Skip to content Skip to sidebar Skip to footer

La tratta di Lukashenko

Alexander Lukashenko, il presidente Bielorusso in carica dal 1994, sta usando i migranti come mezzo di ritorsione e aggressione contro l’Unione Europea. La tratta di Lukashenko è un percorso che inizia all’esterno dell’Unione e si cristallizza lungo i confini, militarizzati e prossimi ad essere murati. 

Il percorso di sfruttamento principia in Iraq, dove sedicenti agenti di viaggio, rendono accessibili voli e acquisiti a chi cerca di raggiungere l’Europa, con la promessa che la vita lì si rivelerà semplice e accessibile. Giunte a Minsk, le persone migranti passano immediatamente in una condizione di clandestinità. Scesi dall’areo, non vengono indirizzati verso strade o alberghi, ma vengono condotti nella foresta. Il confine tra Polonia e Bielorussia, quindi il confine con l’Unione Europea, è attraversato da Białowieza, una fitta foresta primordiale. Białowiezaè habitat di diverse specie, tra cui lupi e bisonti. Si tratta di una rara sacca di biodiversità preservata nel cuore dell’Europa, un ambiente minacciato dal disboscamento illegale e dalla crescente militarizzazione.

bisonte davanti a una foresta in polonia
Białowieza nel 2019
Białowieza nel 2021

I migranti sono quindi condotti, con la promessa di un luogo di accesso, nella foresta ed è lì che il percorso, inesorabilmente finisce. Si ritrovano quindi isolati, chiusi in una terra di nessuno in attesa di riuscire a conquistare uno spazio per raggiungere la meta. Tornare indietro è impossibile tanto quanto proseguire, da un lato il confine EU militarizzato e chiuso con un muro di filo spinato impediscono il passaggio, dall’altro le canne di fucile dei militari Bielorussi respingono qualsiasi rientro. Di pochi giorni fa il filmato che mostra i miliari Polacchi impegnati a respingere i migranti con idrogetti. La Polonia, oltretutto, ha rifiutato il sostegno della Frontex, l’agenzia che si occupa di gestire i confini dell’Unione. 

Le persone migranti rimangono, come spesso accade, prigioniere di un limbo. In attesa perenne di qualcosa che rischia di non accadere. Ed è qui che la foresta e le condizioni climatiche iniziano ad essere estremamente pericolose, soprattutto all’avanzare dell’inverno. I piccoli campi che stanno sorgendo lungo il confine non sono sufficienti a garantire la sopravvivenza dei migranti, già ad agosto sono stati rinvenuti i primi corpi esanimi congelati. Con l’arrivo del gelo l’umidità della foresta rischia di aumentare esponenzialmente la mortalità.

Le operazioni attivate da Lukashenko sono a tutti gli effetti una tratta di esseri umani. Lo scopo, infatti, è quello di orientare una massa di individui verso i confini UE per esercitare pressione politica, quindi come ritorsione per le sanzioni ricevute. Lukashenko, inoltre, non perdona ad alcuni paesi, Polonia e Lituania in testa, di star ospitando dissidenti politici. C’è poco che il presidente Bielorusso non sia disposto a fare per acquisire tali individui, ne è stato drammatico esempio il dirottamento di Stato di un volo di linea compiuto per far giungere  Pratasevich a Minsk e arrestarlo. 

Merkel e Macron sperano che facendo affidamento sull’influenza di Putin, la situazione possa distendersi. De facto, telefonate e richieste sono un potenziale indebitamente dell’UE con un uomo che sta riuscendo ad ultimare la transizione da un regimante autocratico ad uno autoritario. Riconoscere l’autorità e il potere di Putin rischia di essere un pericoloso precedente capace di snudare un equilibrio di potenza estremamente sfavorevole per i principi su cui si basa l’UE. D’altronde, che per ragionare con un dittatore che compie sistematicamente violazioni dei diritti umani ne servisse un altro è un triste assioma. 

Ciò che resta sono i migranti al confine e il destino che li attende, determinato probabilmente da favori e concessioni. Un destino che non è limitato regionalmente, ma che inizia ben più in là che nel Medioriente e coinvolge perfino le persone Afghane, quelle di cui non ci saremmo più dovuti dimenticare ma che, ad oggi rischiano di morire in patria e lungo il confine chiuso dell’Europa.

Belarusian servicemen control the situation while migrants get humanitarian aid as they gather at the Belarus-Poland border near Grodno, Belarus, Friday, Nov. 12, 2021. Thousands of people from Middle Eastern nations devastated by conflict have been trying to slip into the European Union. They are using a backdoor that was surreptitiously opened by Belarus a few months ago. (Ramil Nasibulin/BelTA pool photo via AP)

La tratta di Lukashenko è una tratta di esseri umani di stato, e come tale andrebbe denunciata e punita. 

Leave a comment