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Il Papa e l’autodeterminazione

C’è una sorta di continuità nelle dichiarazioni politiche della Santa Sede. Il DDL Zan no, l’aborto no, l’eutanasia no.
Qual’e il punto di continuità, la coerenza vaticana? Il diritto di scelta autodeterminata e non viziata da progetti di vita pre programmati dall’esterno.
Ad esempio, la tutela delle persone non eterosessuali o con identità non cisgender, esula da ciò che predica il messaggio clericale: l’amore è eterosessuale e sessuato (anche qui a certe condizioni).
Rimuovere le sovrastrutture che legittimano la discriminazione, violenta e non, implica l’accettazione di Stato, e ad un’istituzione religiosa, che norma il perimetro comportamentale umano, vedere che lo Stato si costituisce a tutela de* cittandin* e non dell’idea di cittadin* fa paura.

L’aborto è una scelta individuale, ragionata su base estremamente personale da uno dei soggetti più repressi della storia dell’umanità. Lasciare che questo gruppo umano decida per sé allontana dalla morale cattolica, ma, più di tutto, dalla timorazione.
L’aborto, vissuto come un’esperienza autodeterminata libera le donne e le persone con utero dal controllo esterno sul loro corpo e sul loro futuro.
La possibilità di scegliere se interrompere una gravidanza o meno è un potere femminile, contrario sia alle forme gerarchiche della Chiesa – a tal proposito si consiglia la lettura di Dio odia le donne di Sgrena – sia al fine che la Chiesa attribuisce alle relazioni : la procreazione.

L’interesse poi, anche in questo caso, potrebbe essere letto come strumentale, poiché si tratta di procreare per produrre nuovi fedeli. E come si procrea? La Chiesa ha eretto strutture e codici che normano il sesso ascrivendolo ad una pratica finalizzata alla procreazione – e il sesso, praticato o non praticato, è davvero tanto di più- limitandone la frequenza e la legittimità.
Infine l’eutanasia, sempre accostata all’idea di star ponendo fine ad una vita come se la fine della vita fosse il male peggiore, viene condannata apertamente non tanto perché la vita abbia un valore incalcolabile (altrimenti la Chiesa dovrebbe promuovere contraccezione, educazione sessuale, aborto e DDL Zan urlando a pieni polmoni), ma piuttosto perché se un individuo sceglie la morte autonomamente il potere della Chiesa sull’uomo si riduce.

Cos’è il genere?


Se non si teme la morte più del dolore, dopotutto, a che serve seguire una morale religiosa per assicurarsi un paradiso? Essendo l’eutanasia fuori dai dogmi cattolici, la sua accettazione collettiva non rischia di allontanare le persone dell’unica fonte di perdono sulla terra? L’autorità teme tutto ciò che democratizza il potere del singolo su sé stesso.
E quindi, perché la Chiesa parla sempre di temi sui quali dovrebbe esprimersi uno stato laico interessato a migliorare la vita de* suo* cittadini*?
Perché se non lo facesse non tratterrebbe i fedeli da esercitare il proprio diritto alla completa autodeterminazione, il loro diritto a scegliere.
Il libero arbitrio, se vogliamo.
L’interferenza della Santa Sede nelle materie temporali, su cui lo Stato gode di sovranità esclusiva, non è una novità e rientra nella pratica politica della Chiesa.
La Chiesa non è super partes e ha un potere politico, in Italia e all’estero. Il suo potere è derivato dall’entità numerica, ma anche storica, della religione di cui si fa portavoce.
Il numero dei fedeli genera il potere politico della Chiesa.
La percezione che ha la politica temporale dell’estensione della fede ne modifica i percorsi. Se la politica nostrana si basa in larga parte sul consenso, non più sull’ideologia, allora la politica si piegherà più alle dinamiche che permettono di acquisire tale consenso piuttosto che alle necessità delle persone che formano l’elettorato attivo.
Il potere ecclesiastico sa esattamente quanto alcuni partiti dipendano dalla legittimazione della Chiesa, più o meno indiretta che sia, e non è infatti insolito incontrare politici che sfruttano la religione come sistema per suscitare empatia e vicinanza.
Il miglior politico è quello che crede pubblicamente solo nella legge. E non perché la religione cattolica sia sbagliata o anacronistica, ma perché un politico la cui politica è legata alla religione non difenderà mai il diritto di tutte le religioni, ma solo quello della religione dominate. E per estensione, anteporrà sempre la religione al diritto e all’avverarsi del diritto.

Di nuovo, la Santa Sede perde l’occasione per rinnovarsi davvero e lasciare che la fede sia una libera scelta e non un dogma non dichiarato dettato dalla paura è da uno stato sempre troppo pigramente poco laico.

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