Povertà mestruale: in Italia non se ne parla

Aprile 11, 2021 Always Ithaka No comments exist

In UK 1 persona su 10 non può permettersi prodotti per l’igiene mestruale, in Italia non è disponibile una rilevazione sulla povertà mestruale.

La povertà mestruale è la condizione per cui una persona avente il ciclo mestruale non può accedere ai servizi igienici e ai dispositivi sanitari necessari per una gestione sicura delle mestruazioni, ritrovandosi ad improvvisare dispositivi di fortuna. Questa condizione implica anche l’impossibilità di rivolgersi a strutture medico-sanitarie e a specialisti in caso di difficoltà, costituendo un rischio non indifferente per la salute della persona.

Secondo quanto riportato da The Borgen Project ogni mese la povertà mestruale colpisce 500 milioni di persone, il che, considerato che ogni giorno 800 milioni di persone, dati Actionaid, hanno il ciclo, suggerisce che il problema riguardi una porzione molto ampia delle persone aventi il ciclo mestruale.

La povertà mestruale è un problema sociale

La period poverty impedisce alle persone di accedere a diagnosi e cure ed è spesso connaturata alla totale disinformazione per cui il ciclo diventa un evento inaspettato, ignoto e traumatico.  Infatti, in assenza di adeguata educazione in merito, le persone in età puberale non hanno né mezzi né conoscenze per comprendere il ciclo e, eventualmente, individuare anomalie da riportare. Inoltre, stando alla geografia della period poverty e alle condizioni che la innescano risulta evidente che in assenza della possibilità di acquistare un pacco di assorbenti, le persone non potranno certo permettersi di consultare un medico specialista. L’OMS ha rilevato che rica 4,2 miliardi di persone non hanno accesso a servici igienici idonei, il che implica l’impossibilità per quanti di loro aventi il ciclo mestruale di accedere ad acqua e privaci sufficienti a garantire una gestione dignitosa delle mestruazioni.

L’assenza di strumenti e mezzi per una gestione dignitosa del ciclo influisce negativamente sullo sviluppo e sull’eguaglianza di genere.

Ciclo mestruale sostenibile : ambiente, period poverty e politiche

Il ciclo mestruale è un tabù

Il ciclo mestruale è un’occorenza naturale e fisiologica, ma nonostante ciò è oggetto di uno stigma sociale per cui non solo le problematiche ad esso legate vengono ignorate, ma è addirittura considerato sbagliato parlarne. In paesi come Kenya, Pakistan e Tanzania le persone aventi il ciclo in età scolare perdono intere settimane di scuola o finiscono con l’abbandonarla.  L’esclusione sociale e lo stigma si accompagnano ad un profondo senso di vergogna ed abbandono. In alcuni paesi, come in Nepal e in Etiopia le persone aventi il ciclo devono allontanarsi da casa, vivendo quindi intensi periodi di isolamento. Si tratta di una vera e propria attribuzione di impurità per cui le persone, spesso si tratta di bambinə, sono costrette ad allontanarsi dalla casa, non possono toccare alcuni oggetti, avvicinarsi ad altre persone o cambiare i propri vestiti. Questa condizione non fa che rendere ancora più precaria la gestione pratica delle mestruazioni, arrivando a compromettere in maniera importante l’igiene intima.

Lo stigma si accompagna ad alcuni stereotipi di genere per cui le persone aventi il ciclo mestruale vengono ritenute meno affidabili, meno stabili ed esageratamente emotive. Queste convinzioni non si limitano a cancellare qualsiasi istanza emotiva, psicologica o fisica presentata dalla persona, inevitabilmente classificata e liquidata come eccessiva e dettata dal ciclo, ma ha storicamente inficiato la credibilità delle donne nei ruoli di potere. Ritenerle inaffidabili significa considerarle non adatte alle responsabilità politiche e pubbliche.

Period privilege e period equity

Se esiste una period poverty, esiste un period privilege, ovvero la possibilità di acquistare quanto necessario in sicurezza e di avere accesso a cure e monitoraggio medico specializzato. Estendere a tutti questo privilegio significa raggiungere la period equity, ovvero la gestione del ciclo in maniera dignitosa e salubre a livello globale. Significa  inoltre terminare finalmente il tabù sul ciclo mestruale, con i suoi schemi altamente transfobici ed ecludenti.

