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Giudicare i corpi femminili è diventata una normalità

La facilità con la quale le donne vengono giudicate per il proprio aspetto fisico è una condizione presente da moltissimo tempo. Presente a tal punto da entrare quasi a far parte del nostro quotidiano, giudicandolo i loro corpi in qualsiasi tipo di circostanza, da quella personale a quella professionale.

Perché giudicare il corpo delle donne è diventato così facile da essere quasi impossibile astenersi dal farlo? Quanta influenza giungono ad avere tali giudizi sulle donne stesse?

Una gamba “importante”

  • «Se hai una gamba importante eviti di mettere la calza a rete»
  • «E chi l’ha detto?» 
  • «Io.»

Queste sono state le parole del giornalista e blogger Davide Maggio nei confronti della cantante Emma Marrone, durante una diretta social, riferendosi all’outfit scelto per l’ultima serata del Festival di Sanremo 2022, un abito in pizzo nero con delle calze a rete.

La cantante Emma Marrone al Festival di Sanremo 2022

Aldilà della non cattiva intenzione del commento fatto, ciò rappresenta un perfetto esempio di facilità di giudizio su un corpo femminile, anche attraverso un linguaggio “politically correct”. Questo, insieme all’autorità che egli stesso si dà rispondendo “io”, rappresenta la sicurezza di chi sa di avere la possibilità e il diritto ad occupare uno spazio, di chi non dubita della propria voce. E tutto ciò non in quanto esperto in materia (in questo caso la moda), bensì solo in quanto uomo.

Si tratta di una sicurezza che possiedono in linea di massima, appunto, gli uomini di sesso maschile, in quanto è data dal modo in cui vengono educati a credere che la loro opinione sia sempre rilevante, e che saranno ascoltati da parte della società a prescindere. Al contrario le donne di sesso femminile crescono dubitando della rilevanza della loro opinione, preferendo così rimanere in silenzio, dando per scontato che la società non sia interessata ad ascoltarle. 

In sostanza, viene data da sempre un’educazione diversa, e di conseguenza una percezione diversa del proprio corpo, a seconda se si nasca maschi o femmine. 

Pertanto, finché continueranno ad esistere stereotipi e rigidi ruoli di genere, tutta la dinamica in questione continuerà imperterrita a sopravvivere. Presentandosi non come problema bensì come normalità, dunque, passando inosservata.

Perché il corpo delle donne è giudicabile a priori?

Si giudica a priori quando, nonostante non si abbiano elementi probanti per validare un determinato giudizio, lo si compie ugualmente sulla base di preconcetti.

Il contesto sociale, nel quale le donne crescono, le ha da sempre catalogate sulla base di determinati standard di bellezza, definendoli come giusti e da valorizzare, quasi come se l’estetica del corpo fosse l’unica dote in loro possesso da dover utilizzare in qualsiasi circostanza. Eppure, è sempre quella stessa società a colpevolizzarle nel momento in cui cercano di avvicinarsi a quegli stessi standard. Siamo dunque all’interno di un contesto dominato dal cosiddetto “sguardo maschile” divenuto con il tempo sguardo dell’intera società.

Sin dalla tenera età viene insegnato alle donne di “avere cura” del proprio corpo. Purtroppo, l’uso di tale verbo è stato talmente interiorizzato all’interno di un meccanismo di oggettivizzazione femminile del corpo, da parte della cultura dominante, da privare e far dimenticare i molti altri significati del verbo stesso che vanno oltre l’aspetto fisico ed/o estetico.

Pertanto, l’oggettivizzazione del corpo non proviene solo dall’esterno ma anche dall’interno in quanto già introiettato nelle menti delle donne. Cercando di rispettare quei canoni estetici, si cerca quell’approvazione sociale, credendo che questo possa trarre soddisfazione interna.

Secondo una ricerca sulla percezione del proprio corpo compiuta dall’università del Sussex, presente all’interno del saggio di Renee Engeln Beauty mania: quando la bellezza diventa un’ossessione, è stato constatato che le donne percepiscono il proprio corpo come un elemento scomponibile che può essere costantemente sottoposto a migliorie e a giudizi; al contrario, gli uomini percepiscono il proprio corpo come un’unica entità, da non dover obbligatoriamente modificare. In sintesi, l’unico aspetto che sembra rimanere costante nella vita di una donna è proprio quello di essere anche corpo-oggetto. E se quest’ultimo si permette di occupare maggiore spazio rispetto agli standard predefiniti sarà maggiore il fastidio dato alla società. Pertanto, è ancora più probabile che sia giudicabile a priori.

Tra l’altro, come disse la scrittrice e giornalista femminista Naomi Wolf nel suo celebre saggio degli anni ’90 The Beauty Myth:

Una fissazione culturale sulla magrezza femminile non è un’ossessione sulla bellezza, bensì un’ossessione sull’obbedienza femminile.

Dunque, in tal proposito, stiamo parlando di un’ossessione sullo spazio occupato dal corpo femminile e su come quest’ultimo debba conformarsi ad esso.

Il peso dei social network

Le persone si dimenticano che le parole hanno un peso specifico e un peso importante. C’è chi le sa reggere e le vive con ironia e c’è chi purtroppo, soprattutto sui social, dove tutti parlano, giudicano, insultano, non si rendono conto che magari c’è qualcuno che legge ed è molto fragile e rischia di cadere in un buco nero senza fine. […] ma era necessario per me dire questa cosa perché non si può più stare zitti di fronte al fatto che chiunque possa parlare di un’altra persona in un modo così scorretto.

È stata questa, in parte, la risposta della cantante Emma Marrone, invitando a fare attenzione alle parole che usiamo all’interno di un contesto così permissivo come i social network, soprattutto in riferimento ai corpi. Ed effettivamente, è molto più probabile che l’idea individuale che ogni donna ha del proprio corpo risenta dei molteplici artifici presenti all’interno di queste reti virtuali, arrivando così all’insoddisfazione di sé.

Oggigiorno, siamo così abituatə a certe dinamiche a tal punto da non essere in grado di cogliere gli effetti prodotti dietro a determinate scelte.

Insomma, bisognerebbe smettere di confondere tutto ciò con normalità e iniziare piuttosto a liberare i corpi dal giudizio morale. Il corpo cambia e continuerà a cambiare a prescindere da tutto. Tale liberazione è già in atto ed è necessario perpetuarla nel tempo, per arrivare così all’accettazione fisica di sé.

In conclusione, occorre ricordare che il compito di qualunque capo di abbigliamento è quello di vestirlo e non di far sentire inadeguati chi lo indossa. Se la scelta di una persona è quello di indossare una determinata tipologia di abito, che sia fatto di scollature, sgambature o altro, che sia attillato od oversize, è sempre il vestito che si deve adattare al corpo e non viceversa.

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