Cambiamento Climatico?

Marzo 28, 2021 Always Ithaka No comments exist
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Jökulsárlón

Capire il cambiamento climatico e in che modo questo sia legato all’uomo è cruciale per cominciare a prendere provvedimenti. Il cambiamento climatico è un mutamento del clima, ovvero una serie di trasformazioni dell’equilibrio del clima a livello regionale o globale. Si tratta di cambiamenti sul lungo periodo, dunque destinati a permanere e a modificare la realtà presente. I cambiamenti del clima di cui siamo testimoni oggi sono scientificamente riconducibili all’attività umana, tant’è che si può effettivamente parlare di human induced climate change. Questo significa che il nostro meccanismo di approvvigionamento di risorse, di produzione, di consumo e di alimentazione è tremendamente dannoso perché minaccia la nostra stessa sopravvivenza. Qual è l’utilità effettiva, dunque, di un sistema capace di produzioni incalcolabili nella prospettiva di un pianeta privo di consumatori? Il guadagno immediato è strabiliante.

Per intaccare questo assunto basterà che gli individui si trasformino da consumatori bulimici in consumatori consapevoli, impermeabili ai canoni del consumismo sfrenato. La trattazione politica che viene fatta del cambiamento climatico, soprattutto in Italia, è oscurantista del peggior tipo, tant’è che esso viene semplicemente ignorato o vagamente accennato in trasmissioni in cerca di share.

A livello europeo, invece, la situazione è più coerente, infatti tra procedure di rinverdimento, quindi reinterpretazione di trattati sulle risorse per estendere le tutele all’ambiente, il controllo delle emissioni secondo i principi del protocollo di Kyoto, la regolamentazione dello smaltimento dei rifiuti, la propositività verso energie più verdi e le prime importanti azioni simboliche come la lotta alla plastica, l’Europa si sta ponendo come un esempio virtuoso che, però, necessità di stati europei dotati di governance adeguate. Eppure anche un soggetto virtuoso come l’Europa si contraddice promuovendo politiche comunitarie dannose.

Entità del cambiamento climatico

Per capire l’entità del cambiamento climatico, basta googlare il termine e dare uno sguardo alla sezione notizie. Ogni giorno, in ogni parte del mondo, un disastro ambientale viene ricondotto al cambiamento climatico. Questo non è certamente dovuto a qualche complotto ambientalista, come alcuni scettici tendono ad argomentare, ma a realtà empiricamente studiate e determinate.

Basti pensare al permafrost, un termine che si studia alle medie quando si lavora sui grandi ambienti del mondo, in particolare della siberia. Il permafrost è uno strato di suolo congelato che si estende dalla Scandinavia al Canada, passando per Siberia e Alaska. Il permafrost dovrebbe essere un elemento stabile in questi ambienti, soggetto ad oscillazioni, ma non al drastico scongelamento che lo sta interessando. Il grosso problema riguarda non solo la presenza di temperature così alte da poterlo intaccare, ma anche da ciò che la sua sparizione porta alla luce, ovvero una distesa sterminata di vegetazione degradata. Questa distesa in semi-decomposizione produce un rilascio di Co2 e metano talmente elevata da essere stata stimata come pari alla produzione di metano degli Stati Uniti. Questo non significa che gli Stati Uniti producano poco metano o che sia necessario ritenere i Russi più responsabili di loro, come alcuni potrebbero essere tentanti di interpretare, ma semplicemente che ogni effetto del già imponente surriscaldamento non fa che alimentare il fenomeno stesso, sommando tutte le negatività in un pericoloso circolo vizioso in cui i leader del mondo sembrano più interessati a fare lo scarica barile.

Capire il cambiamento climatico

Sicché è bene che si comprenda l’entità mostruosa, nel vero senso dell’aggettivo, quindi malvagia, crudele ed efferata in senso morale, del problema, è opportuno illustrare altri eventi singoli legati al cambiamento climatico.

Lo scioglimento dei ghiacci è un altro di quei fenomeni il cui nome suona familiare dalle scuole medie. “Scioglimento dei ghiacci” allora aveva un suono inquietante, ma tremendamente astratto, soprattutto considerato il fatto che veniva declinato nel contesto dello studio. Così, sebbene familiare, “scioglimento dei ghiacci” è rimasto nella mia mente solo come una perdita annuale di massa ghiacciata dei ghiacci perenni del pianeta, per molto tempo, forse troppo. Durante il nostro primo viaggio in Islanda, però, ha assunto i connotati della realtà. Stavamo viaggiando in auto, persi in quella sensazione di presenza infinitesimale nella sconfinata natura islandese, quando giungemmo finalmente ad una delle tappe ritenute fondamentali durante un viaggio in Islanda: la Jökulsárlón.

