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Nel futuro non viaggeremo più

Nel futuro non viaggeremo più. Questa frase fa davvero paura, soprattutto per chi ha fatto del viaggio la sua vita. Eppure in un futuro non troppo lontano viaggiare per diletto non sarà più possibile a causa di tutto quello che abbiamo scelto di non fare per arrestare il cambiamento climatico.

Il viaggio per diporto è sempre stata un’attività elitaria, destinata al minimo percentile del mondo, quello più ricco. Sebbene ora con i voli low cost sia aumentato il numero di persone che può accedere ai viaggi, questi rimangono una prerogativa della parte più ricca e privilegiata di popolazione mondiale. Le disuguaglianze economico-sociali locali e globali rendono ancora più inaccessibile l’industria.

Eppure, nonostante siano relativamente pochi i viaggiatori per diletto nel mondo, l’impatto dell’industria turistica è esponenziale. Si parla di un impatto diffuso che riguarda i mezzi di trasporto, i consumi, la produzione di rifiuti, ma anche l’uso di risorse base, come l’acqua, spesso in competizione con la popolazione locale. Anche la costruzione fisica di strutture pesa sulla salute del nostro ecosistema privato di veri e proprie porzioni di terreno per fare spazio ad alberghi e resort.

La massificazione del turismo, la tendenza a creare percorsi simili unite alla standardizzazione dell’offerta non solo appiattiscono e assorbono la particolarità locale ma comportano gravi modifiche ambientali necessarie a procurare quanto richiesto dal turista.

Questa è la prima estate di vera consapevolezza rispetto al cambiamento climatico. Lo scorso anno si usava ancora un linguaggio inadatto e non conscio della connessione tra gli eventi climatici imprevisti e disastrosi che stavano occorrendo in tutto il mondo. Questa narrativa è stata finalmente soppiantata e le notizie relative al cambiamento climatico stanno venendo raccontante in maniera puntuale, offrendo la giusta enfasi sui punti in comune e sulle conseguenze di medio e lungo periodo. Sebbene questo cambio linguistico vada salutato positivamente è altresì vero che suona quasi anacronistico. Parlare in maniera cosciente del cambiamento climatico era il passaggio fondamentale che avrebbe dovuto avere luogo almeno 30 anni fa. Se così fosse stato oggi avremmo già implementato quanto necessario per evitare le conseguenze peggiori che, invece dovremo fronteggiare.

grafico attività umana e cambiamento climatico

In futuro non viaggeremo più per il semplice motivo che viaggiare sarà l’ultimo dei nostri problemi. Vivere in Italia significa vivere in un paese che è e sarà brutalmente colpito dal cambiamento climatico riducendo drasticamente la qualità della vita. Migrare sarà il primo pensiero di molti, soprattutto di quelli che sentiranno maggiormente il peso di calore, incendi, siccità e povertà.

Non viaggeremo più per piacere perché il viaggio diventerà sinonimo di fuga, migrazione, salvezza. Ci uniremo al numero di persone costrette ad abbandonare il paese di origine per cercare un ambiente più vivibile, in cui lavorare e poter accumulare denaro per inviare rimesse a chi non è potuto partire o è in attesa di poterlo fare. Secondo la Banca Mondiale tra il 2008 e il 2018 le persone sfollate a causa del cambiamento climatico erano circa 21 milioni. Le previsioni per il 2050 indicano che il cambiamento climatico aumenterà il numero di sfollati che saranno circa 140 milioni di persone.

Abbiamo una piccola finestra ora, prima che gli effetti del cambiamento climatico si approfondiscano, per preparare il terreno per questa nuova realtà” “I passi che le città intraprenderanno per far fronte alla tendenza all’aumento degli arrivi dalle aree rurali e per migliorare le opportunità di istruzione, formazione e lavoro pagheranno dividendi a lungo termine. È anche importante aiutare le persone a prendere buone decisioni se rimanere dove sono o trasferirsi in nuovi luoghi dove sono meno vulnerabili”.

World Bank Chief Executive Officer Kristalina Georgieva

Viaggiare sarà quindi sinonimo di sopravvivenza e avrà un’accezione permanente. I viaggi saranno lunghi, pericolosi, non dissimili da quelli che devono affrontare i migranti oggi. La criminalità estenderà i suoi tentacoli sfruttando l’immensa disperazione colpirà un numero sempre maggiore di persone. Similmente a quanto accade ora, molti stati cercheranno si arginare i flussi migratori, criminalizzando i migranti e cercando di bloccarne l’ingresso.

Non viaggeremo più per “scoprire noi stessi”, “sfuggire alla mediocrità” o riempire i feed di instagram di positività tossica e FOMO, viaggeremo e ricorderemo con vergogna l’era in cui sceglievamo di viaggiare senza curarci dell’impatto delle nostre azioni in viaggio e a casa. Rimpiangeremo le scelte che non abbiamo compiuto, biasimeremo i governi che avremo votato e ancor di più quelli che non avremo scelto. Ci accaniremo gli uni contro gli altri e saremo nemici in un mondo in fiamme. Osserveremo i luoghi turistici morire, logorarsi per assenza di fondi, la fauna svanire e migrare verso temperature più fresche e ci ritroveremo ad invidiare la capacità degli animali di abitare un mondo senza confini.

I confini saranno una prigione, i passaporti un tatuaggio indelebile, il denaro l’unica possibilità di salvezza e le diseguaglianze una condanna. No, non viaggeremo più. A meno che ora le cose non cambino per davvero. Anziché limitarci a credere che quanto abbia dichiarato l’IPCC pochi giorni fa non sia solo una conferma di quanto ripetuto dal panel negli ultimi 30 anni, dovremmo agire ora. Il tempo della narrativa è finito, ora inizia l’era del cambiamento climatico e del cambiamento umano. Operare una radicale modifica nei nostri stili di vita è essenziale e fondamentale. Non si tratta di quel passetto alla volta che non spaventa ma che non impatta, si tratta di vere e proprie rivoluzioni nei consumi. Dovremo votare e protestare con più consapevolezza lasciando da parte i policy seekers a caccia di poltrone che si lanciano contro qualsiasi soluzione.

Punti chiave del rapporto IPCC:

  • La temperatura superficiale globale è stata di 1,09°C più alta nel decennio tra il 2011-2020 rispetto al periodo 1850-1900.
  • Gli ultimi cinque anni sono stati i più caldi mai registrati dal 1850 Il recente tasso di innalzamento del livello del mare è quasi triplicato rispetto al 1901-1971.
  • L’influenza umana è “molto probabile” (90%) il principale motore del ritiro globale dei ghiacciai dagli anni ’90 e della diminuzione del ghiaccio marino artico.
  • È “praticamente certo” che gli estremi di caldo, comprese le ondate di calore, sono diventati più frequenti e più intensi dagli anni ’50, mentre gli eventi di freddo sono diventati meno frequenti e meno gravi

Non viaggeremo più, a meno che da oggi non inizi un radicale cambiamento. A meno che, per dirla con il dott. Seuss, tutt* noi iniziamo a tenerci.

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