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La salute mentale non è mai stata una priorità per l’Italia

A poco più di due anni dall’inizio della pandemia con gli effetti collaterali causati da quest’ultima sulla salute mentale delle persone, arriva la bocciatura del bonus psicologo da parte del governo.

Numerosi sono stati i bonus stanziati nel 2021 per agevolare persone e aziende in difficoltà (bonus terme, bonus vacanze, bonus monopattini etc.) e altrettanto numerosi saranno quelli previsti dalla nuova Legge di Bilancio 2022 (ecobonus e incentivi auto, bonus TV, bonus cultura e carta del docente etc.). Ma allora per quale motivo il bonus psicologo non è stato compreso all’interno di quest’ultima?

Cos’è il bonus psicologo

Anzitutto, la proposta è stata avviata con le senatrici Elisa Pirro (M5s), Anna Maria Parente (Italia Viva), Paola Boldrini (Pd), Loredana De Pretis (Leu), Raffaella Marin (Lega) e Maria Teresa Bellucci (Fratelli d’Italia). Più nello specifico, erano stati distinti due tipi di bonus da portare avanti: un “bonus avviamento” destinato a coloro a cui è stato diagnosticato un disturbo mentale ma in passato non hanno potuto permettersi di ricevere cure (15 milioni di euro) e un “bonus sostegno” destinato a tuttə coloro che non possono permettersi un percorso psicoterapeutico (35 milioni di euro da suddividere in base all’ISEE). L’emendamento chiedeva, quindi, la creazione di un “Fondo salute mentale” che potesse dare sostegno psicologico alle persone indipendentemente dall’economia di ciascunə.

Perché non è stato introdotto nella nuova Legge di bilancio 2022?

La motivazione data dal governo è che nonostante, nel luglio 2021, fossero stati stanziati dei fondi per il sostegno psicologico dal decreto Sostegni bis, il Ministero della Salute non ha mai realizzato decreti attuativi. Di conseguenza, al momento della decisione sull’approvazione o meno del bonus, non era stato erogato alcun euro nella pratica.

Dunque, anche se il bonus avesse avuto un esito positivo, ci sarebbero stati comunque molti ostacoli nel cammino dell’effettiva ripartizione dei 150 euro biennali tra tuttə ə cittadinə che ne avrebbero usufruito. Proprio perché, come pocanzi detto, le fondamenta economiche alla base del bonus non risultavano abbastanza solide. 

Tuttavia, bisogna riconoscere che seppur non perfetto, il bonus rappresentava almeno un inizio importante che, se attuato, poteva smuovere qualcosa agli occhi dell’intera collettività. Difatti, non si tratta solo di una questione puramente economica.

Oltre l’economia, c’è anche il sociale 

Non è una sorpresa che il lockdown abbia causato disagi e danni psichici e psicologici, specie nei più giovani , costretti alla Dad. E tanto meno risulta essere sorprendente il 66% di richieste di supporto psicologico scaturiti negli ultimi due anni , si presume che la maggior parte di queste siano conseguenti alla pandemia. Ciononostante, solo il 3,2% del fondo sanitario nazionale è stato destinato alla salute mentale.

Questo accade in quanto quest’ultima non è mai stata considerata una priorità nel nostro Paese. Tantomeno lo è stato, considerandolo come effetto collaterale della pandemia stessa, causando depressione, ansia e disturbi da stress post-traumatico.

Purtroppo, l’Italia, così come la maggior parte dei paesi del Nord del Mondo, ha interiorizzato numerosi stereotipi sui problemi di salute mentale, trasformati molto spesso in dei veri e propri costrutti sociali. Tra questi, vi è la distinzione sistematica che si attua tra salute fisica e salute mentale e, dunque l’importanza che ha maggiormente la prima rispetto alla seconda da parte della società. Pensare che chi ha un braccio rotto abbia maggior comprensione e compassione rispetto a chi soffre di depressione, solo perché palesemente visibile dall’esterno, rappresenta un esempio di tale distinzione.

Eppure, secondo la Costituzione dell’Organizzazione Mondiale della Sanità del 1948, la salute viene definita come: 

“Uno stato di completo benessere fisico, sociale e mentale, e non soltanto l’assenza di malattia o di infermità. […] La salute è una risorsa per la vita quotidiana e non lo scopo dell’esistenza. Si tratta di un concetto positivo che valorizza le risorse sociali e personali, oltre alle capacità fisiche”. 

Dunque, gerarchizzare la sofferenza, ponendo al vertice quella fisica ed in basso quella mentale, è una costruzione sociale che dovremmo abbattere in quanto collettività, affinché la salute mentale possa avere un maggior interessamento anche a livello politico.

Infatti, secondo lo stesso presidente del Consiglio Nazionale dell’Ordine degli Psicologi (CNOP) David Lazzari, è stato un grave errore la bocciatura del bonus. Di conseguenza, è necessario in primis abbandonare l’idea che la psicologia sia un lusso per pochi e iniziare ad individuarla come una risorsa destinata a potenziare il benessere psicologico individuale e collettivo.

Gli effetti post-bonus psicologo

A fronte della bocciatura del bonus, ci sono state delle prese di coscienza a livello regionale. Infatti, il governatore della regione Lazio Nicola Zingaretti ha annunciato lo stanziamento di un fondo da 2,5 milioni di euro per l’accesso alle cure per la salute mentale e la prevenzione del disagio psichico rivolto, in primo luogo, ai giovani e alle fasce più fragili. L’idea sarebbe quella, quindi, di dare a disposizione un voucher da utilizzare presso strutture pubbliche nella regione. In questo modo aumenterebbe la percentuale, che ad oggi è piccolissima, degli psicologi operativi nel settore pubblico, proprio a causa dei bassi finanziamenti ricevuti.

 Anche la Lombardia e la Campania si stanno organizzando per promuovere iniziative legate alla salute e al benessere mentale də propriə cittadinə come l’istituzione della figura dello psicologo di base gratuito.

Molto similmente, si ha poi la deputata del Pd Giuditta Pini, la quale ha avviato la proposta per l’istituzione di un APU ovvero un Aiuto Psicologico Universale. In altre parole, concedere a tuttə la possibilità di avere psicologə di base così come si hanno medicə di base. Andando, quindi, a modificare l’intero sistema sanitario per l’intero Paese. Ciò rappresenterebbe un cambiamento di dimensioni importanti sotto molti punti di vista, da quello sociale a quello politico.

Ciononostante, l’unica regione che al momento ha istituito effettivamente un servizio di psicoterapia, anche se solo per i più giovani risulta essere il Veneto.

Nel resto d’Italia sono stati comunque raccolti più di 200mila firme per la petizione di reinserimento del bonus psicologo da parte del governo nel prossimo provvedimento.

In conclusione, per avere degli effettivi cambiamenti in merito si dovrebbe di certo puntare all’aumento dei finanziamenti, ma prima ancora è importante andare a sensibilizzare e informare la collettività sulla cura della salute mentale. Giungendo così a considerarlo e garantirlo come diritto concesso a tuttə, a tutte le fasce economiche della società. 

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