iceberg islanda lagoon

La laguna ghiacciata è uno spettacolo mozzafiato. Ospita interi banchi di Iceberg in attesa di prendere il largo o spiaggiarsi sulla vicina Diamond beach, una distesa di nera sabbia lavica lambita da mare blu su cui si adagiano enormi blocchi di ghiaccio. Diamanti sulla terra. Visitare la laguna è piuttosto semplice, si può girarle intorno, fare un piccolo tour in battello o scegliere il mezzo anfibio con cui poter entrare e uscire dall’acqua salendo sul ghiaccio. Optammo per l’imbarcazione standard e fu un bene visto il temporale che ci impregnò persino le ossa. La guida era un ragazzo italiano che ripeteva la stessa tiritera ai turisti. L’acqua cadeva di sbieco, ci entrava persino nelle orecchie allagandoci i timpani. Eppure, quella storia l’abbiamo sentita per bene ed è sedimentata dentro di noi. La laguna, altro non è che il prodotto dello scioglimento del ghiacciaio Breiðamerkurjökull, che ogni anno vede la sua lingua di ghiaccio ritirarsi sempre più velocemente. La laguna ghiacciata fece la sua comparsa nella regione nel 1934, e nel 1975 raggiunse l’estensione di 18 km di superficie. Cosa è accaduto in quell’arco di tempo?

Come siamo arrivati al cambiamento climatico

La produzione industriale degli ultimi 150 anni si è espansa in maniera esponenziale con un annesso aumento di produzione di gas serra che ha generato un amento medio della temperatura mondiale di 0,13° ogni dieci anni proprio a partire dagli anni 70 del novecento.

I gas serra non sono gas innaturalmente presenti nell’atmosfera, al contrario essi sono ciò che consente alla Terra di ospitare la vita. Nell’800 Joseph Fourier ebbe la brillante idea di immaginare il nostro pianeta come una piccola serra grazie all’azione di alcuni gas.

Una volta calcolato il differenziale dell’energia che giunge alla terra dal sole e quella che il nostro pianeta rimanda indietro, Fourier e suoi assistenti determinarono che la temperatura della Terra dovesse aggirarsi attorno ai -200°. Temperatura alquanto inadatta alla vita come la conosciamo, si potrebbe osservare. Eppure la terra, non solo non è un grosso macigno congelato, ma presenta diversi climi, ambienti e una temperatura pressoché abitabile grazie a quello che Fourier e soci definiranno proprio effetto serra, perché simile a ciò che accade all’interno di una serra. L’effetto serra, stando alla definizione della Treccani, è un fenomeno naturale da cui dipende la temperatura della superficie terrestre, dovuto alla presenza nell’atmosfera dei cosiddetti gas serra (anidride carbonica, metano, ossido nitroso, ozono e clorofluorocarburi). Dunque, perché dovrebbe essere un pericolo essendo una delle ragioni stesse della vita sulla Terra? Perché la rivoluzione industriale, la produzione di massa, l’incremento tecnologico, l’impiego di combustibili fossili, l’allevamento intensivo, i trasporti e l’accumulo di rifiuti hanno una cosa in comune: le emissioni di gas serra. L’aumento della concentrazione dei gas produce un disequilibrio che incrementa la temperatura, al punto da stravolgere la ragione stessa per cui questi gas sono preziosi: dall’essere ciò che rende possibile la vita sulla terra la rendono impossibile. La concentrazione di anidride carbonica attuale, CO2, è la più alta mai registrata in 650.00.000 di anni.

Tant’è che i cosiddetti carbon sinks, pozzi di assorbimento di anidride carbonica, sono ormai considerati esausti, ciò significa che le piante non sono in grado, attraverso la fotosintesi, di trattenere i gas serra in maniera efficiente.

Ci sono le foche nella laguna ghiacciata, giocose e sinuose foche. La colonia vive qui in maniera stabile, spostandosi appena quando l’inverno permette ai ghiacci di avanzare.

Oggi, dopo anni in Islanda, ritengo ancora che la mia prima impressione della Jökulsárlón fosse corretta: mozzafiato. Quando vedo i ghiacci galleggiare pigramente, o l’acqua divenire d’improvviso scura prima che una foca guizzi in superficie mi sento mancare il fiato. Non solo per la bellezza, ma per la paura è struggente la bellezza di questa laguna visitata ogni anno da milioni di persone che la fotografano, la ricordano, ne ascoltano la storia, ma spesso non si rendono conto di star guardando negli occhi il cambiamento climatico.

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