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Inquinamento e povertà: perché i quartieri a est sono più poveri?

Perché in alcune città industriali i quartieri ad est sono i più poveri? Questa domanda ha portato tre ricercatori a compiere un ampio studi che ha analizzato la correlazione tra inquinamento e povertà nell’urbanistica di Londra, ciò che è emerso è che gli effetti dell’inquinamento atmosferico non solo possono dare forma agli schemi abitativi, ma sono in grado di farlo per lungo tempo. In buona sostanza l’inquinamento influisce sulla distribuzione demografica all’interno delle città espandendo le categorie di persone più fragili ai rischi maggiori.

In “East-Side Story: Historical Pollution and Persistent Neighborhood Sorting” Heblich, Trew e Zylberberg dimostrano come l’inquinamento, unito alle caratteristiche naturali di Londra, abbia orientato la struttura della città con un East End più povero. Inizialmente il primo imputato era il Tamigi che con il suo flusso orientato ad Est trasportava acque di scarico in quella direzione, osservando le correnti fluviali in altre città si è compreso la fallacia dell’argomento, se il corso del fiume e degli scarichi determina nicchie di inquinamento, e quindi povertà, allora le zone povere delle città dovrebbero essere sempre, o quasi, ubicate nella direzione della corrente, ma non è così. La seconda ipotesi riguardava invece la direzione del vento capace di indirizzare e condensare i fumi delle fabbriche verso una direzione ben precisa : east end.

The Economist: modern inequalities in English cities traces the contours of 19th-century smog plumes

Lo studio ha attinto ad un algoritmo capace di identificare le zone di sbocco delle ciminiere in 70 città inglesi tra il 1800 e il 1900, incrociando i dati con i censimenti i ricercatori hanno reso evidente la relazione tra produzione di fumi inquinanti, direzione del vento e scelte abitative dei proletari, tutto puntava sempre nella medesima direzione east end London. Il vento nel Regno Unito tende a soffiare da Sud a Ovest e le aree abitative più povere si trovavano, e trovano tutt’ora, a nord est delle ciminiere.

L’inquinamento prodotto nell’era Vittoriana non solo ha orientato la forma della città, ma ha influito sulla salute e la qualità della vita dei cittadini inglesi. Non a caso nell’East End attualmente abitato principalmente da immigrati, le case costano meno e le persone, appena raggiunta una certa soglia economica, si allontanano dall’Est End esattamente come fecero borghesi e ricchi durante l’era vittoriana.

I fumi tossici e la povertà sono stati spinti nella medesima direzioni dalla marginalizzazione sistemica delle esternalità negative e delle persone più povere. Gli effetti sono considerevoli ancora oggi soprattutto se si analizzano i redditi delle persone immigrate, tendenzialmente povere o in condizioni di precarietà lavorativa. Inquinamento e povertà sono strettamente correlati e si autoalimentano in un ciclo di degrado progressivo. I poveri sono i primi a pagare gli effetti di inquinamento e distruzione ambientale, spesso generata dalle attività che arricchiscono il minimo percentile del pianeta e che sfrutta proprio le persone più povere e vulnerabili.

Viene da chiedersi quindi, se l’inquinamento dell’era vittoriana ha disegnato la diffusione demografica londinese, cosa farà il cambiamento climatico al nostro pianeta?

Le migrazioni climatiche aumenteranno, le aree maggiormente afflitte da inondazioni e desertificazione verranno progressivamente abbandonate e la popolazione mondiale si concentrerà in aree più temperate, meno aspre ed impervie. Anche allora vedremo le persone più abbienti scegliere le zone meno compromesse e le categorie più fragili, discriminate e marginalizzate comprimersi in zone meno sicure.

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