Period Poverty

Povertà mestruale e Covid 19

Secondo la Banca Mondiale la pandemia ha esacerbato la condizione presistente riducendo il già scarso accesso a dispositivi, acqua e prodotti igienici e limitando la possibilità di ricevere un’adeguata educazione mestruale e sessuale. Inoltre, le restrizioni atte ad arginare i contagi e la contrazione economica dovuta all’innestarsi della crisi sulle criticità economiche già presenti, hanno reso più complesso l’approvvigionamento dei prodotti legati all’igiene mestruale. Il sito de UNFPA riporta delle criticità specifiche:

“Le lacune nella fornitura di acqua e servizi igienico-sanitari, come la mancanza di manutenzione delle acque reflue o l’interruzione dell’approvvigionamento idrico, avranno un impatto diretto sulla capacità delle persone di gestire le proprie mestruazioni.
L’esaurimento delle scorte e le interruzioni della catena di approvvigionamento significano che le comunità potrebbero perdere l’accesso ad assorbenti igienici, tamponi e altri materiali mestruali.
Le persone che possono essere messe in quarantena perché hanno contratto o entrano in contatto con qualcuno che ha contratto COVID-19 possono avere un accesso limitato ai prodotti mestruali o all’acqua corrente.
Lo stress finanziario per le famiglie che potrebbero essere sottoccupate a causa della pandemia può portare le famiglie a dare la priorità ad altri bisogni di base come il cibo o le bollette domestiche rispetto alle scorte mestruali.
L’aumento dei prezzi delle forniture di salute mestruale a causa dell’aumento della domanda, degli acquisti di panico o delle catene di approvvigionamento interrotte può lasciare alcuni senza rifornimenti o senza i rifornimenti di loro scelta.
La mancanza di conoscenza delle proprie mestruazioni e del menarca può contribuire allo stress e all’ansia. La pandemia può limitare l’accesso a informazioni critiche relative alla salute mestruale a causa dell’interruzione dei servizi sanitari regolari, della chiusura delle scuole, dell’accesso limitato alla tecnologia e della sospensione della programmazione basata sulla comunità.”

Di pochi giorni fa, non a caso, la notizia di una ragazza a cui non sono stati fatti acquistare degli assorbenti dopo le 18.00 in quanto non ascritti ai beni di prima necessità e a cui è stata chiesto l’onere della prova che dimostrasse che le mestruazioni fossero davvero in corso. In Italia gli assorbenti sono tassati al 22% come beni di lusso.

Il ciclo mestruale non è una scelta, ma una funzione fisiologica dell’organismo. Non dovrebbe essere considerato un tabù, un fatto quasi indecoroso, e gli ordinamenti dovrebbero rendere accessibile a chiunque tutto ciò che è necessario alla gestione dignitosa delle mestruazioni.

Dall’educazione alla tassazione, il nostro paese, come molti altri, lascia le mestruazioni e chi ha il ciclo al margine sistemico condizionandone la vita e la salute, senza prevedere particolari tutele per chi si trova in condizioni di indigenza. Le donne in condizione di povertà in Italia sono 2 milioni e 227mila, i minori 1 milione e 260mila. Lo stesso sole 24 ore denunciava una riduzione della povertà generale, ma un aumento del numero di donne afflitte da povertà.

Povertà Italia

La transfobia dietro l’assorbente

Quando si parla di ciclo mestruale gli stereotipi si sprecano, specialmente quelli inerenti a chi ha le mestruazioni. Non si considera infatti che non tutte le donne abbiano il ciclo, quindi non si contemplano quelle persone che per ragioni legate alla salute o a condizioni congenite non hanno il ciclo mestruale e si cancellano tutte quelle persone non donne che hanno il ciclo. Abilismo e transfobia si nutrono di erasing, cancellando dal dibattito tutte quelle persone che non sono inquadrabili nello standard binario, causando quindi un respingimento ulteriore che può inficiare la salute delle persone la cui realtà viene costantemente negata. Per questo è importante ricordare che non tutte le donne hanno il ciclo e non tutte le persone che hanno il ciclo sono donne.

In Italia non è ancora stata resa fruibile una ricerca puntuale sulla povertà mestruale. La speranza è che la questione venga presto indagata e tutelata per garantire a tuttə una gestione dignitosa del ciclo mestruale, con accesso a dispositivi sanitari, condizioni igieniche adeguate, educazione mestruale e sessuale e assistenza medica in forma gratuita.

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